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Asia Argento, chi era la mamma Daria Nicolodi e icona di Profondo Rosso

Per i cinefili Daria Nicolodi è stata la “scream queen”, la regina del cinema di paura all’italiana. Forse non fu la sua vocazione fin dall’inizio, quella di misurarsi con assassini seriali, streghe e fenomeni paranormali; anzi, Daria aveva esordito in tutt’altro tipo di cinema d’autore: Uomini contro (1970) di Francesco Rosi, dove era una crocerossina, lo “scandaloso” Salomé di Carmelo Bene, La proprietà non è più un furto di Elio Petri, col primo ruolo femminile in cartellone.

Però il suo ingresso nel thriller avvenne per la porta principale: quando, nel 1974, conobbe Dario Argento durante il casting per Profondo rosso. Col regista avrebbe avuto un lungo rapporto professionale e sentimentale e una figlia, Asia, destinata a ereditare da lei lo scettro di dark lady (la sua primogenita, scomparsa anzitempo, era frutto della relazione con lo scultore Mario Ceroli).

Quando nel 1975 conosce Dario Argento durante i provini di Profondo rosso è già un personaggio sulla scena intellettuale romana. Ma la sua Gianna Brezzi, petulante e ironica giornalista che non dà tregua al protagonista Marc (David Hemmings), si staglia nettamente nel panorama cupo e barocco del film, offrendo un controcanto ironico che è parte determinante nel successo della pellicola. Il regista e l’attrice diventano subito una coppia esplosiva: Dario e Daria, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà a lungo tra tempeste e riappacificazioni che riguardano anche la creatività del regista, contagiato dalla passione esoterica della sua musa, all’origine di un capolavoro come Suspiria e poi, ripetutamente al fianco del marito nell’ideazione dei film successivi. Daria però tiene alla propria identità e all’indipendenza artistica, tanto da affidarsi a Mario Bava nel ’77 per Schock e poi nell’81 per La Venere d’Ille, ultima opera del maestro. «Da lui – raccontava Nicolodi – ho imparato tantissimo; era un vero gentiluomo d’altri tempi che sul set imponeva il suo stile con gesti minimi; ma poi tornava bambino e genio con i suoi trucchi, visivi, con la sua esperienza, con la fantasia. Quando metteva l’occhio nel mirino della cinepresa, tutti si zittivano».

Con Argento nascono a Daria due figlie, Fiore e Asia, che oggi la ricorda commossa («Riposa in pace mamma adorata. Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire»). E anche molti momenti creativi, che però fanno sentire l’attrice e la donna non sufficientemente valorizzata, all’ombra del marito. La loro separazione nella vita darà sempre a ritorni artistici, fino all’ultimo capitolo della «Trilogia delle Madri». Sempre più raramente protagonista in scena dagli anni Novanta in poi, Daria Nicolodi rivendicava il ruolo di «nonna felice», anche se talvolta si è concessa delle partecipazioni originali come nell’Ispettore Coliandro dei Manetti Bros o nella miniserie di Sky Il mostro di Firenze. Al cinema ha accettato di recitare per sua figlia Asia in Scarlet Diva (2000), ma la sua vita era ormai altrove, tra gli studi esoterici, la passione per l’arte, il gusto di ritrovare la sua città d’origine, anche se il suo ultimo passo lo ha compiuto a Roma. Con lei se ne va l’icona dell’horror italiano, ma lei avrebbe forse preferito essere oggi ricordata come un’artista completa che sapeva sorridere alla vita e ironizzare su se stessa.

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