Prima sono tornati i pantaloni a vita bassa. Poi le mini-borse da tenere praticamente vuote. Ora, la moda ha deciso di resuscitare un reperto che molti speravano restasse nel 2012: le wedge sneakers. Negli ultimi mesi le passerelle e lo street style ci hanno già abituato a scarpe discutibili – dai guanti per piedi tipo Vibram FiveFingers ai boxer boots che non vedranno mai una palestra – ma le sneaker con zeppa interna giocano in un campionato a parte. Sono il perfetto crossover tra sportivo e “voglio sembrare più alta senza farmi sgamare”.
Ritorno shock: le sneaker con il tacco interno sono di nuovo tra noi

Il revival non è casuale: l’estetica tardo anni 2000 / primi 2010 è ovunque. Archiviata la sbornia Y2K fatta di strass e occhiali minuscoli, il mood si è spostato verso un mix di boho chic e indie sleaze. Pensa a Kate Moss in stivali slouchy, a Sienna Miller in maxi sciarpe, ma con un tocco street da festival. In mezzo a questo clima, la wedge sneaker è tornata a camminare con passo sicuro.
Il mito Marant
Il picco del trend? 2011, quando Isabel Marant lancia la Bekett: un’alta da basket con zeppa nascosta. Rihanna, Kim Kardashian e Beyoncé (in Love On Top, per chi se lo ricorda) le hanno rese oggetto del desiderio globale. In alcune boutique si parlava di sei mesi di lista d’attesa. Anche brand come Ash cavalcavano l’onda: c’è chi ancora custodisce foto da tween con la sua prima wedge sneaker, convinta di aver raggiunto il picco dello stile.
Era “swag” e icone teen
Il fenomeno si intrecciava con l’era swag dei primi 2010s: snapback, catene, bandane, high top. Un giovane Justin Bieber le portava con disinvoltura, mentre Zendaya le sfoggiava sia su Disney Channel che su Instagram, creando immagini ora diventate meme cult.
Perché ci ricaschiamo sempre
Forse è nostalgia, forse è il fascino perverso delle cose “brutte-ma-iconiche”. Le wedge sneakers non si limitano a essere scarpe: sono una capsula del tempo, un’istantanea di un’epoca in cui pensavamo che un centimetro di suola nascosta potesse cambiare tutto. E, a quanto pare, ci credevamo così tanto… da essere pronti a riprovarci.





