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CoffeeNSupes: “Batman Forever”

Benvenute e benvenuti su CoffeeNSupes, la rubrica sui supereroi da leggere in pausa caffè!

Tazzina alla mano, vi accompagnerò in un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei film sui supereroi più e meno conosciuti fino a spingerci nelle profondità della psicologia, filosofia e sociologia nascosta tra le righe degli affascinanti eroi e villain moderni.

In questo appuntamento analizzeremo il film del 1995 Batman Forever, diretto da Joel Schumacher. Ma prima, rewind: nelle puntate precedenti abbiamo trattato i due Batman di Tim Burton, soffermandoci su Gotham City, Joker, Pinguino e Catwoman. Ora, zuccherate il vostro caffè e allacciate i mantelli…

Nerds, assemble!

Chris O'Donnell interpreta Dick Grayson/Robin - Photo Credits: web
Chris O’Donnell interpreta Dick Grayson/Robin – Photo Credits: web

Batman Forever: il film

In questo terzo capitolo, Michael Keaton abbandona la maschera di Batman e la cede a Val Kilmer, che si trova a dover affrontare i criminali Due Facce (Tommy Lee Jones) e l’Enigmista (Jim Carrey), alleati per distruggerlo. Continuando la sua lotta al crimine di Gotham, Bruce Wayne offre il suo aiuto a Dick Grayson, recentemente rimasto orfano a causa di un attacco di Due Facce al circo dove lavorava con la sua famiglia. Il ragazzo viene ospitato da Bruce e presto scopre il suo segreto. Indossando la maschera di Robin cercherà giustizia fianco a fianco del Cavaliere Oscuro, aiutandolo a sconfiggere i due criminali.

Il successo del primo Batman di Tim Burton spinse la Warner a produrre un seguito, ma questo, Batman – Il ritorno, si rivelò essere troppo oscuro ed eccentrico. La seconda pellicola incassò infatti molto meno di quanto la casa produttrice si aspettasse e quindi si decise di mettere da parte le tinte dark alla Burton e creare un Batman più family friendly. I reboot non erano ancora di moda, quindi la Warner optò per girare una sorta di sequel senza riferimenti ai precedenti, sfruttando la carenza di elementi di continuity già presente nei film di Burton. I numerosi cambiamenti tra le precedenti pellicole e la nuova diretta da Schumacher non piacquero a Michael Keaton che abbandonò il progetto e al suo posto venne scritturato Val Kilmer, fresco di successo dal film Tombstone.

Batman è interpretato da Val Kilmer in questo film diretto da Schumacher - Photo Credits: web
Batman è interpretato da Val Kilmer in questo film diretto da Schumacher – Photo Credits: web

Un Batman figlio degli anni novanta

Indipendentemente dalla trama e dai personaggi, l’opera artistica rispecchia il periodo nella quale è composta, e allo stesso modo anche le trasposizioni e varie interpretazioni portano i segni del loro tempo. Diversamente dalle precedenti pellicole dirette da Tim Burton, questo terzo film si presenta più disimpegnato, dove il gotico lascia spazio ai colori e i drammi interiori vengono sostituiti dall’azione. L’estetica alla Frank Miller, a cui il precedente regista si era ispirato, viene abbandonata in favore di una versione in linea con la nuova generazione pop. Anche Gotham non risulta più essere una New York decadente in stile noir, ma una città piena di neon e grattacieli.

Batman Forever si concentra sull’intrattenimento piuttosto che sull’approfondimento dei personaggi, e seppure vengano accennati spunti interessanti che superano la frivolezza di questo cinecomic essi non vengono mai approfonditi. Questo si traduce in un film dove Due Facce è terribilmente simile a Joker, l’Enigmista sembra ricalcare il The Mask di Chuck Russell, e Dick Grayson/Robin supera in uno schiocco di dita il lutto per la perdita della sua famiglia. In contrapposizione alla Catwoman che avevamo conosciuto precedentemente, qui la figura femminile viene relegata a groupie dei villains, e Nicole Kidman, futura Premio Oscar, costretta in un personaggio piatto in attesa che Batman vada a salvarla.

Jim Carrey e Tommy Lee Jones interpretano l'Enigmista e Due Facce - Photo Credits: web
Jim Carrey e Tommy Lee Jones interpretano l’Enigmista e Due Facce – Photo Credits: web

Il dualismo della natura umana

Eppure la pellicola avrebbe potuto affrontare un’importante tematica, i cui indizi erano sparsi nel copione ma si sono persi nella realizzazione. Follia e genialità, vendetta e giustizia, il sempreverde bene contro il male, qui riportato nella dicotomia paradiso/inferno dalle vallette Drew Berrymore, l’angelo biondo, e Debi Mazar, la diavoletta bruna. Si sarebbe potuto esplorare il lutto di Robin, il suo arco di evoluzione da ragazzo sbandato e arrabbiato a paladino della giustizia, o il bisogno di Bruce Wayne di intervenire salvandolo da una sorte simile alla sua.

La doppia personalità di Due Facce avrebbe aperto il discorso alla bipolarità, a come un trauma possa portare alla pazzia qualcuno come lui, che prima di diventare villain era un procuratore distrettuale collaboratore di Batman. Per non parlare dell’Enigmista, che si sarebbe prestato ottimamente ad una riflessione sul confine tra genialità e pazzia, su quanto il rifiuto delle proprie idee possa spingere una persona a trasformarsi. Entrambi avrebbero potuto far riflettere su quanto sia semplice, con le leve giuste, passare dalla parte del bene alla parte del male. Nonostante i numerosi spunti non sviluppati, Batman Forever fu il film più visto dagli americani nel 1995, incassando quasi 200 milioni di dollari e invogliando la Warner a produrre un sequel: Batman & Robin.

Jim Carrey in una scena del film - Photo Credits: web
Jim Carrey in una scena del film – Photo Credits: web

Vi aspetto giovedì prossimo 10 settembre alle 10:30 per concludere l’analisi dei film di Batman e dei suoi villains negli anni novanta con “Batman & Robin” del 1997. Continueremo a parlare del Cavaliere Oscuro con la nuova trilogia di Nolan, ma prima affronteremo altri film di altri supereroi.

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