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“Bocca di rosa”, testo e significato della canzone di Fabrizio De Andrè

Bocca Di Rosa è uno dei brani più conosciuti ed amati di Fabrizio De Andrè: il testo di Faber racconta la storia che sconvolge il paesino di Sant’Ilario. Arriva una prostituta che appena scesa del treno, cattura le attenzioni degli uomini presenti. La quiete del paesino cessa e lo si evince da come l’autore descrive le donne in preda all’ira per la presenza della nuova arrivata come “Cagnette a cui aveva sottratto l’osso

Il pudore e l’invidia delle abitanti di Sant’Ilario accompagnano il crescendo del brano ed il tono delle parole scandite da Faber vira di registro parlando delle comari: “Ma le comari d’un paesino/Non brillano certo in iniziativa/Le contromisure fino a quel puntoSi limitavano all’invettiva“. Arriva il colpo di scena, quando si alza dal coro la voce di una “Vecchia mai stata moglie Senza mai figli, senza più voglie” che consiglia alle donne di agire contro “Bocca Di Rosa” affinché “Il furto d’amore sarà punito”.

“Bocca Di Rosa”, l’analisi del testo

Le comari prendono coraggio e si recano dal commissario a denunciare la prostituta, ormai diventata una vera e proprio diva del paese “Quella schifosa ha già troppi clienti/Più di un consorzio alimentare”. La risposta delle forze dell’ordine è immediata ed i gendarmi vanno verso casa della donna. “Spesso gli sbirri e i carabinieri/Al proprio dovere vengono meno..Ma non quando sono in alta uniforme/E l’accompagnarono al primo treno“. Questi versi di Faber presenti nella prima versione del brano sono stati modificati successivamente in “l cuore tenero non è una dote / di cui sian colmi i Carabinieri / ma quella volta a prendere il treno / l’accompagnaron malvolentieri

I gendarmi arrivano alla porta della casa di “Bocca Di Rosa” per prelevare la donna ed allontanarla dal paese. Il cerchio si chiude con il finale in stazione: lo scenario vede gli uomini tristemente commossi sono uniti per il saluto a colei che aveva portato la gioia e la “primavera”. La fama della donna la precede nella sua nuova destinazione dove ha una calorosa accoglienza e trova già i primi clienti tra coloro che la attendono al binario. Tra coloro che danno il benvenuto spicca il parroco del paese che vuole al suo fianco “Bocca Di Rosa” in processione e la novella di De Andrè si conclude con un lieto fine: “Si porta a spasso per il paese L’amore sacro e l’amor profano”

“Bocca Di Rosa”, il testo del brano di Fabrizio De Andrè”

La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore, metteva l’amore
La chiamavano bocca di rosa
Metteva l’amore sopra ogni cosa Appena scese alla stazione
Nel paesino di Sant’Ilario
Tutti si accorsero con uno sguardo
Che non si trattava di un missionario C’è chi l’amore lo fa per noia
Chi se lo sceglie per professione
Bocca di rosa né l’uno né l’altro
Lei lo faceva per passione

Ma la passione spesso conduce
A soddisfare le proprie voglie
Senza indagare se il concupito
Ha il cuore libero oppure ha moglie E fu così che da un giorno all’altro
Bocca di rosa si tirò addosso
L’ira funesta delle cagnette
A cui aveva sottratto l’osso

Il testo del brano di Fabrizio De Andrè

Ma le comari d’un paesino
Non brillano certo in iniziativa
Le contromisure fino a quel punto
Si limitavano all’invettiva Si sa che la gente dà buoni consigli
Sentendosi come Gesù nel tempio
Si sa che la gente dà buoni consigli
Se non può più dare cattivo esempio

Così una vecchia mai stata moglie
Senza mai figli, senza più voglie
Si prese la briga e di certo il gusto
Di dare a tutte il consiglio giusto E rivolgendosi alle cornute
Le apostrofò con parole argute
“Il furto d’amore sarà punito”
Disse “dall’ordine costituito” E quelle andarono dal commissario
E dissero senza parafrasare
“Quella schifosa ha già troppi clienti
Più di un consorzio alimentare”

Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi, con i pennacchi
Ed arrivarono quattro gendarmi
Con i pennacchi e con le armi Spesso gli sbirri e i carabinieri
Al proprio dovere vengono meno
Ma non quando sono in alta uniforme
E l’accompagnarono al primo treno

Alla stazione c’erano tutti
Dal commissario al sacrestano
Alla stazione c’erano tutti
Con gli occhi rossi e il cappello in mano A salutare chi per un poco
Senza pretese, senza pretese
A salutare chi per un poco
Portò l’amore nel paese C’era un cartello giallo
Con una scritta nera
Diceva “addio bocca di rosa
Con te se ne parte la primavera”

Ma una notizia un po’ originale
Non ha bisogno di alcun giornale
Come una freccia dall’arco scocca
Vola veloce di bocca in bocca E alla stazione successiva
Molta più gente di quando partiva
Chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
Chi si prenota per due ore Persino il parroco che non disprezza
Fra un miserere e un’estrema unzione

Il bene effimero della bellezza
La vuole accanto in processione E con la Vergine in prima fila
E bocca di rosa poco lontano
Si porta a spasso per il paese
L’amore sacro e l’amor profano

Immagine di copertina : Photo Credits © Gino Lazzaroni

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nickyabrami

Siciliana trapiantata a Roma. Abbandonati gli studi universitari, ho girato e giro in lungo e largo l'Italia per amore della musica e per passare qualche giorno in compagnia dei miei amici e di un buon bicchiere di vino. Ho collaborato con magazine musicali scrivendo live report su vari artisti italiani e stranieri e da gennaio 2017 ho occhi solo per Metropolitan Magazine
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