Le recenti dichiarazioni della Turchia e le persistenti tensioni sulla questione del Genocidio in Palestina per mano di Israele riflettono una relazione turco-israeliana sempre più complicata.
La dichiarazione di Erdogan:
Recentemente, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha suscitato scalpore a livello internazionale dichiarando che la Turchia potrebbe considerare l’ipotesi di invadere Israele per fermare la guerra a Gaza. Questa dichiarazione è emersa in un contesto di crescenti tensioni tra i due paesi, accentuando le dinamiche complesse delle relazioni turco-israeliane. La Turchia, sotto la guida di Erdogan, ha assunto una posizione sempre più assertiva in difesa della causa palestinese, spesso criticando le politiche israeliane nei Territori Occupati e fornendo supporto politico ed economico a Gaza.
Le relazioni tra Turchia e Israele, storicamente caratterizzate da periodi di cooperazione e tensione, hanno visto un deterioramento significativo a partire dal 2010, quando l’incidente della flottiglia di Gaza causò la morte di nove attivisti turchi per mano delle forze israeliane. Questo evento portò alla sospensione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, che vennero ripristinate solo nel 2016. Tuttavia, le frizioni persistono, soprattutto riguardo al conflitto israelo-palestinese e alla questione di Hamas, che la Turchia continua a sostenere apertamente.
Che rapporto c’è tra Erdogan e Hamas?
In questo contesto, Erdogan ha più volte utilizzato una retorica forte contro Israele, evocando l’idea di un’azione militare per proteggere i palestinesi di Gaza. Questa dichiarazione, sebbene estrema, riflette la linea politica del governo turco che vede nella difesa della Palestina una questione di principio e di legittimità internazionale. Le parole di Erdogan non solo evidenziano le attuali tensioni tra Ankara e Tel Aviv, ma anche il ruolo crescente della Turchia come attore regionale assertivo, desideroso di posizionarsi come leader nel mondo musulmano e difensore dei diritti dei palestinesi.
Hamas, considerata da Israele e molti paesi occidentali come un’organizzazione terroristica, riceve sostegno dalla Turchia, che invece la vede come un legittimo rappresentante del popolo palestinese. La Turchia ha offerto rifugio e supporto a diversi esponenti di Hamas, aumentando ulteriormente le tensioni con Israele. Questa dinamica rende ancora più complessa la relazione tra i due paesi, poiché il supporto turco a Hamas è visto come un fattore destabilizzante da Israele e dai suoi alleati occidentali,
Non scorre buon sangue tra Turchia e Israele (e si vede):
Le relazioni tra Turchia e Israele sono state storicamente complesse, caratterizzate da momenti di cooperazione e tensione. Negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, Turchia e Israele avevano stretto legami economici e militari significativi. Tuttavia, le relazioni si sono deteriorate drasticamente nel 2010, quando un raid israeliano contro una flottiglia diretta a Gaza causò la morte di nove cittadini turchi. Questo incidente portò alla sospensione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi per diversi anni.
Nel 2016, Turchia e Israele hanno ripreso le relazioni diplomatiche, ma le tensioni sono rimaste, specialmente riguardo alla questione palestinese. La Turchia ha spesso criticato le operazioni militari israeliane a Gaza e ha sostenuto politicamente ed economicamente i palestinesi. Le dichiarazioni di Erdogan riguardo a un possibile intervento militare sono un esempio estremo di questa linea politica.
Infatti è bene osservare che Turchia sotto la leadership di Erdogan si è costantemente schierata a favore della Palestina. Ha fornito aiuti umanitari a Gaza e ha criticato duramente le politiche israeliane nei Territori Occupati. Erdogan ha più volte dichiarato il suo sostegno alla causa palestinese in forum internazionali e ha invitato altri paesi musulmani a fare altrettanto.
Un po’ di storia delle relazioni internazionali tra Turchia Palestina e Israele:
Gli accordi di Sykes-Picot del 1916 furono un trattato segreto tra Gran Bretagna e Francia che divise il Medio Oriente in zone di influenza dopo la caduta dell’Impero Ottomano. Questo accordo ha avuto un impatto duraturo sulla regione, creando confini arbitrari che non rispettavano le realtà etniche e religiose locali. La Turchia, come erede dell’Impero Ottomano, ha sempre avuto una posizione critica rispetto a questo accordo, vedendo in esso un esempio di imperialismo occidentale.
La Dichiarazione di Balfour del 1917 fu una dichiarazione del governo britannico che esprimeva il supporto per la creazione di una “casa nazionale per il popolo ebraico” in Palestina. Questa dichiarazione è vista come una delle cause principali del conflitto israelo-palestinese. La Turchia ha spesso richiamato l’attenzione su questa dichiarazione per evidenziare le responsabilità storiche dell’Occidente nel conflitto.
Ed oggi?
Le politiche attuali della Turchia verso Israele e la Palestina possono essere viste come una continuazione della sua opposizione storica alle decisioni imposte dall’Occidente nel Medio Oriente. Erdogan utilizza spesso la retorica contro gli accordi di Sykes-Picot e la Dichiarazione di Balfour per legittimare la sua posizione di difensore dei diritti dei palestinesi e come critica all’influenza occidentale nella regione.
Le relazioni tra Turchia e Israele sono intricate e caratterizzate da una lunga storia di alti e bassi. Le recenti dichiarazioni di Erdogan e il suo sostegno alla Palestina rappresentano una continuazione della politica turca di opposizione all’occupazione israeliana e di critica alle decisioni storiche dell’Occidente che hanno modellato il moderno Medio Oriente. Questo contesto storico e geopolitico è fondamentale per comprendere le dinamiche attuali tra i due paesi e le possibili evoluzioni future.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine




