Attualità

Caos assoluto intorno all’App Immuni, domande senza risposta

Quanta confusione sta creando l’App Immuni? Quante incertezze stanno nascendo attorno al sistema da adottare nella Fase 2? Soprattutto, perché hanno scelto di utilizzare un’app, i bambini come faranno? Gli anziani che non dispongono di un telefono di ultima generazione? E soprattutto chi non la istalla? Perche non deve esserci un obbligo! Caos, tanto disordine intorno a questa scelta. Il merito è del Governo che ha comunicato male e a singhiozzo un processo partito in salita con la scelta di ben 74 esperti da parte della ministra dell’Innovazione Paola Pisano.

L’app è stata scelta senza però che venissero chiariti alcuni aspetti né resi noti i criteri di scelta, mentre il comitato tecnico si insediava con alla guida Vittorio Colao.

Il funzionamento basato sull’uso del segnale Bluetooth, per quel che riguarda i cittadini, è trapelato in maniera informale e sembra essere in linea con quanto raccomandato dalla Commissione europea e dal nostro Garante della privacy, il quale però non ha ancora espresso il suo parare formale perché non ha potuto esaminare l’app e lo stesso farà la Commissione Eu a fine giugno.

Nel frattempo, sollevano perplessità il contratto con la Bending Spoons così come la sua composizione societaria. Con una lettera aperta, oltre 300 ricercatori di tutto il mondo hanno puntato il dito sul pericolo della sorveglianza di massa di app simili che hanno una raccolta dati centralizzata. C’è chi sostiene che il modello centralizzato scelto fra gli altri da Francia, Germania e Singapore, sarebbe meglio perché permette delle analisi che uno non centralizzato non consente anche garantendo la privacy. Riguardo ai server, girano voci di un possibile coinvolgimento di Tim che ha appena stretto un accordo con Google e un’altra che parla di Amazon.

Cosa sta succedendo con l’App Immuni?

Riguardo al coinvolgimento di Google e Apple, sono stati contattati non solo dall’Italia per fare in modo che i loro sistemi operativi per smartphone siano compatibili con le app anti coronavirus basate sul Bluetooth, quello di Apple in particolare non lo è. I due colossi stanno anche sviluppando una loro soluzione chiavi in mano che arriverà in un secondo momento, ma non entrano nella discussione fra sistemi aperti o chiusi, centralizzati o decentralizzati ed e’ possibile che domani il Governo si decida a fare chiarezza e, optando per una struttura decentralizzata che usa server italiani in mano pubblica, ponga fine a parte delle polemiche.

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