Cinema

“Chef – La ricetta perfetta”: stelle e strisce in cucina

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Se arrivassero i profumi oltrepassando lo schermo, la recensione al film non servirebbe. Ogni cibo, rammenta tempi perduti o ritrovati. Non sarà il sapore a rievocarli, ma, ancor prima, l’odore. Un flusso di sensazioni piacevoli che provengono dalla memoria, si risvegliano, forse soltanto assopite, ed avranno sempre antichi e nuovi significati. “Chef–La ricetta perfetta“, è un film-commedia del 2014. Non l’ennesima strizzata d’occhio alle regole della società dei consumi, che impone al pubblico cuochi provetti in gara a tempo di timer. Ma una sceneggiatura con un menù al dente, anche in senso alimentare.

Jon Favreau, è ideatore, interprete e produttore del film. Il regista di “Iron Man” del 2008 e “Iron Man 2” del 2010, si cimenta questa volta, in un’operetta intrigante, dove i prosaici piaceri della tavola, sono anche difficoltà della vita dietro ai fornelli. In fondo, oltre braci roventi, tegami oliati, e soffritti come materie prime in mano a scultori, questo film ha anche una metafora; un insegnamento a non mollare, a reinventarsi, daccapo, se necessario.

“Chef-La ricetta perfetta” – Trailer Italiano – Clip YouTube

“La ricetta perfetta” non esiste…

Il cast stellare di “Chef-La ricetta perfetta“, è la fortuna del film. Un bravo attore, ti risolve la sceneggiata, sempre, anche se il copione non brilla d’iniziativa. Dustin Hoffman, Scarlett Johansson, Bobby Cannavale, Robert Downey Jr, Oliver Platt nel ruolo di critico enogastronomico, John Leguizamo l’amico dello chef, Sofia Vergara ex moglie del cuoco protagonista. Questi gli interpreti. Modestia a parte, la ciliegina sulla torta.

Carl Casper (Jon Favreau), è un famoso chef che, dopo essere stato stroncato dal celebre critico culinario Ramsey Michel che assaggia i suoi piatti, perde il lavoro. Accompagnato dal figlio piccolo e dall’amico Martin, con un balzo di creatività e forza d’animo, intraprenderà un viaggio dalla Florida alla California a bordo del chiosco ambulante El-Jefe. Un furgone attrezzato di panini cubani, aperto insieme all’ex moglie, per non arrendersi e ribaltare la sorte. Come in un giro di frittata impugnando il manico, il fato va afferrato con la stessa carica, senza paura di cadere.

“Chef-La Ricetta Perfetta” – Backstage – Clip YouTube

Chef, un titolo nobiliare

“Senti che è sto prosciutto”. Questa frase si perde nella notte dei tempi. “E’ ‘nzucchero“. Lasciamo la risposta alla peccaminosità dei ricordi. Dimentichiamo, la mamma, la nonna, la campagna, un orto, ma rifacciamoci gli occhi in un film, non “stracondito” all’hollywoodiana, ma digeribile e semplice. Perché, anche se il film non è stato sempre benevolmente accettato dalla critica, ha il merito di entrare direttamente nella vita della gente con un mestiere. Lo street food, è anch’esso in lizza come professione più antica del mondo. E anche se gli americani sono i maestri in quest’arte, con gli hot dog fumanti al sapore “metropolitano”, in Italia, il cibo su le ruote ha il suo antico e sapiente fascino.

Un burrito venduto dal furgone di strada, avrà nel film, il significato di risalita dal basso. Gesto apprezzabile, genuino, che riporta al contatto diretto con la gente. Per nulla diverso, dall’arte di piegarsi e porgere, con classe da manuale, un piatto stellato in uno dei migliori ristoranti del pianeta. E, la scena in cui Carl, lo chef, grida al critico quanto male faccia una cattiva recensione, fa anche pensare all’urlo di dolore di un autore come Favreau, ferito dall’indifferenza dei giudizi. Forse non capito, anche in questo film, quando verrà paragonato al cartone animato “Ratatouille“. Unico premio che vincerà, sarà al Tribeca Film Festival.

“Chef-La ricetta perfetta” – scena Grilled Cheese – Clip YouTube

L’ingrediente segreto che tutti sanno…

Anche la colonna sonora ha un sapore latinoamericano. Ed è irresistibile la “cantata in furgone”, che armonizza le scene, dosando alla perfezione sentimenti ed emozioni, come ingredienti. Per non far scordare la componente romantica, che sta su tutto e non guasta mai. E sarà la salsiccia alla ‘nduja a riportarci a casa. Un baffo alla cucina oltreoceano. Piccante ma non troppo, per essere accettata anche dai gusti di un bambino. Anche se sogneremo ad occhi aperti di saziarci all’italiana, con gelati alla panna avvolti nel caramello, il mito del fast food americano lo possiamo gradire. Salvo ritrovarsi come Alberto Sordi che la passa al gatto; quella mostarda imbevuta di latte troppo “America” e poco “Macaroni”. Si, perché nella vita di ogni giorno, il cibo è sempre presente.

Si rammenta il primo amore, misurato a cucchiai, delle stelline, rotanti in brodo, con il formaggino tuffato di lato. Da qui, il vizio di amare il cibo per l’eternità. I più nostalgici, viveur di vecchi film e di maestri nostrani ai fornelli, rimpiangeranno il ricettario di Ugo Tognazzi da Velletri. Da un crostino di fegato di maiale, dovranno poggiare gli occhi su uova e bacon a colazione. Inutile dirvi che a gli ossobuchi, il contorno di riso fa la morte. Ridiamo spensierati, come storditi dai fumi di un vino, e sogghigniamo alle battute di questo film, come il coperchio di una pentola in ebollizione. E, ricordiamoci, che, si cucina per chi si ama. Tutto il resto è carne Simmenthal.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan cinema. Seguiteci !

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