Caso Gregoretti-Casellati: spiegazione e commenti dei rappresentanti politici

Il Caso Gregoretti-Casellati sta infiammando il dibattito politico dopo che la Presidente del Senato, contrariamente alla prassi parlamentare, ha deciso di partecipare alla votazione in Giunta per il Regolamento. Il 20 gennaio si voterà sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, relativo al caso Gregoretti. L’ira delle opposizioni e l’ipotesi di disertare la seduta.

Nella giornata di ieri è scoppiato il caso Gregoretti-Casellati; la Presidente del Senato, infatti, è al centro delle polemiche relative al caso della nave Gregoretti, per il quale il leader del carroccio, Matteo Salvini, rischia fino a 15 anni di carcere, in quanto sospettato di sequestro di persona a danno dei 131 migranti a bordo della nave.

I fatti di ieri

La polemica nasce a seguito della decisione della Presidente Casellati di partecipare, in maniera decisiva, al voto in Giunta del Regolamento relativo alla calendarizzazione della votazione della Giunta per le Immunità del Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, fissata per lunedì 20 gennaio.

La querelle tra i partiti di maggioranza ed opposizione sulla calendarizzazione è motivata da una scelta prettamente politica: l’asse governativo M5S-Pd era intenzionato a posticipare la votazione a dopo le elezioni in Emilia Romagna e Calabria, previste per il 26 gennaio, in modo da non dare la possibilità a Salvini di sfruttare a proprio vantaggio l’esito della votazione in vista della conclusione della campagna elettorale.

Cosa è successo in Giunta per il Regolamento

La giornata di ieri è stata la miccia che ha fatto esplodere l’indignazione della compagine governativa. La questione, di carattere squisitamente tecnico, si inserisce nel discorso più ampio della campagna elettorale regionale.

Nella prima votazione, cui non ha partecipato la Presidente Casellati, la Giunta, composta da 12 parlamentari, 6 per schieramento, ha confermato la perentorietà di limiti fissati dalle norme del Senato che sanciscono il termine massimo di 30 giorni per esprimersi sull’autorizzazione a procedere nei confronti di un ministro.

Nel caso di Salvini la giornata di ieri rappresentava proprio il termine ultimo; da qui la richiesta, proposta dai parlamentari dell’opposizione di centrodestra, di una deroga limitata al solo caso Gregoretti.

La motivazione dell’ordine del giorno proposto dal centrodestra verteva sull’impossibilità della Giunta per le immunità di riunirsi, mancando all’appello due componenti, Pietro Grasso e Mario Giarusso, in missione negli Stati Uniti. In aggiunta, l’opposizione ha evidenziato che la commissione deve essere convocata con un preavviso minimo di 24 ore.

I membri della maggioranza, invece, puntavano ad impedire la deroga ed evitare il voto, da rinviarsi poi all’aula del Senato, in forza dell’articolo 135-bis del Regolamento del Senato, secondo il quale:

“Presentata la relazione o decorso inutilmente il termine di cui al precedente comma 3 [nda: 30 giorni dalla data in cui (la Giunta) ha ricevuto gli atti], l’Assemblea si riunisce non oltre sessanta giorni dalla data in cui sono pervenuti gli atti al Presidente del Senato. Qualora manchi la predetta relazione, il Presidente del Senato nomina tra i componenti della Giunta un relatore autorizzandolo a riferire oralmente.”

La decisione della Presidente Casellati

Sul punto i membri della Giunta erano perfettamente divisi, 6 a 6; in quel caso l’ordine del giorno non sarebbe passato, impendendo, di fatto, la votazione nell’altra giunta, quella per le immunità. Al fine di evitare il rinvio, la Presidente ha quindi deciso di partecipare alla votazione e sbloccare lo stallo.

Da un punto di vista regolamentare, la Presidente non ha violato nessun articolo del Regolamento del Senato, avendo diritto di partecipare alla votazione; tuttavia, per prassi e per opportunità istituzionale, i predecessori della Casellati si sono sempre astenuti, onde evitare di mettere in dubbio l’imparzialità ed equidistanza richiesta ad un Presidente del Senato.

Proprio lo strappo alla prassi istituzionale ha mandato su tutte le furie i rappresentanti della maggioranza del governo, che ravvisano nel gesto della Presidente Casellati, per l’appunto un atto contrario alla sua figura terza e super partes.

La Presidente, in una nota, ha rifiutato tutte le accuse a suo carico, rimarcando la totale correttezza delle sue azioni. La Casellati ha, infatti, respinto:

“Ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più, quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato”.

La Presidente ha, inoltre, sottolineato di non ha votato una proposta avanzata da uno schieramento, ma da “un singolo componente della Giunta, al fine di garantire la mera funzionalità degli organi del Senato”.

Le proteste dei membri della maggioranza

Tra i membri della maggioranza assolutamente contrariati dal comportamento della Casellati, svetta il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, che nella giornata di ieri ha dichiarato:

La presidente Casellati, votando con le opposizioni per dare una reoga a Gasparri per convocare un giunta illegittima lunedì pomeriggio, ha deciso che non è più una parte terza. […] Ha gettato la maschera, ha fatto un colpo di mano. La consideriamo una situazione gravissima per il Paese. Siamo molto preoccupati per la democrazia.

Di parere simile anche il Segretario Pd, Nicola Zingaretti, che parla di:

un atteggiamento molto scorretto e grave della Presidente del Senato, che è venuta meno alla sua funzione di super partes e si è schierata su un punto così delicato dalla parte di una componente del Senato.

Tra le fila 5 Stelle c’è chi arriva anche ad invocare le dimissioni della Casellati. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, ha dichiarato che la Presidente:

Si è resa protagonista di una decisione di parte violando ogni criterio di imparzialità e facendosi chiaramente influenzare da motivi extra-istituzionali. È un fatto grave perché stiamo parlando della seconda carica dello Stato. Dovrebbe dimettersi.

Ad ogni modo, in queste ore si è fatta largo l’ipotesi che i membri della maggioranza possano non partecipare alla votazione di lunedì 20 gennaio in Commissione per le Immunità, definita come “una convocazione illegittima, frutto di un colpo di mano gravissimo della presidente del Senato“.

La soddisfazione dei parlamentari del centrodestra

Tra le fila dell’opposizione, invece, si registra una certa soddisfazione per l’esito della votazione.

Discutendo della questione relativa al voto della Casellati, l’ex Presidente del Senato, Renato Schifani, ha dichiarato:

Nei suoi panni avrei votato per garantire le prerogative della Giunta perché altrimenti sarebbe stata privata della possibilità di esprimersi.

Da Riace, nella giornata di ieri, Matteo Salvini ha chiesto di risolvere rapidamente la questione:

Il Pd di vergogna di sé stesso. Se sono un criminale mi processino, se sono una persona perbene la smettano con questa rottura di scatole.

Il segretario della Lega è poi ritornato sulla questione in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, dapprima difendendo l’operato della Presidente Casellati dalle accuse del Pd di non essere equidistante:

Ma è un’assurdità. Io credo che la cosa più squallida di questi giorni è la vergogna che provano il Pd e il M5S: vogliono mandarmi a processo ma sanno che è senza senso e dunque vorrebbero farlo dopo le elezioni in Calabria ed Emilia-Romagna. E se la prendono con la Presidente.

Salvini ha poi confermanto, come si vociferava, di aver incontrato la Presidente Casellati, a latere del convegno sull’antisemitismo proposto dalla Lega, poche ore prima della votazione in Giunta:

Ho parlato con la Presidente prima e dopo il convegno, a cui lei è venuta a portare il suo saluto. Ma abbiamo affrontato esclusivamente il tema della lotta all’antisemitismo.

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