Non tutti i demoni hanno fattezze mostruose. Hokum, scritto e diretto da Damian McCarthy è un film che mette al centro la paura, il senso di colpa, il coraggio di guardarsi dentro. Il film prodotto da Lucky Red innesta elementi gotich-folk, con gli stilemi classici dell’horror da ‘hotel’. I riferimenti a film come Shining e 1408 si fanno sentire con grande eco intertestuale mentre una nuova riflessione freudiana si apre alla coscienza. Le pareti di hotel non sono mai state più soffocanti di così. Hokum vi metterà davanti alle vostre paure più profonde, quelle a cui è più difficile dare un nome.
Il viaggio di Ohm
Hokum è un film che catapulta lo spettatore tra fitti ambienti boschivi della cultura folk irlandese e non promette a nessuno ci farvi più ritorno. “Non è la strega il vero pericolo, ma ciò che risveglia”. Quando lo scrittore Ohm Bauman (Adam Scott) arriva in una remota locanda nel cuore dell’Irlanda per spargere le ceneri dei suoi genitori, quello che dovrebbe essere un semplice viaggio di commiato si trasforma rapidamente in un incubo. Tra traumi passati e presenze oscure, il malcapitato sarà costretto a fare i conti con verità che ha cercato di seppellire per tutta la vita. Dai produttori di Weapons, Hokum è un horror destinato a lasciare il segno.
Gli angoli bui della mente
Quello che appare lampante soprattutto nella prima parte di Hokum è quell’atmosfera da horror alberghiero già visto sul grande schermo. Un hotel in una località remota, personale sospetto, atmosfera sinistra, stanze misteriose, come la camera nuziale, sigillata e sorvegliata. Tutto fa presupporre una storia di paura, con la melodia dolce e nostalgica delle leggende nordiche. La seconda parte del film è invece quella più degna di attenzione, in quanto si comprende bene il viaggio di Ohm, la ragione per cui è lì, quello che sta cercando. E se si pensa a primo avviso che la paura sia generata dal luogo esterno, andando avanti, si finisce per ricredersi. La tensione narrativa del film si fa sempre più forte, trascinando gli spettatori, quasi sotto incantesimo, dentro gli angoli bui della propria mente.
Il peso del passato (spoiler)
Ciò che terrorizzerà Ohm, cambiando per sempre la sua esistenza, viene in realtà da dentro. Come nell’horror 1408, ciò che ci spaventa tra quattro mura non è altro che lo specchio più sincero della nostra anima. Il passato torna a bussare la porta, e stavolta davvero, non è possibile lasciarlo fuori. Il senso di colpa di aver accidentalmente ucciso la madre, infesta la mente di Ohm da quando è bambino. Tutto questo, come nella selva di Sarom, gli farà visita, proprio nel luogo caro ai suoi genitori, proprio nella casa della strega.

Vicende personali e leggende popolari si intrecciano in un’unica narrazione lugubre, stringendo sempre più il proprio nodo soffocante. Hokum è un film dalla semantica coerente, e forse, anche troppo conosciuta, ma che con una buona caratterizzazione dei personaggi affascina e tiene alta l’attenzione, fino alla fine. Ohm, scrittore cinico e disilluso, è la preda perfetta di un luogo maledetto. E con lui tutti noi mettiamo in discussione le nostre certezze.
Un film che recupera il potere del buio
La fotografia e la scenografia del film corroborano un mondo in penombra, con inquadrature vertiginose e immersioni lente nel buio. In Hokum ciò che terrorizza non è solo restare al buio – mentre qualcosa in fondo si muove – ma restare soli con sé stessi. E la scena in cui Ohm piange, incatenato dalla strega, ne è la prova. Il protagonista infatti fa i conti con il proprio passato solo alla fine, e nel momento in cui tutto sembra perduto. Inoltre, ll fantasma della madre compare ad inizio film – mentre lui lavora al suo libro – e alla fine, quando appunto è messo all’angolo dal demone. Così il film si conferma un racconto circolare, psicoanalitico, e dal minuzioso laborioso estetico. L’immersione nel buio dell’hotel e della coscienza è così un’operazione riuscitissima, grazie proprio a quella fotografia firmata da Colm Hogan, che non ha paura a lasciare lo spettatore qualche secondo in più al buio totale. Il film diretto da Damian McCarthy recupera così il potere fotografico del buio, e aumenta l’inquietudine della pellicola stessa.
Adam Scott: la (ri)scoperta versatilità
Un’altra prova di grande prestigio è quella di Adam Scott, che si conferma un grande interprete. Scott, famoso per film comedy come I Sogni segreti di Walter Mitty e fratellastri a 40 anni, ha dato prova del suo grande talento sia sul grande che sul piccolo schermo. Ha infatti bucato lo schermo del mondo seriale con due serie tv di grande successo: Severance e Party Down. Con Hokum l’attore cesella una vittoria importante: quella di riuscire a rendersi malleabile al genere horror. Nelle scene in cui ricorda e in quelle in cui ha paura dimostra la sua fermezza, ma anche la sua fragilità. Adam Scott si conferma così un validissimo attore, dall’ancora poco esplorata versatilità.
Hokum è un film che nel genere horror fantastico avrà un ruolo significativo negli anni, riportando indietro la forza plastica del mostro e la forza semantica del folklore. Sovrannaturale e psicologia si mettono così al servizio della coscienza, che solo nuotando nel buio può fare davvero i conti con sé stessa.
Il film distribuito in Italia da Lucky Red vi aspetta al cinema dal 5 agosto.





