Antonio Ligabue è un pittore e scultore italiano del primo ‘900. Per tutti era solo un matto, ma divenne uno dei più importanti esponenti della pittura naïf italiana. I suoi lavori hanno un tratto unico e i soggetti che delinea sono molto peculiari. Il focus di oggi, 27 Maggio è dedicato a lui, 56 anni dopo la sua morte. Le sue opere, pittoriche e scultoree, sono la naturale conseguenza di una vita tormentata, tragica e al limite.

Le opere di Antonio Ligabue riflettono l’interiorità e le emozioni che agitano l’animo dell’artista. Le immagini spesso sono particolarmente inquietanti e violente. Il disagio e l’angoscia di una vita segnata dalla sofferenza si esprime in un’arte che mostra in primo piano la lotta per la sopravvivenza. Ligabue la dipinge nei suoi quadri attraverso la rappresentazione di animali feroci colti nei momenti di lotta.

Antonio Ligabue: una vita ai margini

Antonio Ligabue, fotografia_photocredit:museoligabue
Antonio Ligabue, fotografia_photocredit:museoligabue

Ligabue nasce nel 1899 a Zurigo da una ragazza madre italiana che sposa in seguito un uomo che Ligabue disprezza e incolpa poi della morte per soffocamento dei fratelli e della madre stessa. Viene affidato da piccolissimo ad una famiglia di svizzeri tedeschi senza figli. Sino ai 18 anni cambia molte scuole e comincia a manifestare, oltre a problemi di salute, anche un forte disagio psichico che lo conduce a frequenti ricoveri in manicomio e all’espulsione dalla Svizzera.

Decide di andare a vivere in Italia, in Emilia Romagna, la terra natale del suo patrigno, Bonfiglio Laccabue, che tanto aveva detestato. Probabilmente per questo, il pittore, in età adulta, cambia cognome. Va a vivere quindi a Gualtieri. Non conosce la lingua e conduce anche per questo una vita da vagabondo facendo vari mestieri. Negli anni Trenta, grazie a Renato Marino Mazzacurati, la sua passione per la pittura si trasforma in un vero e proprio lavoro. 

Il 1961 è l’anno del successo per Ligabue che con una grande mostra personale alla Galleria La Barcaccia di Roma conquista critici, artisti e giornalisti diventando noto al pubblico internazionale. Muore però nel 1965, in seguito alle conseguenze di un’emiparesi avuta 3 anni prima.

Un malessere che diventa arte

Antonio Ligabue, lotta tra galli_Photocredit:fondazioneArchivioAntonioLigabueParma
Antonio Ligabue, lotta tra galli_Photocredit:fondazioneArchivioAntonioLigabueParma

Antonio Ligabue sfoga il suo malessere nell’arte. Questo male di vivere però non cessa e continuano i frequenti ricoveri e le crisi dell’artista. La sua arte nasce dall’impossibilità: l’impossibilità di vivere un’infanzia felice, l’impossibilità di comunicare, l’impossibilità di amare. È la storia di un uomo considerato folle, che vive ai margini. Un uomo istintivo, selvaggio e folle.

L’artista trasporta così i suoi demoni sulla tela, creando opere potenti e dal fortissimo impatto visivo. Spesso si tratta di animali, che lui ha evidentemente molto amato, nell’attimo primo di lanciarsi sulla preda o a volte in lotta tra loro. Protagonista principale delle sue opere è comunque la natura. Non mancano quadri che raffigurano anche scene di vita contadina. Scene famigliari, tutte riconducibili alle campagne Romagnole in cui aveva deciso di vivere.

Gli esseri umani non sono quasi mai presenti e se lo sono vengono rappresentati come figure marginali rispetto agli animali. I suoi quadri inizialmente sono caratterizzati da colori tenui con immagini sfumate. In seguito lo stile si modifica completamente. I colori diventano violenti e diventano i protagonisti dei suoi quadri. Negli ultimi anni della sua vita il disegno sembra scomparire e la realtà viene raffigurata con uno stile che si avvicina di più all’espressionismo.

Antonio Ligabue, autoritratto_photocredit:youmanist
Antonio Ligabue, autoritratto_photocredit:youmanist

Altro tema frequente è quello dell’autoritratto. Colpisce per la profondità dello sguardo con cui Ligabue rappresenta se stesso. A fine carriera realizza più di 120 autoritratti. Di solito lo fa di tre quarti, con grande attenzione nel ritrarre con particolari minuziosi ciò che indossa. Grazie a queste “fototessere” su tela possiamo ammirare i suoi vari stati d’animo. Di frequente sono ambientati in paesaggi che gli erano familiari e cari come le campagne e i campi arati.

Estraneo a qualsiasi corrente artistica, Antonio Ligabue viene considerato il caposcuola della pittura naïf italiana. Definizione che comunque è riduttiva dal momento che la sua arte è sempre stata libera da ogni schema ma soprattutto sorge da un’esigenza interiore non finalizzata ad alcun scopo di lucro. La genialità irraggiungibile di questo artista sorge da un impeto interiore che l’artista non riesce a vivere nella realtà. Ligabue, soprannominato il matt, il matto, è un artista che con il suo estro creativo riesce in qualche modo a superare, attraverso l’arte, i limiti imposti da un’infanzia difficile e da un’esistenza più che tormentata.

Ilaria Festa

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