Cultura

Charlotte Perkins Gilman, la femminista utopista che parlò di depressione post-partum alla fine dell’800

Scrittrice, sociologa, economista, importante femminista utopista: Charlotte Perkins Gilman diventa un modello per tutte le generazioni femministe soprattutto grazie al racconto  La carta da parati gialla (The Yellow Wallpaper, 1890) scritto in appena due giorni in seguito alla sua nuova condizione di moglie e madre. Il racconto semi-autobiografico sviscera le difficoltà di una giovane donna affetta da depressione post-partum, analizzando aspetti psicologici complessi e il ruolo della donna nella società.

Charlotte Perkins Gilman, l’animo inquieto di una caleidoscopica intellettuale

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Un’importante figura per le generazioni femministe che ha analizzato le contraddizioni e i particolari della società umana attraverso i suoi scritti. La vita di Charlotte Perkins Gilman, nata a Hartford nel Connecticut il 3 luglio 1860, è costellata da eventi drammatici; la salute precaria della madre, l’abbandono del padre, la perdita di un fratello e una situazione economica precaria che aveva inciso anche sulla sua formazione incostante. Tuttavia, grazie al padre si appassiona alla lettura e gli insegnanti sono colpiti dalla sua intelligenza, pur considerandola una studentessa mediocre.

Nel 1882, dopo una relazione di quattro anni con l’amica Martha Luther, incontra Charles Walter Stetson artista di Rhode Island che la chiede in moglie. Inizialmente diffidente, in quanto convinta che il matrimonio avrebbe messo fine alla sua libertà, declina la proposta; tuttavia, nel 1884 accetta e appena dieci mesi e mezzo dopo nasce la loro unica figlia,  Katharine Beecher Stetson. Dopo la nascita della bambina si acuisce la depressione di cui già Charlotte Perkins Gilman soffriva i primi mesi di matrimonio. Dopo un soggiorno presso una casa di cura a Filadelfia, il rientro a casa per Charlotte diventa ancor più drammatico.

In questo contesto storico, infatti, le diagnosi di isteria pullulavano e spesso le donne erano etichettate come soggetti isterici, nervosi, e inferiori. A tal proposito, diventava ancora più grave e, a tratti, scandalosa la diagnosi quando una donna sosteneva di esser malata dopo aver dato alla luce un figlio poiché la società la considerava come invalida.

La carta da parati gialla, il racconto semi- autobiografico sulla depressione post-partum

 Lo stato depressivo insorto e acuito in seguito alla nascita di Katharine, l’ansia e l’intensa tristezza dovuta alla nuova condizione aggiunta all’insofferenza sperimentata verso il ruolo convenzionale di moglie, indussero Charlotte Perkins Gilman a separarsi dal marito trasferendosi a Pasadena. Qui Charlotte si dedica completamente alla sua carriera sostenendo numerose organizzazioni femministe. La carta da parati gialla è la testimonianza del dolore di Perkins Gilman, nonché la sua opera più nota. Il libro, scritto nel giugno 1890, è pubblicato nel 1892 nel primo numero annuale del New England Magazine

La narrazione si presenta in prima persona, sotto forma di diario. Protagonista è una giovane donna, diventata madre da poco, affetta da depressione. Il tutto si svolge durante una vacanza estiva in cui il marito medico John prende in affitto una villetta per l’estate, definendo la condizione della moglie una “depressione nervosa temporanea”.

La protagonista è costretta, in seguito alle indicazioni del medico, a rimanere chiusa in camera nella completa inattività: uno stato obbligatorio da mantenere per il bene della sua salute mentale. La donna diventa, così, ossessionata dalla carta da parati gialla della stanza e dai suoi ghirigori, fino a esserne disgustata e inducendola quasi alla follia:

Ma non ci devo pensare, Quella carta da parati mi guarda come se sapesse che cattiva influenza sta avendo su di me! 

Il marito rifiuta di rimodernare la stanza e la narratrice si sente soccombere da quella condizione imposta. La donna inizia a intravedere nell’odiata carta da parati la figura di un’altra presenza femminile intrappolata all’interno dei decori della stessa. Il testo è un’allegoria della stessa vita dell’autrice e, soprattutto, una critica alla famigerata ”cura del riposo” che il dottor Mitchell le prescrisse in seguito alla depressione post-partum.

Charlotte Perkins Gilman, sensibilizzazione del ruolo delle donne nella società

Come si evince, l’opera è anche un’attestazione della privazione della libertà delle donne del tempo. Il fluire dei giorni trascorsi all’interno della stanza le provoca una condizione di paranoia, aumentando gli stati di depressione fino a rasentare la follia. La protagonista si convince di voler liberare la donna intrappolata nella carta da parati; un’azione che, tuttavia, determina la rivendicazione della sua stessa libertà.  Gilman scrive questo racconto sia come risposta al Dottor Mitchell ma, sopratutto, per sensibilizzare l’opinione comune sul ruolo delle donne nella società.

L’obiettivo dell’autrice è dimostrare come la mancanza di indipendenza femminile, le imposizioni e le costrizioni imposte siano deleterie per la salute della donna, così come per il suo benessere fisico e psicologico. Il racconto prende spunto dall’esperienza personale dell’autrice con il primo marito; Gilman deve sottostare alle richieste di quest’ultimo, il quale non intuisce i naturali bisogni della moglie e le uniche prescrizioni di cui la donna ha bisogno: libertà e stimoli intellettuali, rifuggendo il tedio di una vita imposta.

”La cura del riposo”, quando le donne erano considerate inferiori agli uomini e le cause dell’isteria imputate all’uso eccessivo della mente

La “cura del riposo” del Dott. Mitchell prevedeva riposo forzato a letto e privazione di ogni svago e libertà. Circa un mese dopo, Mitchell rimanda a casa Charlotte con la raccomandazione di seguire una precisa vita domestica e tenere sua figlia il più vicino possibile diminuendo al minimo le ore di vita intellettuale. La diagnosi di malattia mentale nei confronti di una donna, nell’800, diventa quasi una scusa per rimettere ”ordine”; una donna troppo emancipata poteva, così, essere relegata al ruolo che la società del tempo imponeva. La depressione di Charlotte, però, si accentua mostrando addirittura tendenze suicide come affermano i diari del marito.

Vista la situazione, la separazione dal coniuge è inevitabile. Dopo aver trascorso l’estate del 1888 a Bristol insieme alla figlia, invia una lettera al marito in cui, con estrema sincerità, gli comunica come la lontananza da lui la rendesse felice, appagata e viva ma, soprattutto, come avesse ritrovato nuovamente il rispetto per sé stessa.

Nel 1890 avviene la separazione definitiva: è anche uno dei momenti più produttivi della carriera intellettuale di Charlotte in termini di idee e teorie sociali, come per esempio lo studio della donna all’interno della società partendo dall’infanzia e il trattato teoretico Women and Economics in cui l’autrice sottolinea come le donne fossero soggiogate dall’uomo attraverso le faccende domestiche, o la cura dei figli, e come questi aspetti si fossero progressivamente trasformati in una sorta di professione che, per assurdo, alla donna ideale doveva anche piacere. Gilman, in questi termini, è stata una pioniera del femminismo ma, soprattutto, di come la maternità non avesse il diritto di precludere la possibilità di lavoro e indipendenza a una donna.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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