“Se la Nato non contribuirà a difendere lo Stretto di Hormuz, potrebbe delinearsi un futuro “molto negativo”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, minacciando l’Alleanza atlantica di ripercussioni in caso non intervenga nello Stretto, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale e attualmente bloccato dagli attacchi iraniani alle navi mercantili in transito. “Abbiamo un’organizzazione chiamata Nato. Siamo stati molto generosi. Non eravamo tenuti ad aiutarli per la questione dell’Ucraina. L’Ucraina dista migliaia di chilometri da noi, eppure li abbiamo aiutati. Ora vedremo se saranno loro ad aiutare noi. Perché sostengo da tempo che noi ci saremo per loro, ma loro non ci saranno per noi. E non sono affatto sicuro che, alla prova dei fatti, ci saranno”, ha rincarato il tycoon. Alla domanda su quale tipo di aiuto gli fosse necessario, Trump ha risposto: “Qualsiasi cosa serva”. Ha poi aggiunto che gli alleati dovrebbero inviare dragamine, navi di cui l’Europa possiede un numero decisamente superiore rispetto agli Stati Uniti.
La richiesta di aiuto di Donald Trump resta sospesa nel vuoto. Molti Paesi, si è detto certo il tycoon senza lesinare nomi a favor di social network, sarebbero pronti a inviare unità navali per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Ma dalle capitali alleate non è arrivata alcuna adesione.
Dall’Asia all’Europa prevale la cautela, dettata dal timore di restare invischiati nella crisi, anche alla luce degli avvertimenti rivolti da Teheran alla comunità internazionale, esortata ad “astenersi da qualsiasi azione che possa portare a un’escalation”.
Il blocco dello Stretto ha generato incertezza e volatilità nei mercati portando il prezzo del petrolio a superare i cento dollari a barile la scorsa settimana. Trump ha intimato anche un intervento della Cina, sottolineando che Pechino ottiene il 90 per cento circa del suo petrolio dallo Stretto.





