L’appena ventunenne Artiom Naliato, che si era arruolato come volontario per combattere con l’esercito ucraino, è stato ucciso lunedì da un bombardamento russo. Il ragazzo, nato in Ucraina, ma adottato da bambino da una famiglia italiana, si trovava nella mensa di un centro di addestramento vicino a Kiev.
Aveva vissuto nel padovano, a Tribano e Conselve, ma dal primo giugno si trovava nella sua terra d’origine, nella Legione internazionale di difesa territoriale, unità composta da persone con cittadinanza straniera. Era intenzionato a rientrare in Italia il 17 agosto per il compleanno di Giada, la sua sorella adottiva.
I genitori adottivi ricordano Artiom Naliato
Intervistati dal Corriere del Veneto, i genitori lo hanno ricordato con commozione. La madre, Paola, ha raccontato: «”Se dovessi morire là, morirei da eroe”; prima di partire ci confidò quella frase. Non potevamo fermarlo, rincorreva questa scelta con una determinazione assoluta».
Graziano, il papà, ha ricordato: «Abbiamo fatto di tutto, ma proprio di tutto, per convincerlo a non partire. Ma la guerra era la sua passione. Per noi è un immenso dolore. È morto per ciò in cui credeva davvero». Artiom aveva terminato da l’addestramento; sui social, aveva pubblicato qualche scatto delle sue ultime settimane, sempre con il volto coperto e senza rivelare la sua posizione. Il suo cuore batteva per il desiderio di liberare il Paese che gli aveva dato i natali, ma anche per quello che lo aveva accolto. Sul muro dei soldati, accanto alla sua firma aveva scritto «from Italy».
Federica Checchia





