Sale ad almeno 50 il bilancio ufficiale delle vittime dell’autobomba esplosa fuori da una scuola femminile a Kabul, finora rimasto a 30 nonostante la stessa sicurezza locale parlasse di un numero ben più ampio.

A fornire l’aggiornamento il portavoce del ministero degli Interni, che ha specificato che due bombe sono state fatte esplodere dopo la prima: le scolare, impaurite per la deflagrazione, sono fuggite dall’edificio in preda al panico rimanendo però uccise dalle successive esplosioni.

Autobomba Kabul, cosa è successo

Tre esplosioni ravvicinate in un quartiere occidentale di Kabul hanno causato la morte di 55 persone, questo pomeriggio, ma il bilancio è ancora provvisorio. Si tratterebbe soprattutto di donne: l’attacco è avvenuto vicino alla scuola superiore Sayed Ul-Shuhada – nel distretto di Dasht-e-Barchi, abitato dagli sciiti Hazara, spesso presso di mira dal militanti sunniti, in particolare del Daesh – che prevede tre turni separati per maschi e femmine, e in quel momento erano presenti le studentesse. I feriti sono almeno 150.

La versione più accreditata dai media locali è quella dell’esplosione di un’autobomba seguita da quella di altri due ordigni rudimentali. Nessun gruppo ha rivendicato. Un portavoce dei taleban, Zabihullah Mujahid, ha negato il coinvolgimento del gruppo nella strage sostenendo che un tale massacro di civili può essere solo opera del Desh. Ma il presidente afghano Ashraf Ghani ha comunque accusato i taleban di essere responsabili dell’escalation di violenza che sta attraversando il Paese: «Dimostrano di non aver alcun interesse per una soluzione pacifica della crisi attuale», ha detto.

L’obiettivo e l’orario sono stati scelti proprio per massimizzare il numero di vittime: le studentesse stavano uscendo dalla scuola, e i residenti erano in strada a fare acquisti per la festa musulmana di Eid al-Fitr, che, settimana prossima, segnerà la fine del mese di digiuno del Ramadan.