Sono passati ben nove anni da quel finale di Bridget Jones’s Baby, dove Bridget ha un bambino con l’amore della sua vita Mark. E ne sono passati invece ventiquattro dal primissimo, irriverente e folle Bridget Jones. Ne è passata di acqua sotto i ponti per tutti, anche per la nostra protagonista che, abbandonate le buffonate selvagge, ubriache e folli della giovinezza, deve fare i conti con la mezza età. E, soprattutto, deve rendere conto a due figli, William e la piccola Mabel, avuti entrambi con Mark, che ora non c’è più perché è morto durante un operazione umanitaria in Sudan. Bridget Jones – Un amore di ragazzo inizia proprio qui, dalla scoperta (nostra) della morte di Mark e la presa di coscienza (di Bridget) di quanto sia necessaria voltare pagina e andare avanti. Di lune piene ne sono passate tantissime da quando Bridget era una londinese matta. E quando questo ultimo capitolo non si sforza di assomigliare agli altri, diventa anche un piacevolissimo film. Probabilmente il migliore.

Perché Bridget Jones – Un amore di ragazzo vive due vite parallele. Se da un lato la caotica donna inglese ha passato gli ultimi quattro anni da mamma a tempo pieno – abbandonando anche il lavoro – senza neanche l’ombra o l’idea di avere un altro uomo, dall’altro quella ragazza fuori da ogni schema vive ancora dentro di lei. E il film vorrebbe farla esplodere e fuoriuscire, forse anche per accontentare un pubblico che non vuole andare avanti. Ma quando prende posizione, si scrolla di dosso quella maschera e accetta che quel futuro che sembrava così lontano anni fa è arrivato, Bridget Jones perde sì magari quell’irriverenza tipica dei primi film, ma acquisisce una dolcezza e una delicatezza che mai aveva avuto prima.

Bridget Jones – Un amore di ragazzo: tornare in pista

Bridget è una madre single che ha abbandonato la sua carriera da produttrice televisiva per dedicarsi ai figli. Non ha mai dimenticato Mark, morto quattro anni prima, che lei ancora sente accanto a sé. Tutti le chiedono come sta, cosa fa, perché non torna a lavorare. Dagli amici, dai parenti, dalla fin troppo diretta ginecologa che, in una conversazione tagliente come un accetta, la convince a riprendere in mano la sua vita. E allora da lì riparte la caotica vita stile Bridget Jones, stavolta in formato famiglia. Bambini a scuola, dove c’è un nuovo affascinante insegnante, e poi al vecchio lavoro di produttrice, fino alle passeggiate al parco dove, casualmente, incontro un bellissimo neanche trentenne biologo di nome Roxster. Tra loro due c’è chimica, che sfocia in una relazione bella e appassionata. Ma, forse, la differenza d’età è uno scoglio troppo grande da superare. E se quindi la felicità fosse da un’altra parte?

Bridget Jones – Un amore di ragazzo ha pochi momenti scottanti o “scandalosi”. Sono cambiati i tempi, è innegabile. Siamo cresciuti tutti così come lo è Bridget. La stessa Renée Zellweger è cambiata ed è diventata più grande, con un interpretazione più saggia, leggermente più austera anche se totalmente in stile Bridget. E quindi le scorribande, la follia, anche lo stesso diario (che appare per un solo momento del film) lasciano lo spazio ad un agrodolce consapevolezza, una dolcezza quasi malinconica. Il film vuole raccontare del modo in cui Bridget si libera del dolore e del lutto per ritornare a vivere, per rinascere sotto nuova forma. Deve accettare il lutto, abbracciarlo, trasformarlo in ricordo e ricominciare a vivere. Compiti che rendono diversi momenti di Bridget Jones – un amore di ragazzo un film piuttosto commovente. Decisamente non qualcosa che ti aspetti da Bridget Jones.

Nostalgia di casa

Un amore di ragazzo è quindi un finale malinconico, dolce e romantico per una storia lunga ventiquattro anni. Differente, ma altrettanto efficace, se non di più. Bridget, proprio come chi è cresciuto con lei, fa i conti con l’inesorabile tempo che passa. È forse una consolazione dolceamara quella di pensare che anche Bridget, che può, grazie al cinema, essere immortale, possa invecchiare e debba guardarsi indietro. Bridget è sopravvissuta ad un grande dolore. Ma da lì, fa solo ciò che i buoni personaggi fanno: impara. E, ancora una volta, è una fonte di ispirazione per chiunque si voglia immedesimare in lei. Magari non il film che tutti avrebbero voluto vedere, più nostalgico e malinconico verso una fase della vita ormai passata. Ma, sicuramente, il più necessario di tutti.

Alessandro Libianchi

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