Calcio

Campobasso, tanta esperienza per centrare la promozione

Campobasso nei quartieri alti della classifica del girone F della Serie D come atteso. Pochi segreti e tanta concretezza. I rossoblu quest’anno non possono sbagliare.

Un Cudini in più in panchina

Il Campobasso che si è presentato ai nastri di partenza di questa edizione della Serie D, ha tanto l’aria di una squadra costruita badando soprattutto alla concretezza, auspicabilmente capace, nel suo settimo anno di quarta serie, di centrare il ritorno nel calcio professionistico, lì dove, tra alti e bassi, ha vissuto gran parte della sua storia.

La squadra che nelle prime 5 giornate è riuscita a raccogliere il ricco bottino di 13 punti, nel corso dell’estate è stata affidata a Mirko Cudini, lo scorso anno sulla panchina di un più volte elogiato S.N. Notaresco. Il tecnico classe ’73 nativo di Sat’Elpidio a Mare, da calciatore ha brillantemente interpretato il ruolo di difensore, giocando 480 gare ufficiali tra i professionisti, calcando praticamente tutti i campi, dalla Serie A alla Serie C, e togliendosi lo sfizio, alle soglie dei 40 anni, di “divertirsi” anche in Eccellenza.

Sambenedettese, Avellino, Salernitana, Torino, Cagliari, Genoa, Ascoli, Vicenza, Perugia, Monza, Fermana. Sono state davvero tante le avventure che l’attuale allenatore del Campobasso ha vissuto. Esperienze che, a ben guardare, mette a disposizione del gruppo che ha intorno a sé, se è vero, come è vero, che il suo Campobasso, sino a qui, non solo è stato in grado di superare a suon di gol realizzati gli avversari, ma ha anche egregiamente saputo dotarsi di un’efficientissima fase difensiva. Si ferma infatti a uno, il computo dei gol subiti.

Campobasso Mirko Cudini
Mirko Cudini (Photo credit: S.S. Campobasso Calcio)

Reparto difensivo esperto e affamato

Dietro alle squadre che “divorano” i campionati, c’è sempre un gruppo unito, che sa soffrire e mostrare il meglio di sé non solo nei weekend di gioco, ma soprattutto durante gli allenamenti, lontano dai riflettori e dalle telecamere. E’ questa, la tanto lodata “forza del gruppo”. In due parole: fatica e lavoro. Ecco, il Campobasso di quest’anno, è proprio tutto questo.

Analizziamo ad esempio la coppia di centrali difensivi: Alessandro Dalmazzi e Damiano Menna. Il primo, classe ’94, cresciuto a Grosseto (con il quale ha pure esordito in Serie B), la Serie D la conosce davvero bene. Viterbese, Rieti, S.N. Notaresco e poi Campobasso. Oltre 100 presenze nel suo curriculum.

Non gli è da meno il compagno di reparto. Dopo le prime esperienze in Eccellenza, nel 2015 con l’Avezzano approda in Serie D. Ci rimane per quasi 4 campionati e poi si sposta a Taranto. Lo scorso anno, invece, fa le valigie ed arriva nel Campobasso. Le oltre 230 presenze in carriera, ne fanno elemento più che esperto.

Ai lati della difesa a 4, ci sono due giovani profili, che occorrerà tenere d’occhio. Parliamo di Cristian Fabriani (ex-S.N. Notaresco, 2001) e Nicola Vanzan (ex-ArzignanoValchiampo, ’99). Per loro il Campobasso è una chance importante, un trampolino di lancio tra i migliori che si possa sperare. Occorre abbiano fame. Il Campobasso ha bisogno anche di questo.

Dalla cintola in su tanta qualità

Nel 4-3-3 che Cudini disegna sin dall’inizio con il suo Campobasso, la linea dei centrocampisti è composta da Francesco Bontà (’93), Leonardo Brenci (’94) e Kevin Candellori (’96). Oltre 480 presenze in tre, il ché è tutto in programma. Per Bontà (capelli lunghi come il suo tecnico e l’apprezzabile vizietto del gol) e Candellori, peraltro, anche un passato nel S.N. Notaresco, mentre la carriera di Brenci, nato calcisticamente con il Siena, ha previsto le tappe di Olbia, Agropoli, L’Aquila, Budoni, Pianese e Gavorrano. Per tutti e tre, questo in corso, è il secondo campionato con la maglia del Campobasso.

In avanti, nelle prime 5 uscite stagionali, a graffiare le difese avversarie ci hanno pensato i giovani Andrea Zammarchi (2000), Pablo Vitali (2002) e con maggiore continuità, i più esperti Pietro Cogliati (’92) e Vittorio Esposito (’88). Un mix di esperienza, gioventù, esplosività e fantasia, che, considerato il lavoro del reparto alle spalle, ha da temere ben pochi rivali.

Gli highlights di Campobasso-Matese

Il grande “vecchio”

Sino a qui non è mai partito da titolare e forse il suo ruolo in questa squadra è normale che sia un altro, ma tra le fila del Campobasso c’è anche Ferdinando Sforzini. Per descrivere il bomber romano bastano due numeri: 391 presenze (di cui 374 tra i professionisti tra Serie A e Serie C) e 110 gol. E’ indiscutibilmente il grande “vecchio” della squadra, quello che ogni spogliatoio cerca o vorrebbe avere, per capire come tenere dritta la barra quando il mare è in tempesta.

Il Covid-19 ci sta togliendo tante partite ed emozioni, e da solo rischia di condizionare sin troppo questa edizione della Serie D, ma una cosa è certa: il Campobasso ha tutto ciò che occorre per tornare in alto. Che il viaggio, allora, cominci presto.

Autore: Adriano Fiorini

Articolo precedente

Seguici su:

Pagina Facebook Calcio Metropolitan

Pagina Facebook Metropolitan Magazine Italia

Account Twitter Ufficiale Metropolitan Magazine Italia

SERIE D

Adv

Adriano Fiorini

"Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla." (cit. Pierre De Coubertin). C'è allora qualcosa di più divertente da raccontare?

Related Articles

Back to top button