Al quinto album di studio, la Brunori Sas trova la formula perfetta tra passato e presente e con “Cip!” ci lascia in ascolto un lavoro vitale ed eterogeneo, ricco negli arrangiamenti, luminoso nei contenuti. In una parola: maturo. Diamo il benvenuto all’ultimo nato, venuto alla luce da poco più di una settimana e già premiato dai fans con un lusinghiero numero 1 in classifica, per la prima volta in carriera.

Sono passati tre anni dalle amarezze che incupivano il disco precedente: il cantautore calabrese Dario Brunori, 42 anni, con la sua Brunori Sas trova oggi una sintesi di felicità espressiva che rende “Cip!” di fatto il primo tassello di un nuovo percorso artistico, culmine di oltre 10 anni di carriera e insieme sguardo al futuro. Il titolo stesso dell’album suggerisce leggerezza, il verso mattutino del pettirosso che dalla copertina canta fiero l’arrivo di nuovi giorni da vivere senza paure.

La copertina di "Cip!", nuovo album di studio della Brunori Sas (PHOTO: www.endofacentury.it)
La copertina di “Cip!”, nuovo album di studio della Brunori Sas (PHOTO: www.endofacentury.it)

11 brani in quasi 40 minuti di musica. Pop/rock cantautorale fatto di tempi medi e ballate, chitarre acustiche-elettriche, con ampi spazi per interventi di archi e fiati: certosino nei dettagli, sontuoso nelle melodie e negli arrangiamenti e al tempo stesso ‘pacificato’, cioè consapevole del proprio ruolo e del proprio ‘essere umano’ in un mondo cui guardare con un sorriso. Brunori è vitale e sincero come non mai nel mettersi a nudo, nel raccontarsi utilizzando meno del solito la consueta ‘maschera’ dell’ironia.

Si alternano brani caratterizzati da una vibrante passione e impegno sociale (Al di là dell’amore”; Benedetto sei tu”; “Il mondo si divide”), pezzi più intimisti dal ritmo trascinante (“Capita così”), corali che faranno la fortuna dei futuri live (“Fuori dal mondo”; “Per due che come noi”) e omaggi affettuosi ai giganti (Lucio Dalla nella conclusiva “Quelli che arriveranno”).

In questo album più che nei precedenti è tangibile la maturazione di un percorso di “tensione spirituale” (come lo stesso Dario l’ha definito nel corso delle interviste promozionali) che buoni frutti ha portato in termini di accettazione, serena consapevolezza di sé. E anche un netto rifiuto al cinismo disincantato, tossico e assuefatto di questi tempi grigi/rassegnati. Una ventata di aria fresca in tempi di pericoloso medioevo populista.

Uno scatto della band al completo (PHOTO: pagina ufficiale Facebook della Brunori Sas)
Uno scatto della band al completo (PHOTO: pagina ufficiale Facebook della Brunori Sas)

E così, dalla sua oasi naturalistica di San Fili, 2600 anime a mezz’ora da Cosenza, tra strade di campagna e trekking montano, silenzio, solitudine, pace e pigrizia contemplativa, il Nostro è riuscito a trovare l’armonia necessaria per ritrovarsi, cantare di sé e della vita che verrà. Complice l’osservazione dalla giusta distanza, il cantautore riesce a condividere il tono empatico, compassionevole e il gusto della narrazione elegante dei grandi del passato (Dalla, De Gregori, Gaetano, Bennato) senza perdere il proprio stile, il proprio alfabeto stilistico ormai cristallizzato in una formula vincente che piace e che ha fatto di lui un personaggio televisivo e una star capace di riempire arene da 4mila persone.

Senza nessun interesse al paragone musicale, le suggestioni naturalistiche ci fanno tornare indietro nel tempo fino al John Lennon di “Imagine”, inarrivabile capolavoro di utopia bucolica e felicità familiare nelle campagne di Tittenhurst Park nei pressi di Ascot.

Come già detto, il peso specifico dei due artisti è imponderabile, così come il Berkshire non è l’appennino calabro. Eppure. Quello sguardo empatico, quell’indagine cantautorale riflessa in sé eppure universale, quel voler cantare di rapporti umani, di amore, di futuro e di fratellanza umana, quell’abbraccio collettivo speranzoso grazie al quale l’inquadratura si allarga fino ad arrivare a un “Noi”, a un “Mondo là fuori” quindi a un contesto inclusivo/generale, bene in questo frangente percepiamo il filo rosso che riverbera tra l’uno e l’altro a distanza di diversi decenni, luoghi e generazioni.

“Per due che come noi”: Il videoclip ufficiale

Tornando al tempo di oggi, chiudiamo con la segnalazione degli appuntamenti dal vivo: la tournée nei palazzetti punta in alto (alcuni degli spazi scelti contengono abitualmente più di 10mila persone, ovvero più del doppio del pubblico medio di una loro serata presso un’arena estiva all’aperto) e pur nello straniamento di questi non-luoghi, dall’acustica non sempre perfetta, la scommessa ci sembra vincente. Prima tappa il 29 febbraio a Vigevano e poi in giro per l’Italia fino a Reggio Calabria, il 5 aprile.

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