Cinema

“Attacco al potere – Olympus has fallen” e il testosterone americano

Gerard Butler è il protagonista del primo capitolo di “Attacco al potere“: una battaglia tra USA e Corea del Nord combattuta tutta all’interno della Casa Bianca. Aaron Eckhart dà il volto al Presidente degli Stati Uniti e Morgan Freeman, Ashley Judd e Angela Basset fanno da contorno a questo action movie testosteronico e fine a se stesso.

L’ennesimo eroe americano di cui non sentivamo il bisogno

Mike Banning è un brillante agente della sicurezza della Casa Bianca, adorato dal Presidente degli Stati Uniti Benjamin Asher e dalla sua famiglia. A seguito dell’incidente in cui, alla Vigilia di Natale, perdono la vita la first lady e quattro membri della scorta, Banning viene sollevato dal suo incarico.

Con un salto temporale di più di un anno, lo vediamo condurre una vita monotona dietro una scrivania del Ministero del Tesoro.

Attacco al potere - Fonte: web
Gerard Butler è Mike Banning in “Attacco al potere – Olympus has fallen”. Fonte: web

L’occasione per “rientrare in pista” gli viene fornita su un piatto d’argento. Durante un summit con il Primo Ministro della Corea del Sud una cannoniera volante – AC 130, chiamata Angelo della Morte – sgancia sulla Casa Bianca una serie di colpi che eliminano tutte le guardie. Congiuntamente, terroristi spuntano come funghi in mezzo ai civili irrompendo alla Casa Bianca e massacrando chiunque incontrino sul loro cammino.

Corea del Nord contro tutti

Intanto Kang Yeonsak, terrorista nordcoreano infiltrato nella delegazione, uccide il premier della Corea del Sud e rapisce il Presidente Asher, conducendolo nel bunker dai terroristi. Yeonsak vuole il codice Cerbero, un codice in grado di neutralizzare ogni arma nucleare posseduta dagli Stati Uniti. Il suo vero scopo però è far saltare in aria l’America facendo esplodere i suoi missili.

Contatta Allan Trumbull (Morgan Freeman), presidente della Camera dei rappresentante chiedendo di ritirare le truppe nella zona demilitarizzata in Corea del Nord.

Attacco al potere - Fonte: web
Rick Yune e Aaron Eckhart. Fonte: web

Mike Banning intanto è riuscito ad entrare, ovviamente non visto, alla Casa Bianca e si è messo in contatto con lo Stato Maggiore. Messo al corrente degli obiettivi dei terroristi capisce qual è la sua missione: salvare il figlio del Presidente, così che Yeonsak non possa usarlo per estorcere il codice a Asher.

Tra combattimenti, uccisioni e corse contro il tempo, Banning riuscirà contemporaneamente a uccidere il terrorista, disattivare il codice, salvare il Presidente e il mondo intero.

L’autoerotismo adrenalinico americano

Come sempre, l’America prende la realtà politica mondiale e la volge a suo favore, dipingendosi come unico baluardo contro i cattivi. A volte sono gli alieni (Mars Attack!, Indipendence Day), altre volte i terroristi, come in questo caso. E nel 2013 in piena crisi con la Corea del Nord, i cattivi sono scontati. Nordcoreani dipinti come assassini spietati che uccidono i poveri americani, buoni come il pane.

In “Attacco al potere – Olympus has fallen” piovono stereotipi da tutte le parti. Esplosioni clamorose, il sogno americano che sembra infrangersi ma che si riscopre, infine, più forte di prima. La dicotomia buoni/cattivi è imbarazzante e semplifica drammaticamente una realtà che è molto più complessa, nella quale gli equilibri sono sottili come capelli.

Anche l’eroe di turno non aggiunge nulla: non ha il sarcasmo di John McClane/Bruce Willis (Trappola di cristallo), non è “cazzuto” come Stallone/Rambo. È insipido come Gerard Butler.

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