Caso Wallace, il delitto perfetto

Foto con William Herbert Wallace  photo credit: Pinterest.it
Foto con William Herbert Wallace photo credit: Pinterest.it

Il delitto perfetto. Così è definito ancora oggi il caso Wallace. L’omicidio, negli anni ha infatti ispirato scrittori di gialli del calibro di Jonathan Goodman, Raymond Chandler e PD James. La casa in mattoni rossi al nr.29 di Wolverton Street nel distretto di Anfield, a Liverpool è il luogo di un delitto ancora oggi irrisolto e che ha cambiato la storia della Giustizia britannica. Erano circa le 20:45 del 20 gennaio 1931 quando William Herbert Wallace, fece ritorno a casa dopo essere stato ad un appuntamento di lavoro al nr.25 di Menlove Gardens Est. Dopo vari tentativi di aprire la porta principale di casa e trovando difficoltà, si recò sul retro.

Entrato in casa dalla porta posteriore scoprì il corpo di sua moglie Julia Wallace quasi settantenne, distesa a terra nel salotto. La scena fu raccapricciante. Il sangue della donna era ovunque. Il corpo era ricoperto di ferite. A causare la morte, quattro colpi al cranio, ferite inflitte “forse” con un attizzatoio. La presunta arma del delitto non venne mai trovata. Chiamata la polizia, sul posto arrivò il detective Hubert Rory Moore. In seguito, alcune dichiarazioni dei presenti affermarono che Moore, quella sera fosse visibilmente ubriaco, giunto sul luogo del delitto dopo aver trascorso la serata in un pub.

Il nr.29 di Wolverton Street, casa dei Wallace  photo credit: theunredacted.com
Il nr.29 di Wolverton Street, casa dei Wallace photo credit: theunredacted.com

Le indagini

In casa, la borsetta della donna era a suo posto e i soldi erano dentro il portafoglio. Gli investigatori scartarono all’istante l’ipotesi di un furto finito male. In mancanza di un medico legale in quel momento, arrivò un vecchio professore universitario, John Edward Whitly MacFall. Più tardi si scoprirà che il medico non rilevò la temperatura corporea della donna. Elemento essenziale per stabilire con quasi esattezza l’ora del decesso. Questa dimenticanza da parte del Dott. MacFall gli permetterà in sede processuale di anticipare di un’ora e mezzo (ore 18:30) l’orario del decesso precedentemente stabilita dopo le ore 20, avvalorando così la tesi dell’accusa.

Unico sospettato, benché avesse un alibi di ferro, fu il marito. Seppur in mancanza di prove materiali, nell’aprile dello stesso anno, infatti William Herbert Wallace finì a processo. Il movente restò indefinito e la partita in aula, si giocò tutta sulla tempistica del delitto. Gli inquirenti stabilirono infatti che Mr. Wallace anche tenendo conto del suo alibi, avrebbe avuto tutto il tempo di uccidere la moglie Julia. Altro elemento di dibattimento in tribunale fu la telefonata ricevuta la sera prima da William, mentre si trovava al circolo di scacchi. Al telefono un certo R. M. Qualtrough, gli avrebbe dato appuntamento l’indomani alle 19:30 al nr.25 di Menlove Gardens Est a Liverpool, per parlare d’affari.

William Herbert Wallace dopo la scarcerazione   photo credit: @corriere-web-sezioni
William Herbert Wallace dopo la scarcerazione photo credit: @corriere-web-sezioni

La condanna e la scarcerazione di Wallace

Nonostante nessuna prova a carico di Mr. Wallace fu definitiva ne comprovata, dopo tre settimane di dibattimento, e un’ora di camera di consiglio, la giuria condannò l’imputato a morte per impiccagione. In difesa del condannato intervennero politici, giornali e anche la Chiesa d’Inghilterra. Il 19 maggio, per la prima volta nella storia britannica, la Corte di Appello decise di annullare una condanna per omicidio “in assenza della ragionevole certezza in grado di giustificare il verdetto“. L’imputato uscì dall’aula da uomo libero. Tornato in libertà William Wallace dovette fare i conti con la posizione dell’opinione pubblica assolutamente cambiata rispetto a quella avuta durante il processo.

Definito dalla gente uno spietato assassino e un perverso giocatore di scacchi, Wallace fu costretto a trasferirsi in un paesino nelle vicinanze. Il 26 febbraio 1933, a poco più di due anni da quell’orrendo assassinio , William morì, a causa di un’insufficienza renale. Col tempo emersero particolari a dir poco agghiaccianti. Venne scoperta l’assoluta inesistenza di R. M. Qualtrough, si scoprì inoltre che la telefonata ricevuta da William da parte del fantomatico personaggio proveniva da non più di 300 metri dall’abitazione dei Wallace. Un’ altro particolare che per quanto macroscopico venne tralasciato durante il processo, fu l’indirizzo dell’appuntamento al quale era stato Wallace. Infatti il nr.25 di Menlove Gardens “Est”, non esiste. Resta così uno dei casi irrisolti, un rompicapo senza soluzione e un omicidio senza colpevoli.

di Loretta Meloni

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