Il rugby non è uno sport da sud, o meglio, le statistiche sul massimo campionato italiano sembrano dire questo. La maggioranza di squadre del nord Italia lasciano poco spazio a quelle del sud, delimitando a volte anche la conoscenza di questo sport su tutta la penisola. Quante volte una squadra del sud ha avuto successo nel campionato italiano? Ecco alcune utili statistiche.

Campionato italiano: poco sud, a vincere è sempre il nord

Un’affermazione sulla quale si può stare a discutere, litigare ed avere pensieri contrastanti li quali son più o meno giusti, a seconda della propria idea. “Qui non si vuole fare polemiche e non sorgono soli delle alpi ne si sventola la Trinacria.

Però in questo periodo senza sport, senza rugby, senza partite da giocare, spesso ci soffermiamo su vecchi ricordi, partite giocate e da rivedere, statistiche, campionati e vittorie passate alla storia.

Cosi anche noi ci siamo voluti soffermare a riguardare gli archivi e le statistiche sul massimo campionato nazionale. Che esso si chiami Top 12, Eccellenza o Divisione Nazionale.

Dati che ci fanno rendere conto dell’andamento di una determinata situazione, che possono essere utili a capire e osservare come è divisa la situazione in Italia e la pratica del rugby, numero che ci possono aiutare a riflettere.

Ci siamo voluti quindi soffermare sui club che militano ad alti livelli nel sistema del rugby italiano ed osservare da dove provengono, la loro area geografica. La maggior parte delle squadre che fanno parte del massimo campionato italiano sono tutte del nord-Italia. Nel corso degli anni qualche piccolo sprazzo di sud con alcune squadre che sono riuscite a giocare ad alti livelli. Andiamo a vedere come è stato l’andamento negli ultimi trent’anni.

campionato italiano rugby
Calvisano vince il campionato italiano nella stagione 2018/19 – credit: pagina ufficiale del club

Roma linea immaginaria

Immaginiamo di dividere il nostro paese sportivo in due. Utilizziamo la nostra affascinante capitale Roma come linea immaginaria che divide il Nord dal Sud del paese. Andiamo adesso a fare un tuffo nella storia sportiva rugbystica italiana e torniamo addietro negli anni. Cosa scopriamo?

Negli ultimi trent’anni del nostro campionato, quindi dalla stagione 1989/1990, scopriamo che le squadre che sono riuscite a cavalcare l’onda del massimo campionato, al di sotto di questa linea immaginaria “Roma”, quindi che fanno parte del sud Italia sono state soltanto tre: il Colleferro Rugby, per una sola stagione nel 1996/97, il San Gregorio di Catania, anch’esso per una sola stagione ma molto più recentemente nel 2011/2012. Infine l’Amatori Catania, forse l’unica vera squadra del sud che è riuscita ad avere buoni risultati a livello nazionale, riuscendo a mantenere il suo posto tra le “grandi d’Italia” per buoni periodi.

Anche se manca dal massimo campionato dalla stagione 2007/08 l’Amatori Catania ha giocato ben 11 stagioni negli ultimi trent’anni nel campionato d’Eccellenza. Un numero che rispecchia comunque solo il terzo dei campionati disputati. Quindi, tutto sommato una media davvero bassa.

Abbiamo tralasciato in questa speciale classifica però le squadre che si trovano proprio su questa linea immaginaria; Capitolina, Rugby Roma e Lazio Rugby. Le squadre della capitale. Non tenendo conto delle Fiamme Oro che seppur hanno la loro sede a Roma fanno parte del gruppo Polizia di Stato.

Proprio la capitale, dove l’ultimo titolo risale al 1999/2000 vinto dalla Rugby Roma che riporta il titolo nella capitale dopo l’ultimo successo che risaliva nell’immediato dopoguerra, stagione 1947/48.

Mentre a Sud di Roma l’unica squadra riuscita a cucirsi sul petto il tricolore con la vittoria di due scudetti alla metà degli anni 60 è stata la Partenope Napoli.

Stessi anni in cui nel massimo campionato italiano il record di punti messi a segno, vincendo la speciale classifica di “capocannoniere” in un solo campionato appartiene ad un giocatore nato nel meridione, ovvero Marcello Martone, napoletano che giocava nel club partenopeo con il ruolo di Estremo.

Veneto: la regione del rugby

Insomma, poche volte una squadra del sud si è affacciata ai più alti livelli del rugby italiano. Basta pensare che un titolo manca da ben 20 anni ad una squadra che non fa parte di quel quadrilatero formato da Rovigo, Treviso, Padova e Calvisano che delinea il rugby d’eccellenza in Italia.

Certamente una zona ricca di rugby che ha dato al nostro paese grandi soddisfazioni nel mondo della palla ovale. Società e squadre abituate a vincere e nelle quali ha giocato il meglio del rugby nostrano e non solo, richiamando negli anni d’oro anche dei Top Player di livello internazionale. Giocatori del calibro di Kirwan, Green, Campese. Solo per citare alcuni dei più grandi fenomeni del rugby.

Di certo, scendendo ancora più giù non mancano le scuole da una buona tradizione rubyistica. Basta pensare a L’Aquila su tutti ma anche Frascati oppure Benevento. Zone in cui la tradizione rugbystica è molto ampia e ben radicata.

campionato italiano david campese
David Campese con la maglia del Petrarca Padova – credit: wikipedia

Ampliare il rugby su tutta la penisola

Una situazione che si riflette su tutto il territorio nazionale, quella in cui al nord ci sono il maggior numero di iscritti e di società, con squadra meglio attrezzate e strutture più adeguate verso il rugby professionistico. Invece al sud il rugby è poco sviluppato e i tesserati e le società sono sempre di meno.

Sarebbe comunque importante riportare al centro dell’interesse e degli investimenti federali le nostre radici, i nostri club, i nostri territori. Cercare di far crescere il movimento di base, anche attraverso i Comitati Regionali, che devono essere potenziati strutturalmente, e tramite questi innescare la crescita qualitativa dei club lungo tutta la penisola.

Nessuno ha la bacchetta magica per portare un rinnovamento effettivo ma la crescita di questo sport anche al sud potrebbe risultare importante, non solo per far conoscere la tradizione rugbystica ma anche per aumentare il numero di iscritti praticanti e di appassionati che lo seguono.

Continua a seguire il rugby sulle pagine di Metropolitan Magazine

© RIPRODUZIONE RISERVATA