Dal dieci ottobre in sala “Brave ragazze”, opera seconda di Michela Andreozzi, commedia tratta da un’incredibile storia vera.
In una delle scene più erotiche della storia del cinema una provocante Sharon Stone con un banale accavallamento di gambe a mostrare la vulva disadorna ha infranto anni e anni di affermazione maschista, patriarcale e misoesclusa mostrando non solo il pube in dèshabille ma soprattutto che l’istinto base dell’uomo è sia fragile che primitivo. Harvey Weinstein qualche hanno dopo, colpevole di essere stato troppo istintivo, per così dire, ha scoperchiato definitivamente il vaso di Pandora, in questo caso però, come un’ellenico aerosol, ha scaturito effetti benefici. Il torbido schifo filtro e conseguenza delle azioni putride dell’epulone hollywoodiano hanno iniziato una nuova era del femminismo, la quarta, determinata a ribaltare il predominio di genere.

“Brave ragazze” opera seconda di Michela Andreozzi si inserisce in questa rivendicazione sacrosanta. Quattro donne Anna (Ambra Angiolini), Maria (Serena Rossi), Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico), schiacciate dalla vita decidono di reagire ordendo il più virile dei crimini:una rapina in banca. Sconcerto e stupore dalla sovversione sessuale bensì dalla vitrea realtà dei fatti. Perché queste quattro banditesse Porteriane non sono frutto di nessuna fantasia ma dello sfacelo dei tempi in cui le difficoltà barbaramente raddoppiano se si portano i bigodini.

Ed è così che la regista definisce “Brave ragazze”: una storia vera “bigodini e pistole” e in cui si trova a dirigere un cast di notevolissime che annovera la stupenda Stefania Sandrelli e la stessa Andreozzi con l’ incursione di due rappresentanti del sesso insolente: Luca Argentero che interpreta il commissario Gianni Morandi e Max Tortora che impersona il parroco del paese Don Backy. Ed è subito Fantastico nostalgia. “Brave ragazze” dal dieci ottobre al cinema è un’eccezionale storia vera che si maschera di commedia e non meno importante l’auspicabile inizio di una preponderante presenza rosa nelle nostre sale.





