Lo scorso 28 febbraio, un missile Tomahawk di fabbricazione statunitense ha colpito la scuola elementare femminile Shajarah Tayyebeh, nella città iraniana di Minab, non lontana dallo Stretto di Hormuz. L’attacco è costato la vita a circa centosettanta persone, e quasi tutte le vittime erano le bambine che stavano seguendo le lezioni nell’edificio. Gli USA hanno immediatamente negato di essere i responsabili del raid, nonostante i video e le informazioni a disposizione abbiano sempre puntato in quella direzione. Com’è emerso nelle ultime ore, il tentativo di Donald Trump di attribuire all’Iran il bombardamento proviene da una prima valutazione dell’intelligence americana che, inizialmente, suggeriva che il missile potesse essere iraniano.
In principio, la CIA avrebbe comunicato al presidente di non ritenere che il missile che aveva colpito la scuola fosse un’arma degli Stati Uniti, poiché le alette sembravano trovarsi troppo in basso per essere un Tomahawk. Non molte ore dopo, tuttavia, si sarebbe resa conto dell’erroneità delle considerazioni iniziali, avendo analizzato con maggiore attenzione ulteriori filmati, ripresi da diverse angolazioni. Trump, però, si era già convinto della responsabilità iraniana dell’attacco, e ne aveva già parlato con i giornalisti a bordo dell’Air Force One. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, dal canto suo, si era mostrato più cauto, limitandosi a dichiarare che la questione fosse oggetto di un’accurata indagine.
Attacco alla scuola di Minab: Trump prova a scaricare la responsabilità sull’Iran, ma il Pentagono lo smentisce
Trump ha poi ribadito la propria posizione in conferenza stampa il giorno successivo. Pur sembrando accettare che il missile che ha colpito la scuola fosse un Tomahawk -a disposizione solo degli Stati Uniti e di alcuni Paesi, tra cui Regno Unito, Giappone e Australia– ha insinuato che appartenesse all’Iran. Nonostante i suoi sforzi per incolpare gli avversari, anche un’indagine del Pentagono sull’attacco è giunta a conclusioni simili. Ha infatti stabilito che, a lanciare il missile in questione, sia stato effettivamente l’esercito statunitense, che si è basato su informazioni di intelligence obsolete.
Nei giorni scorsi, Amnesty International aveva chiesto in una nota alle autorità statunitensi di assicurare che “l’annunciata indagine sarà imparziale, indipendente e trasparente. Dovrà approfondire le informazioni e le valutazioni fornite dall’intelligence, le decisioni sull’obiettivo da colpire e le precauzioni adottate. Così come dovrà stabilire se in questi passaggi sia stata usata l’intelligenza artificiale. Gli esiti dovranno essere resi pubblici. Qualora vi siano prove sufficienti, i responsabili dovranno essere sottoposti a processo per dare alle vittime e alle loro famiglie verità, giustizia e riparazione”. L’11 marzo, il comandante Brad Cooper, ha confermato che, per processare grandi quantità di dati relativi alle operazioni in Iran, molto spesso il Comando centrale si serve di sistemi di IA. L’aggressione alla scuola di Minab, dunque, sarebbe stato un errore, basato su calcoli sbagliati e informazioni inaffidabili; un errore costato la vita a quasi duecento bambine.
Federica Checchia





