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Borsellino: depistaggi fin da Marsala, stando al pm Russo

Sarebbero cominciati durante il periodo come procuratore di Marsala i depistaggi di matrice mafiosa rivolti alle indagini di Paolo Borsellino, stando al pubblico ministero Massimo Russo, all’epoca suo collega. Presente a Marsala fin dal dicembre del 1986, aveva eletto la procura della città della Sicilia occidentale nell’ottica di una strategia di organizzazione antimafia decentralizzata, che impedisse il pericoloso accentramento delle responsabilità e aumentasse la probabilità di attentato da parte dei clan. Ormai già da tempo finito nel mirino delle famiglie per il suo operato esemplare, stando al pm Russo i depistaggi sarebbero iniziati già da quel periodo, attraverso la falsa confessione di Vincenzo Calcara, un pentito che “non era nessuno nella mafia”.

A Marsala, le esagerazioni nelle confessioni di Calcara, per il pm Russo, sono depistaggi: i primi volti a screditare l’operato di Borsellino

L’Ex pm Massimo Russo, che ricorda Borsellino a 30 anni da via d’Amelio

Ricordando il periodo di lavoro insieme a Borsellino, il pm Massimo Russo ha espresso di recente la sua opinione su uno dei primi tentativi di depistaggio rivolto contro le indagini sui clan siciliani. Quello che più gli viene in mente è il caso di Vincenzo Calcara. Al tempo Russo lavorava in stretta collaborazione con Borsellino, che da recente si era stabilito a Marsala per meglio diversificare, sul territorio, l’azione di coordinamento anti-clan, impedendo che la presenza un individuo solo al capo del pool comportasse un rischio maggiore, sia per le indagini che per la propria incolumità. Giunto a Marsala il 19 dicembre 1986, riceve alcuni giorni dopo la confessione di un fin troppo loquace pentito, Calcara.

Vincenzo Calcara, stando al ricordo di Russo, “non era nessuno nella mafia“. Tuttavia il pentito confessa di aver provato ad ucciderlo con un fucile di precisione, insieme ad altre esagerazioni, dettate dall’intento, chiarito troppo tardi, di confondere le acque. Insomma, “non era vero nulla.” La confessione, secondo il pm, non avrebbe portato a vere conseguenze nele indagini, al contrario di quella di Vincenzo Scarantino, su cui la versione di Calcara sarebbe stata costruita a modello. Polemicamente, Russo afferma che seguire la pista disposta maliziosamente da Calcara (o da chi dietro di lui) è stata “una caduta professionale da parte dei magistrati che fino alla Cassazione non hanno saputo sventare la colossale bugia e un debole filtro critico all’informazione.”

Il ricordo di Paolo Borsellino, il “collega della porta accanto che aveva con i suoi sostituti un rapporto umano, gioviale e fraterno”

Russo ricorda Paolo Borsellino con ammirazione e ispirazione, riconoscendo nell’azione dell’allora Procuratore una “grande lezione civile.” Un collega autorevole ma umano, dotato di tatto e gentilezza, oltre che spinto da un unico afflato per la giustizia. Si ricorda, nel periodo della sua attività a Marsala, le indagini di Alessandra Camassa sulla guerra di mafia di Partanna, fondamentale nella metodologia del contrasto ai clan. Russo poi pensa agli ultimi giorni di Borsellino, ricordo da cui traspare l’immagine di “un uomo piegato dal dolore per la fine di Giovanni Falcone. Aveva le lacrime agli occhi. Si abbandonò sul divano. ‘Un amico mi ha tradito’, disse.” Un uomo provato da una lotta contro la criminalità organizzata che sembrava senza fine, ma a cui diede un contributo epocale e irripetibile.

Alberto Alessi

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