Se siete appassionati – come me, del resto – di libri ambientati nelle distopie come Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, 1984 di George Orwell e dell’onnipresente padre del cyberpunk Philip K. Dick dovete assolutamente sapere di cosa sto parlando.

La puntata di Retronerd di oggi è dedicata ad un grande classico delle avventure grafiche, Beneath a Steel Sky. Con il ritorno dell’ambientazione cyberpunk nei videogiochi (Cyberpunk 2077 uscirà il mese prossimo!) ci sono stati diversi titoli che hanno fatto da apripista ad un genere che si presta dannatamente bene per questo tipo di medium. Città iperfuturistiche, fumose e piene di luci a neon, macchine volanti, spionaggio industriale e grandi zaibatsu. Nel corso degli anni abbiamo avuto modo di apprezzare titoli quali Deus Ex, System Shock, Syndicate, Snatcher, il gioco stesso di Blade Runner e così via.

Beneath a Steel Sky è un prodotto che viene da grandi nomi del panorama videoludico e fumettistico.

Beneath a Steel Sky: un classico punta-e-clicca

Nasce dalla mente di Charles Cecil, che diventerà famoso da lì a qualche anno grazie alla serie Broken Sword e Dave Gibbons che curerà tutta la parte grafica e il character design. Gibbons è coautore, insieme al grande maestro Alan Moore, di Watchmen.

Beneath a Steel Sky esce nel 1994 ed è uno dei migliori esempi di avventura grafica dell’epoca ed è il primo ad adottare alcuni aspetti che – nel mondo dei videogiochi – non si erano ancora visti. Avere un gioco così all’avanguardia all’epoca era davvero sensazionale, averlo poi gratuitamente, era ancora più interessante! Beneath a Steel Sky fu il primo esempio di avventura freeware scaricabile, nove anni dopo la sua messa in commercio, ed è attualmente eseguibile su ScummVM. Fu sviluppato da Revolution Software (Lure of the Tempress, Broken Sword, A Sangue Freddo) e pubblicato da Virgin Interactive per Amiga e PC.

La trama: chi è Robert Foster?

Di cosa parla Beneath a Steel Sky? In un futuro distopico non imprecisato, l’Australia è divisa in varie città-stato; chiunque non viva all’interno di questi territori altamente urbanizzati è considerato un selvaggio. Robert Foster è un ragazzino che sopravvive ad un brutto incidente aereo nella Radura, cioè la zona desertica tra le varie città futuristiche. Viene soccorso dagli aborigeni del luogo e cresciuto tra le aride lande australiane. Robert cresce e riesce anche a costruirsi un robot da solo, chiamato Joey (forse non vi ricorda un po’ la Minaccia Fantasma?) ma la felicità e la spensieratezza durano poco. Il suo villaggio viene attaccato da delle truppe della vicina capitale di Union City, Foster è il motivo di tale attacco. Si consegna volontariamente alle truppe chiedendo di risparmiare il villaggio; il comandante dell’operazione accetta in un primo momento ma bombarderà successivamente la piccola tribù che ha cresciuto Foster.

Una volta giunto a Union City, l’elicottero su cui viaggia ha un guasto e precipita, Foster miracolosamente si salva e riesce a scappare prendendo con sé il suo fidato amico robot. Foster scoprirà che l’intera città è governata da un potente computer e tra viaggi nei bassifondi metropolitani e nella realtà virtuale, troverà le risposte alle sue domande e sul destino dell’umanità.

La trama è un po’ un mix dei titoli narrativi suddetti ma non per questo pecca di originalità, Cecil è riuscito a confezionare un ottimo racconto cyberpunk abbastanza fluido e chiaro senza mai cadere in astruse terminologie fantascientifiche. Il bello di Beneath a Steel Sky è il suo essere molto ironico in tutte le fasi dell’avventura, un aspetto che va a rafforzare il coinvolgimento del videogiocatore: intrattenerlo, divertirlo ed impegnarlo nei momenti più drammatici.

Cyberpunk, ingegno e divertimento: armi vincenti

Beneath a Steel Sky è un’avventura punta e clicca a tutto tondo. Gli enigmi sono inseriti perfettamente nel contesto di gioco, difficilmente avremo a che fare con enigmi strani e senza logica; tutti sono perfettamente ragionati e vari, anche grazie al fidato robottino che ci aiuterà con i vari macchinari tecnologici. I fondali, per l’epoca, sono la cosa più all’avanguardia, variegati e precisi, tanto che sembrano delle tavole di acquerelli. Ogni strato della città di Union City ha un colore diverso per variegare la popolazione suddivisa in classi sociali. La parte più alta, popolata da gente ricca e grandi corporation è grigia, la parte media invece ha un colore giallo/marroncino in cui ci sono negozi, fabbriche, abitazioni mentre i bassifondi, la parte più colorata, è la zona più malfamata e povera della città.

Il motore grafico di Beneath a Steel Sky è chiamato Virtual Theatre ed è una piccola rivoluzione per quegli anni: aveva la caratteristica di muovere sullo sfondo i vari NPC in maniera del tutto indipendente dall’azione del giocatore. Non più personaggi statici che formavano un “tutt’uno” con lo sfondo, ma elementi dinamici, pulsanti e vivi, proprio come ci si aspetta in una metropoli cyberpunk. Ovviamente, occorre precisare che i personaggi secondari vagavano sullo sfondo senza uno scopo preciso, non fu così rivoluzionario come ad esempio gli NPC in Shenmue di Sega ma per l’epoca fu un aspetto davvero innovativo.

Perché consigliare oggi Beneath a Steel Sky?

Come qualsiasi retrogame, giocare oggi a Beneath of Steel Sky è poco meno d’effetto ma per tutti gli amanti delle avventure grafiche, scoprire un capolavoro del genere è fondamentale perché si viene catapultati in un mondo distopico che non ha nulla di meno dai classici di narrativa o quelli cinematografici. Inoltre, con il ritorno del cyberpunk sulle console di attuale e prossima generazione, una spolverata ai vecchi titoli che hanno reso famoso il genere anche nei videogiochi è d’obbilgo.

Beneath a Steel Sky ha una versione remastered uscita su iOS e Android nel 2009 ed è disponibile su GOG. Nel 2019 ha debuttato il suo sequel diretto: Beyond a Steel Sky. Graficamente assomiglia di più alle avventure grafiche di Telltale ma come dargli torto, anche lui deve abituarsi ai cambiamenti del tempo. E’ un’ottima avventura grafica dal punto di vista contenutistico, con qualche incertezza dal punto di vista tecnico ma fedele ai personaggi e alle tematiche del suo predecessore, se siete fan del titolo il sequel va assolutamente provato.

Al prossimo appuntamento con Retronerd!

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