Con l’ annuncio apparso sui social il 10 luglio, Bojack Horseman arriva su Netflix lo scorso 8 settembre portando 12 nuovi episodi per la stagione quattro e noi di Metropolitan Magazine ve ne parleremo.

Locandina della quarta stagione di “Bojack Horseman”.

Per la serenità di tutti i lettori, questa recensione non conterrà spoiler.
La mia paura più grande era quella di vedere una stagione qualitativamente meno rilevante della terza (che tra le quattro rimane la mia preferita). Non sono mai stato così contento di sbagliarmi.
Bojack è messo alle strette e non può più rimandare l’ inevitabile momento in cui dovrà combattere i suoi demoni. L’ introduzione di un nuovo personaggio di supporto, Hollyhock (si vede per una brevissima sequenza nel finale della terza stagione) fa scoprire al nostro mezzo cavallo emozioni che non ricordava di aver mai provato. Il ritorno di un personaggio chiave, inoltre, porterà all’ inevitabile scontro finale tra Bojack e il suo passato.

La serie è composta da 12 episodi da 25 minuti circa e viene introdotta nel cast Aparna Nancherla (Love, Master of None) come Hollyhock. Nella sigla, invece del solito supermercato, set cinematografico o red carpet, presenta un effetto caleidoscopio e un Bojack Horseman abbastanza inquietato dalla visione dei tre pilastri della sua vita: il gruppo di Los Angeles, il cast di Horsin’ Around e la famiglia Horseman al completo.
Queste variazioni nella sigla (oltre alla presenza/assenza di vari personaggi in base agli avventimenti della serie stessa) rappresentano il tema della stagione, quindi il contenuto e i temi di quest’ ultima sono inequivocabili.
A questo punto gli autori puntano tutto sull’ emotività senza lasciare fuori le gag comiche uniche dello show, analizzando le sfaccettature della vita “degli altri” dopo che Bojack li ha allontanati. La crescita psicologica dei personaggi è estremamente coerente e molto gradevole da notare, compresa quella di Mr. Horseman che, al contrario degli altri personaggi, è molto più lenta.
La sorpresa più grande arriva con “Time’s Arrow” che non solo riesce a mantenere il climax alto per 25 minuti di fila, ma si differenzia e trascende a livello qualitativo sulla chiusura.

Bojack Horseman è un bastardo.
Ma da oggi un po’ meno.

Bojack Horseman in “What Time Is It Right Now”.