Il culto del Sol invictus era di origine orientale, ed era antichissimo. Celebrava la nascita del Sole dal profondo dell’oscurità, nel periodo del solstizio d’inverno, in cui le giornate erano brevi come non mai. L’apologeta Epifanio di Salamina riporta che in Egitto i sacerdoti, ritiratisi nei santuari, uscissero appena scoccata la mezzanotte annunciando che Kore (dal greco fanciulla, o vergine, simbolo delle eterne possibilità del femminile) aveva partorito il Sole, raffigurato come neonato. Alla fine del III secolo, l’impero romano è permeato di queste influenze orientali: in particolare dei culti proto-monoteistici delle divinità solari, quali Helios, El-Gabal, Mitra e Apollo. Ed è in questo contesto che Aureliano istituisce la festa solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, il “Giorno di nascita del Sole Invitto”.

Aureliano e il Dies Natalis Solis Invicti

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Nel 272 d.C. Aureliano sconfisse la regina Zenobia del regno di Palmira, grazie all’aiuto provvidenziale della città stato di Emesa. L’imperatore stesso dichiarò di aver avuto la visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia decisiva, allo stesso modo in cui Cristo rincuorerà Costantino prima della battaglia di ponte Milvio. Dopo aver visto un prodigioso incrocio di luci a forma di croce e una scritta in greco (in questo segno vincerai) Costantino si avvicinò al cristianesimo. Del resto, in antichità era la normalità adottare per sé il dio che aveva concesso la vittoria, e i romani erano maestri nell’ingraziarsi le divinità altrui.

Due anni dopo, ritornato a Roma, Aureliano istituì il culto della divinità solare, facendo edificare un tempio in campo Marzio, alle pendici del Quirinale. Creò anche il collegio pontificale del Sole Invincibile. Si fece rappresentare con la corona radiata a mo’ di aureola sul capo. L’imperatore tentò così di amalgamare le religioni dell’impero, in un momento in cui il mitraismo, religione misterica di origine indo-iraniana, e il cristianesimo si stavano diffondendo a macchia d’olio. Lo stesso Tertulliano afferma che in molti credevano (erroneamente) che i cristiani adorassero il Sole. L’impero si avviava quindi ad un monoteismo di fatto, anche se non ancora de iure.

Il primo Natale cristiano

il 25 dicembre è una data astrologicamente importante. Il Sole, tre o quattro giorni dopo aver toccato il suo punto più basso della sua orbita apparente, comincia a risalire in cielo. Sembra rinascere. Non sappiamo con certezza se Aureliano scelse proprio questa data per celebrare la riemersione del sole, nonostante le testimonianze del calendario illustrato del 354 e i sermoni liturgici di Gregorio di Nissa del 380.

Ciò che sappiamo con certezza però è che nel 330 l’imperatore Costantino ufficializzò per la prima volta il festeggiamento della natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita di Sol Invictus. La chiesa Cattolica sancì questa scelta sotto papa Giulio I. Era chiaro che l’imperatore avesse voluto dare una continuità alle due festività, inserendo tra l’altro il Natale alla fine dei Saturnali, il ciclo di feste più antico di Roma.

Lorenzo La Rovere

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