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Maggio 18, 2021, martedì

Camihawke:“Per tutto il resto dei miei sbagli”| Recensione

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Camilla Boniardi, in arte Camihawke, è un’influencer da 1,2 milioni di follower. Da pochissimo si è unita al gruppo di influencer scrittori di libri. “Per tutto il resto dei miei sbagli” è il titolo dell’esordio letterario di Boniardi, edito da Mondadori, in vendita dal 20 aprile su tutti gli store.
A differenza di biografie o manuali di cucina, Boniardi ci immerge fin dal primo rigo in un romanzo d’amore piacevole e scorrevole.

Oggi questa recensione deve iniziare con una premessa: non sono una lettrice di romanzi rosa. Quando mi è capitato il libro di Camihawke tra le mani ho pensato di voler dare una possibilità al romanzo d’amore.
Questo perché Camilla Boniardi è quel genere di persona capace di trasmetterti tutto l’amore che prova nei confronti del suo lavoro. Ma – sì c’è un “ma” come sempre – ho qualcosa da dire.

Camilla Boniardi (Camihawke) - photo credits: web
Camilla Boniardi (Camihawke) – photo credits: web

Trama dell’esordio di Camihawke

Marta vive ogni giorno in preda a uno strano e costante senso di inafferrabilità: anche le scelte più semplici, le decisioni più ovvie sembrano sempre un passo più in là di ogni suo sforzo. Non sfugge a questa sua irrequieta condizione nemmeno l’amore, che sembra volersi arrendere allo stesso senso di inadeguatezza: mai abbastanza affascinante, mai sufficientemente intelligente, mai all’altezza o idonea a soddisfare le aspettative dei partner. Trovare il modo per ovviare a quelle che ormai ritiene siano delle sue mancanze, diventa per Marta quasi un’ossessione.

La sua vita si trasforma in uno slancio sofferto, a tratti agonistico, verso la perfezione, una ricerca continua e a volte dolorosa di quell’immagine che gli altri hanno costruito su di lei, fatta di empatia, ironia, leggerezza e seduzione. Nel suo percorso verso una nuova consapevolezza, Marta scoprirà quanto sia sottile e tagliente la lama che la separa dall’etica dell’imperfezione. In questo difficile cammino il tempo sarà suo alleato.
(Trama tratta da Mondadori)

“Per tutto il resto dei miei sbagli”, parliamo dei no

Vivevo ogni mia relazione nel costante timore di non essere abbastanza affascinante, abbastanza intelligente o bella o simpatica o culturalmente impegnata per lo standard cui mirava il compagno di turno”. 

Con queste parole Marta si presenta al lettore e, fedele a sé stessa, è così che lo saluterà alla fine del romanzo. 
Il mio più grande problema con Per tutto il resto dei miei sbagli è che non vorrei scrivere una recensione ostile, non solo per il timore di vedermi orde di fan sotto casa con le fiaccole, ma soprattutto perché si percepisce l’impegno che Camilla Boniardi vi ha riversato all’interno… ma.

Il punto è che mi aspettavo un libro diverso. La citazione all’inizio di questo articolo si trova nella prima pagina del libro, nel primo capitolo. L’ho sottolineata con il giallo pensando che fosse un incipit affascinante: la storia di una donna che si riappropria del proprio corpo e della propria consapevolezza.

Non è quello che ho trovato nel libro. Marta fa un passo indietro proprio quando era riuscita a tirarsi fuori da quel suo circolo vizioso di insicurezze.
Non possiamo sapere cosa ne sarà di Marta, se la sua scelta sia stata, infine, una buona scelta. Il romanzo finisce per essere una lunga e straziante attesa dell’amore. E non della fiamma, ma di quel sentimento costante che Boniardi stessa descrive nei personaggi dei genitori di Marta.

Marta, l’insicurezza dei privilegi

Le conseguenze di questa mia insicurezza cronica erano disastrose. Modificavo il mio gusto nel vestire, il mio modo di parlare, perfino le mie frequentazioni subivano cesure drastiche, tutto pur di sembrare quella che non ero: ogni volta diversa, ogni volta sfiduciata”.

Siamo tutte Marta, ma nessuna di noi vuole esserlo. Allo stesso tempo non so quante Marta ci siano davvero lì fuori nel mondo. Marta, la protagonista del romanzo, è una ragazza di 25 anni che frequenta la facoltà di Giurisprudenza a Milano. La sua vita è facile, bella e spensierata. Se non fosse per delle pessime relazioni e la difficoltà negli studi.

Cosa mi è rimasto di Marta? Voglio essere brutale, togliermi il sassolino dalla scarpa e la lattuga tra i denti: Marta è una privilegiata.

A venticinque anni vivevo il tormento dei momenti di passaggio e sentivo feroce il richiamo della mia indipendenza: riuscire ad andare a vivere da sola senza pesare su nessuno era il motore di ogni mio sforzo”.

In quel momento mi sono domandata “sforzo” di cosa? Marta è lenta nello studio, non ha un lavoro (non viene mai menzionato almeno) e viene aiutata in toto dai suoi genitori – che le daranno la paghetta, altrimenti non riesco a capire in che modo viaggi e faccia spritz come se non ci fosse un domani – e dalla sua amica Olivia (vero best personaggio femminile).

Non ha problemi e quando inizia ad averli è per amore. Ah, l’amore, causa di affanni e malanni, di anoressia nervosa e stress da abbandono. 
Non è un personaggio da scoprire la Marta del presente, a differenza della forza della natura che era la piccola Marta. Camihawke alterna presente e passato in modo armonioso, in lunghi momenti di riflessione che si risolvono nello riscoprirsi nel passato.

La Marta del presente del romanzo è un personaggio con il quale ho faticato a entrare in contatto. A un certo punto ho pensato, con un pizzico di cattiveria, che avesse scritto di uno stereotipo. 

Come Camihawke mi perdo nei ricordi

È domenica pomeriggio, mia nonna mi ha riempito il piatto quattro volte e per quattro volte l’ho spazzolato. Sono sul divano ad agonizzare, in attesa delle fragole con la panna, quando in tv passano il solito film. Sì dai, quel film con la protagonista bionda di cui non si capiscono le origini. Sarà svedese? No, è canadese. Ma come, le scritte dei cartelli cittadini sono in tedesco. E allora sarà tedesca, che ne so. 

Dopo aver discusso con mia madre l’origine di quel personaggio più di quanto ci abbiano pensato gli sceneggiatori, ecco che si entra nel vivo della storia. Quella bionda qualunque, perché letteralmente potrebbe essere chiunque, vive una serie di vicende amorose sfortunate fino a trovare l’amore. 

Fine ricordo. Per tutto il resto dei miei sbagli mi è sembrato questo: un ricordo nostalgico di un pomeriggio sul divano, con la pancia piena, a guardare un film che nessuno vuole davvero vedere. 
Ok, ok non è così tragica la situazione con il libro di Camilla Boniardi, non è un film di serie B. Però ci sono alcuni passaggi che fanno scattare l’allarme.

“Per tutto il resto dei miei sbagli”, che poi non sono sbagli

La scrittura di Camilla Boniardi è piacevole, anche se a tratti un po’ troppo sospesa. Soprattutto nella prima metà del romanzo le virgole, gli incisi, il trattenersi sulla stessa frase la fanno da padrone; per poi lasciare spazio, nella seconda metà, a una scrittura più scorrevole, che ha le sembianze di una discesa senza ostacoli. 

Mi sentivo mediocre in tutto quello che facevo, non ero abbastanza affascinante da sconfiggere la reticenza amorosa di Dario, non abbastanza motivata da far diventare lo studio del diritto una passione, né abbastanza forte da trasformare in azione un pensiero di riscatto che potenzialmente avrebbe potuto fare la differenza”.

Ho voluto aprire l’articolo con gli aspetti che meno mi sono piaciuti per poter poi parlare liberamente dei pro, seppur macchiati da alcuni dubbi.

Marta, tra speranza e limiti

Credo proprio che Marta sia un esempio di come la psiche di noi giovani degli anni ‘90 abbia imparato a reagire al mondo: insicurezza, paura della mediocrità, ansia da prestazione generalizzata a ogni esperienza della vita. Marta racchiude tutti i timori e le incertezze dei suoi coetanei.

Aspettative alte e possibilità poche. C’è chi convive con questo delirio in una lotta di potere perpetuo e chi si abbandona al dolce mare senza sensi di colpa. Marta è iscritta alla seconda categoria da tanto tempo e ha bisogno del più semplice degli escamotage per invertire la rotta: soffrire per amore
Aver trovato e perso quello che si considera essenziale, l’amore, è lo stimolo del cambiamento per Marta. Un cambiamento non facile, sicuramente sofferto. 

In un momento del romanzo, verso gli ultimi capitoli, la relazione tra lei e Leandro (il ragazzo perfetto) finisce bruscamente. Passano due anni senza amore, due anni nei quali Marta brilla: recupera gli esami, si laurea, viaggia e trova un lavoro. Quando la vita sembra andare nella giusta direzione, torna Leandro. Il ritorno di Leandro è come il ritorno di un cattivo che si credeva sconfitto, è l’amore che allunga la mano e porge il conto. 

L’amore vince sulla ragione

Specchio, servo delle mie brame, dimmi chi è la più bisognosa del reame? Marta. Quando Marta vede Leandro si dimentica di tutto il resto e capisce di essere finalmente pronta. 
A me, invece, sembra una sconfitta.
Il dialogo che hanno Marta e Leandro, dopo due anni, è realistico quanto un finale della Disney.

Scrivo questo in vista della rivelazione (forse uno spoiler?): Marta ha sofferto, ha perso peso e la voglia di vivere dopo Leandro. Marta si è buttata nel vuoto per amarlo ed è stata ripagata con due anni di ripensamenti.
Leandro però si scusa e ci si aspetta un irriverente dito medio da parte di Marta. Invece no.
Sta qui la critica iniziale: il personaggio di Marta non ha bisogno dell’amore. Quando finalmente è sola si concentra su sé stessa ed è felice, eppure sceglie di cedere nuovamente all’amore.

Sarà il fascino del rockettaro, del musicista colto, sarà che non tutti imparano dai propri sbagli e per questo Per tutto il resto dei miei sbagli è un romanzo che non ha dato tutto quello che poteva. Alla fine la paura di rimanere sola ha vinto. Una persona meno pessimista direbbe “se non provi, non lo saprai mai”, mia nonna risponderebbe “sbagliando si impara”.

Così, alla fine del romanzo, al titolo cosa ho capito delle faccende d’amore”, la risposta più giusta è nulla. L’amore è criptico e vince su tutto, anche sulla ragione.

Vi invitiamo a leggere gli scorsi episodi di #LettureCoraggiose. Le scorse settimane abbiamo parlato de “La stagione più crudele“, romanzo d’esordio di Chiara Deiana, di “Benedetto sia il padre“, il nuovo libro di Rosa Ventrella e “La donna orso” di Karolina Ramqvist. Nei link trovate le recensioni e le interviste alle autrici. Per non perdervi le nuove uscite di #LettureCoraggiose seguiteci su:
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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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