Valter Malosti rivisita Il misantropo in chiave contemporanea e riempie il Teatro Alighieri di Ravenna

L’ipocrisia e il compromesso come mali necessari alla civiltà e alla società da un lato, dall’altro la libertà di dire il vero e quindi, essere condannati all’infelicità.

Valter Malosti reinterpreta Il Misantropo di Molière, scritto nel 1666, all’apice dii una crisi sentimentale con la giovane amante Armande Bejart e in conflitto tra la voglia di assecondare il proprio talento irriverente e la regola di non indispettire le persone che contano.

Il Teatro Alighieri di Ravenna ospita fino a stasera quello che viene considerato uno dei capolavori dello scrittore francese acuto e ironico che, a servizio del re Luigi XVI, alla fine rinuncia alla sua indipendenza di spirito per trasformarsi nel fedele artista di corte.

DA SX: ROBERTA LANAVE E VALTER MALOSTI (FOTO DAL WEB) VALTER MALOSTI
DA SX: ROBERTA LANAVE E VALTER MALOSTI (FOTO DAL WEB)

Il teatro pieno, in un fine settimana invernale di provincia, applaude alla rivisitazione di Fabrizio Sinisi e Valter Malosti, che sono riusciti a sintonizzare sul presente l’amara parabola dell’antieroe che finisce in pasto a se stesso, il misantropo Alceste.

Alceste è incapace di mentire, di piegarsi alla doppiezza e all’inganno nelle relazioni. Finisce in causa con il potente di turno a cui si ostina a negare educazione e gentilezza.

Litiga persino con Filinto, l’avvocato che lo deve difendere e che gli dice: “Via, cerca di venire ai patti, cerca di essere diplomatico almeno una volta ogni tanto!”.

Ma non serve a niente, perché Alceste è destinato a non evolvere, a vivere e morire delle sue stesse contraddizioni. Lo spettatore lo ammira, lo perdona, ma alla fine lo compatisce per l’intransigenza e l’ingenuità.

MOLIERE IL MISANTROPO (C) TOMMASO LE PERA VALTER MALOSTI
MOLIERE, IL MISANTROPO (C) TOMMASO LE PERA

Non tanto perché le sue vicende processuali finiscono male, ma per il modo in cuirimane contraffatto dalle sue stesse azioni. Non sopporta i leccapiedi che stendono il tappetino ai potenti per potersi assicurare un posto nella società che conta.

Non può fare a meno, però, di farlo in modo plateale, in modo che lo sappiano tutti. Vanitoso quanto loro, quindi.

E’ innamorato di Cèlimène, ma lei è tanto bella quanto opportunista. Mente, sparla, tradisce, tutto a proprio tornaconto. E’ la quintessenza dell’inganno, dell’ambiguità e dell’edonismo.

Lui le perdona ogni cosa, attratto in modo irresistibile e irrazionale, anche se rappresenta proprio quel mondo che rinnega in modo ossessivo.

VALTER MALOSTI, IL MISANTROPO (C) ALESSANDRO ALBERTI VALTER MALOSTI
VALTER MALOSTI, IL MISANTROPO (C) ALESSANDRO ALBERTI

Quando alla fine scopre, attraverso una lettera che le ha consegnato l’amica Arsinoè, che lei lo tradisce, ecco il colpo di scena. La ragazza si consegna a lui in totale arrendevolezza. Ammette la sua miseria umana, la sua sfacciata falsità e superficialità.

Si scopre a sua volta misantropa. Sui generis certo, una che inganna le persone perché è sicura che tanto non valgono niente e che proprio per questo, solo Alceste la può capire.

Ma lui non si accontenta di un’affinità. Lui vuole tutto. E le chiede di fuggire dal mondo per vivere il rapporto esclusivo che lui rincorre da sempre, dove non c’è posto per le mezze misure.

Un progetto di solitudine e morbosità che lei rifiuta. Non fa per lei, e del resto non sarebbe naturale neanche per il misantropo Alceste.

Si trasformerebbe da uomo bizzarro e inselvatichito a marito da cortile, alla ricerca di continue attenzioni, così come ne sollecita in continuazione alla società da cui si sente escluso.

A fare da contraltare a Cèlimène (Anna Della Rosa), Arsinoè (Sara Bertelà) , rigida e frustrata nel suo moralismo, ed Eliante (Roberta Lanave), la più equilibrata e la più solare.

MATTEO BAIARDI (FOTO DAL WEB) VALTER MALOSTI
MATTEO BAIARDI (FOTO DAL WEB)

Filinto (Paolo Giangrasso), l’avvocato, è innamorato di lei. Alceste vorrebbe innamorarsi, ma alla fine tutto rimane incompiuto. Perché forse l’amore è davvero qualcosa di irrazionale e va oltre.

A completare la carrellata dei personaggi, il piccolo circo umano composto dalle pomposità e velleità artistiche di Oronte, interpretato da uno statuario Edoardo Ribatto in giacca arancione, e i due spocchiosi corteggiatori di Cèlimène, Clitandro (Matteo Baiardi) e Acaste (Marcello Spinetta), protagonisti della sfrenata danza degli idioti.


Ambientato in un presente surreale, dove luccicano i costumi dai colori sgargianti, l’opera di Molière è ancora capace di parlare al nostro tempo, scoperchiandone le stesse pecche e gli stessi splendori fatui di quando è stata scritta.

Anna Cavallo

Di Valter Malosti su MMI, la recensione allo spettacolo Lo stupro di Lucrezia, in scena al Teatro Rasi di Ravenna, nell’ambito di Polis Teatro Festival, lo scorso 25 maggio.

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