Aracne, il mito: la punizione del peccato di tracotanza

Aracne: il mito della fanciulla che osò sfidare la dea Atena. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, la punizione del peccato di hýbris.

Aracne, la fanciulla punita dalla dea Atena per la sua superbia

Un mito tutto femminile che vede come protagoniste la dea Atena e l’orgogliosa Aracne, una tessitrice proveniente dalla Lidia. Questa narrazione pare compaia sia nelle Metamorfosi di Ovidio che in Apuleio. Protagonista è, per l’appunto, Aracne un’abile tessitrice figlia del tintore Idmone. Racconta il mito che, la fanciulla, era talmente brava da fare invidia all’arte presieduta dalla dea; a tal proposito, quando qualcuno le si avvicinava per domandarle chi le avesse insegnato a tessere, la ragazza attribuiva la propria capacità esclusivamente a sé stessa con cospicuo orgoglio. Aracne sosteneva, per giunta, che neppure la stessa Atena sarebbe stata in grado di emulare la sua bravura. Così, la sfidò in pubblica gara. Resasi conto dell’arroganza della tessitrice mortale, Atena decise di scendere sulla terra assumendo le spoglie di una donna anziana: incontrò la ragazza e le suggerì di ritirare la sfida accantonando il suo orgoglio e la sua arroganza, accontentandosi di essere la migliore fra i mortali. La tracotanza di Aracne non tardò a presentarsi: rispose, infatti, che se la dea non avesse accettato la gara, l’unica motivazione poteva essere il timore di perdere.

Invidia di una dea e metamorfosi di una mortale

A questo punto, Atena decise di prendere le sue sembianze e si palesò alla tessitrice accogliendo la sfida. Una di fronte all’altra, continuarono a tessere le loro opere per giorni e notte intere. Atena rappresentava le proprie gesta; Aracne, vizi, passioni e amori degli dei. La maestria di entrambe era assodata, tuttavia, le tele della ragazza proveniente dalla Lidia sembravano animarsi per la bellezza che riflettevano. Un’evidenza che non passò inosservata agli occhi della dea; attraversata da un’invidia pungente, rovesciò il telaio di Aracne riducendo in pezzi la sua tela.

Aracne -  Photo Credits: wikipedia
Aracne – Photo Credits: wikipedia

Non contenta, picchiò la rivale con la sua spola fino a che, quest’ultima, non fuggì nel bosco in preda allo sgomento. Aracne cercò di impiccarsi ad un albero, ma Atena glielo impedì pensando che la morte fosse un castigo troppo blando. La condannò ad una punizione peggiore: tessere per tutta la vita dondolando dall’albero dal quale voleva uccidersi, filando con la bocca trasformata in un ragno gigantesco.

Aracne: significato del mito e la tracotanza nel mondo antico

L’hybris è un tema che appare frequentemente nel mondo antico, specialmente nei miti. Letteralmente reso con Tracontanza, si riferisce ad un atteggiamento eccessivo e predominante dalla superbia e l’orgoglio che reca conseguenze potenzialmente negative: catastrofi o punizioni divine. Il peccato punito di Aracne si colloca proprio nella superbia di ritenersi migliore di una dea; la tracotanza dimostrata dalla tessitrice che osa sfidare Atena risulta essere un’azione impensabile per gli antichi: una dea è invincibile a prescindere, proprio per lo status che le appartiene. E’ l’arroganza di una ”comune” mortale che fa scattare il castigo: hybris che ha come conseguenza la némesis, la punizione, per l’appunto. La volontà degli dei, nell’antica Grecia, è assoluta: un mortale non potrà mai aspirare a un diritto divino che gli dei hanno per nascita, ovvero, la perfezione. Tuttavia, il paradosso: nonostante lo status divino, anche gli dei presentano debolezze come gli uomini, come l’invidia. Curioso che, spesso, siano proprio gli stessi mortali a suscitare emozioni prettamente umane come appunto la rabbia, la collera o la situazione esplicatasi nel mito di Aracne: il livore e la stizza di una dea.

Stella Grillo

Foto in copertina: Aracne – Photo Credits: luigi-bevilacqua.com

 

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