“Come suggerisce chiaramente il titolo, nell’opera L’antichissima sapienza degli italici da trarsi dalle origini della lingua latina (1710) Vico si propone di risalire alle origini della antica sapienza italica partendo dalle etimologie di alcune parole latine. All’inizio dell’opera, Vico presenta la tesi secondo la quale Verum et factum convertuntur.«Vero e fatto si convertono»: questo significa che possiamo conoscere soltanto quello che facciamo in quanto «la scienza è la conoscenza del genere o modo in cui la cosa si fa». Giambattista Vico, L’antichissima sapienza degli italici.”

Irriverente, provocatorio, diretto, trasgressivo e classico al tempo stesso ma dalla vena creativa sorprendente, trasandato a volte anche rozzo, in una parola: autentico. Avrebbe compiuto oggi settantaquattro anni la prima voce degli AC/DC , Ronald Belford “Bon” Scott. Una delle band più adorate e al tempo stesso ‘snobbate’ del panorama Hard-Rock di ogni tempo. In fin dei conti, ciò che rimane è solamente il grado di capacità che hai avuto di trasmettere la coerenza tra quello che arriva al pubblico di te e ciò che sei nella realtà. Questa coerenza è lo stile. Più di ogni altra cosa chi osserva percepisce ‘a naso’ nell’idea che se ne fa – non a caso un mix di sensi – la differenza tra fumo e arrosto, tra fare ed esserci di un artista. Con Bon Scott non serve neanche annusare.

Rolling Stones Bon Scott

Uno Scugnizzo metà scozzese e metà australiano

Bon Scott nacque a Forfar in Scozia, ma presto si trasferì in Australia con la famiglia ed imparò a suonare la cornamusa. Crebbe a Perth in un primo momento ed ebbe svariate esperienze fortunate e non con delle band giovanili come i Valentines e i Fraternity. A seguito di un incidente motociclistico si diresse infine verso Sydney. Qui conobbe i fratelli Young tramite il comune amico George, fratello maggiore dei due. Angus Young e Malcom videro in questo assurdo compatriota trapiantato in Oceania come loro, un frontman dalla voce graffiante e dalle spiccate doti di presenza scenica. La cosa più surreale era che Scott inoltre lavorò come autista della band e fu in questo modo che ci entrò in contatto. Della serie Otto ‘Scott’ Disc e Bart ‘Young’ Simpson.

Bon Scott era un lead singer sui generis, un antidivo che capi’ da subito che l’immagine e il cervello della band fosse Angus Young. Il cantante e paroliere aveva però l’indole dell’arte di arrangiarsi ed infatti non ebbe mai problemi con i due fratelli a capo degli AC/DC. Scott era uno ‘scugnizzo metà scozzese e metà australiano’ e la sua qualità più evidente, oltre che della band stessa; era quella che a Napoli si esprime con una semplice parola: ‘a cazzimma’.

Bon Scott AC/DC

I tell you folks, It’s harder than it looks “

La cazzimma che i partenopei attribuiscono ad un’attitudine di furbizia e meschinità, per Bon Scott era più attribuibile alla sua enorme capacità di ‘imporsi in ciò che sapeva fare’. Al contrario dei frontman in voga in quell’epoca, non era un uomo da copertina, da stella sulla Hollywood Walk Of Fame. Scott era una lama tagliente nel burro, viveva in quattro quarti senza remore tra eccessi e successi che hanno prodotto orde di sostenitori. Con gli AC/DC ha pubblicato sei album: High Voltage, T.N.T, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Let There Be Rock, Powerage e il celeberrimo Highway To Hell. Milioni di copie vendute, stadi gremiti e ai limiti del crollo per le vibrazioni del suono e lo spostamento sussultorio. La band australiana è ancora oggi una delle massime espressioni della storia per il ‘live’.

Bon Scott

“Sono un ragazzo problematico “

Purtroppo però, come puntualmente accade, l’altra faccia della medaglia presenta il suo conto. I grandi traguardi raggiunti nella fama e al livello economico, non lo hanno dissuaso da una vita dissoluta e di perdizione sessuale ed alcolica. Non che questo fosse nuovo per i musicisti del periodo. Diversi notoriamente scomparsi infatti a ventisette anni hanno consacrato questo clichè. (L’angelo chiamato giovane alla morte, ‘perchè caro agli Dei’ ). Bon Scott muore nella notte tra il 18 e il 19 febbraio 1980, aveva 33 anni. A seguito di una serata alcolica trascorsa nel locale Music Machine di Londra con un suo amico; fu ritrovato da quest’ultimo il giorno seguente nel sedile posteriore della sua Renault 5, riverso e probabilmente soffocato dal suo vomito.

“I f you think it’s easy doin’ one-night stands
Try playin’ in a rock roll band
It’s a long way to the top
If you wanna rock ‘n’ roll “

La musica degli AC/DC e la vita stessa di Bon Scott è stata come una locomotiva che incede all’impazzata. Basta ascoltarla come sto facendo io in questo momento nello scrivere questo pezzo, per accordarsi su una linea nevrile comune a tutti e dell’animo umano, che loro e solo loro hanno colto. Scott ha vissuto e se ne è andato “come un treno nella notte” direbbe Cèline, senza voltarsi e precipitoso come è sempre stato. Ma alla fine della fiera, quale altro sempliciotto scozzese/australiano può dire di avere una statua in suo onore ?Sfavillante e fiera che ogni giorno ‘si sveglia’ giganteggiando sul lungomare di Fremantle.

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