Carolina Castagna è la figlia di Alberto Castagna, nata dal matrimonio tra il giornalista e la dermatologa Pucci Romano. Carolina aveva solo 13 anni quando Albero Castagna è venuto a mancare ed oggi è una giovane donna che si sta realizzando nella vita privata e professionale con il ricordo del padre nel cuore. Oggi, infatti, Carolina ha 31 anni, è sposata e nel suo cuore c’è sempre il padre a cui va sempre il suo pensiero. “Vorrei sapere cosa pensa, se gli piace mio marito, raccontargli un viaggio, parlargli di politica. Da piccola avevo paura di dimenticarlo, annusavo un maglione che conservava il suo odore. Poi ho capito che le persone vivono nel nostro ricordo, che in fondo non se ne vanno mai“, ha dichiarato Carolina in un’intervista rilasciata ai microfoni del Corriere della Sera ad agosto 2023.
Carolina non dimentica tutto ciò che ha vissuto con il padre con il quale aveva un rapporto “buonissimo, a livelli imbarazzanti. Pur di accontentarmi mi avrebbe concesso qualsiasi cosa e non parlo per forza di regali. Una sera gli dissi, dal nulla: “Vorrei andare a cavallo”. Il giorno dopo mi portò al maneggio. Mi aveva preso tutta l’attrezzatura. Dopo un po’ mi scocciai: “Voglio scendere, non mi piace”. E andammo a giocare a bowling”.
Carolina Castagna e il ricordo del padre Alberto
Quando Carolina Castagna aveva solo sei anni, suo padre Alberto si ammalò improvvisamente. Abituata ad averlo sempre accanto, si ritrovò a dover affrontare una realtà difficile e inaspettata. “All’improvviso non c’era più. Mia madre fu molto sincera con me: mi disse che non stava bene e che sarebbe rimasto lontano a lungo, ricoverato in terapia intensiva, circondato da macchinari e tubi”, ha raccontato Carolina in un’intervista al Corriere della Sera.
Sette anni dopo l’inizio della malattia, arrivò la notizia più dolorosa. “Mamma tornò a casa in lacrime e mi disse che papà se n’era andato. Era un martedì. Fino al giorno prima sembrava stare bene. Avevamo trascorso insieme il pomeriggio e lui mi aveva comprato il CD di Beyoncé”, ha ricordato con emozione Carolina.
«Era un papà affettuoso e presente, ma anche molto ragazzino, impaurito dall’idea di essere genitore. A volte, tra noi due, l’adulta ero io». Un padre che era già malato, che doveva curarsi e rispettare delle regole. «Un giorno lo beccai in cucina a mangiare delle pesche di nascosto. Non poteva. Oppure si chiudeva in bagno a fumare e prima di uscire spruzzava in aria il patchouli. Se lo rimproveravo, sospirava: “Non ho una figlia, ma una badante”. La bacchettona di famiglia, fissata con le regole, sono sempre stata io. Mamma (la dermatologa Pucci Romano) lo copriva. Erano già separati. In coppia erano un match terribile, da amici e genitori invece fantastici. Si scambiavano le ricette delle polpette: “Però sono meglio le mie”».
Un padre «buonissimo, a livelli imbarazzanti. Pur di accontentarmi mi avrebbe concesso qualsiasi cosa». Ma non solo: «Mi viziava. Non mi chiamava “principessa”, però mi trattava come se lo fossi. Mi ha insegnato la leggerezza. Cerco di essere come lui».
Ricorda tutto, soprattutto i momenti felici: «La mattina presto, seduto su una spiaggina in riva al mare, con me in braccio, mi insegnava le correnti, i venti, le maree. Mi interrogava: “C’è libeccio o maestrale? Si può uscire in barca?”. Voleva che diventassi un bravo mozzo».





