Periodo di fuoco per Nicki Minaj. Le petizioni di Change.org che chiedono di “deportare” la rapper a Trinidad e Tobago, il suo Paese d’origine, hanno superato le centoventimila firme. Una di queste, iniziata a luglio 2025, citava tra le sue motivazioni le presunte molestie verso i coniugi Carter; all’epoca, infatti, la cantante aveva attaccato più volte Jay-Z su X.
Dopo il suo discusso intervento all’AmericaFest, le petizioni sono aumentate. Il mese scorso, infatti, Minaj era apparsa al’evento di Turning Point USA, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, in compagnia di Erika Kirk, la vedova dell’attivista conservatore, ucciso lo scorso 10 settembre. In quell’occasione, sorprendendo tutti, aveva lodato l’amministrazione Trump, elogiando il presidente e il suo vice, J.D. Vance.
La petizione contro Nicki Minaj dopo la sua apparizione all’AmericaFest
Dopo il suo exploit, il 27 dicembre il sedicenne Tristan Hamilton ha lanciato la petizione, che al momento viaggia sulle quarantunomila firme. Il ragazzo, originario di Chicago, accusa la rapper di non aver rispettato i suoi fan LGBTQIA+, specialmente con la frase «Ragazzi, comportatevi da maschi. Non c’è nulla di male nell’essere un maschio», da lei pronunciata.
“Rimandarla a Trinidad servirebbe a ricordare che i personaggi pubblici devono rispondere delle proprie parole e dell’impatto che hanno sulle comunità”, scrive Hamilton. Gli ex fan di Nicki Minaj sembrano pensarla allo stesso modo. Un utente, ad esempio, ha così commentato la faccenda: «È difficile conciliare la rapper che una volta parlava del terrore delle politiche sull’immigrazione, con questa versione di Nicki che si avvicina a Erika Kirk, una donna che supporta idee che mettono ai margini le voci nere e trans. Non si tratta di una “differenza di opinioni”. È osservare qualcuno che ammiravi mettere il suo enorme seguito al servizio di persone che non hanno mostrato lo stesso amore verso la nostra comunità».
Federica Checchia





