C’è qualcosa di profondamente cinematografico nella scelta di Chanel di portare il prossimo Métiers d’Art a Roma. Non solo perché la maison francese ha annunciato che Matthieu Blazy presenterà la collezione il 2 dicembre nella Città Eterna, ma perché tutto, in questa decisione, sembra parlare di memoria, arte e heritage trasformato in desiderio contemporaneo. E sinceramente? Non poteva esserci città più giusta per il nuovo capitolo Chanel post-Virginie Viard.

Chanel porta il Métiers d’Art 2026 a Roma: Matthieu Blazy sceglie la città eterna per il suo capitolo più cinematografico

Dopo aver trasformato una subway station di New York in un set ultra-luxury per l’ultima edizione Métiers d’Art, Blazy cambia completamente atmosfera e sceglie Roma: decadente, opulenta, spirituale, quasi teatrale. Una città che vive di contrasti, proprio come la moda che oggi funziona davvero online. Perché se negli ultimi anni il lusso ha inseguito minimalismo e “quiet luxury”, adesso l’estetica sta tornando emotiva, colta, stratificata. Più cinema d’autore, meno clean girl algorithm.

Coco Chanel e Luchino Visconti

L’annuncio è arrivato insieme a una fotografia storica di Gabrielle “Coco” Chanel con Luchino Visconti. Un’immagine che non serve solo come reference culturale, ma come manifesto estetico preciso. Nel 1962 Chanel collaborò con il regista per Boccaccio ’70, creando i costumi di Romy Schneider. Da sempre, il rapporto della maison con l’Italia non è semplicemente geografico: è artistico. Roma, Venezia, il Lago di Como. Chanel ha sempre guardato all’Italia come a un luogo di bellezza assoluta, quasi ossessiva. E ora quel dialogo passa nelle mani di Matthieu Blazy.

Come Matthieu Blazy vuole cambiare Chanel

Chi segue davvero la moda sa che Blazy non è un designer qualunque. Dopo aver trasformato Bottega Veneta nel brand più desiderato dell’ultimo quinquennio — riportando l’attenzione sul craft, sui materiali e su una sensualità meno urlata — il suo arrivo in Chanel è stato uno dei momenti più discussi dell’industria. Non tanto per il “chi”, ma per il “come”. Come cambierà Chanel? Quanto resterà fedele ai codici storici? E soprattutto: riuscirà a renderla di nuovo culturalmente ossessionante per una generazione cresciuta tra TikTok, archival fashion e Pinterest-core?

Roma sembra già una risposta

Sì, perché Métiers d’Art non è una semplice sfilata cruise travestita da evento couture. È il progetto più intimo e artigianale della maison. Quello dedicato agli atelier acquisiti da Chanel negli anni: Lesage per i ricami, Lemarié per piume e fiori, Massaro per le scarpe, Maison Michel per i cappelli. Tutto il savoir-faire che oggi il lusso prova disperatamente a raccontare mentre il pubblico, sempre più saturo di prodotto, cerca qualcosa che sembri autentico.

Non è difficile immaginare quello che potrebbe succedere. Silhouette nere ultra severe illuminate da ricami dorati. Tweed trasformati in abiti da diva romana anni Sessanta. Veli, gioielli barocchi, satin color vino rosso, occhiali scuri giganteschi, riferimenti al cinema di Fellini e Visconti. Un glamour meno “Parigi impeccabile” e più “contessa decadente che fuma in terrazza alle tre del mattino”.

Anche perché Métiers d’Art è sempre stato il format più libero della maison: Tokyo, Dakar, Edimburgo, Hangzhou. Ogni città diventa una lente attraverso cui reinterpretare Chanel. Ma Roma ha un peso diverso. È una città che non ha bisogno di essere resa “fashion”: lo è già. E forse è proprio questo il punto. In un’epoca in cui tanti luxury brand sembrano progettati per essere soltanto instagrammabili, Chanel sceglie una destinazione che possiede già una narrativa potentissima.