Mirco Ricci è stato uno dei più promettenti pugili italiani degli ultimi anni e nel 2016 è arrivato anche a giocarsi la cintura EBU dell’Unione europea contro l’ucraino Sehiy Demchenko. Cresciuto nel complicato quartiere Bravetta di Roma, Ricci ha cominciato a fare pugilato spinto dal padre.
Ma nonostante un talento già abbastanza evidente, come ha raccontato lui stesso “ero uno che faceva parecchi casini per strada”. Dopo una brillante carriera da dilettante, Ricci sale sul ring da professionista nel 2011 e si mette in mostra per uno stile spregiudicato e basato sulla velocità. Ex campione italiano dei mediomassimi, nel 2014 Mirco Ricci è stato gambizzato subito dopo aver difeso il titolo contro Lorenzo Di Giacomo.
Nel 2015 arriva la prima condanna per lesioni gravi ai danni di un conoscente, colpito con un pugno. Ma nello stesso anno, nonostante l’intervento subito per i proiettili che lo avevano ferito, conquista il titolo intercontinentale WBA dei Pesi mediomassimi contro Enrico Koelling.
Nel 2018 Mirco Ricci è stato condannato a 11 anni e 10 mesi in Appello per il sequestro di un bambino di 9 anni per riavere indietro dalla madre del piccolo una partita di droga da cinquemila euro. Insieme a lui, per i fatti risalenti al 2026, era stata condannata anche la madre Palma Condemi.
Nel secondo grado di giudizio i giudici avevano cambiato il capo di imputazione da tentativo di estorsione con minacce a sequestro di persona a scopo di estorsione.
Ricci, durante l’intervista a Belve dalla Fagnani, continua a dichiararsi innocente nonostante la condanna definitiva in Cassazione: “Io non capisco perché sono entrato dentro a questa storia”. E aggiunge: “Mi sono trovato la vita distrutta, perché ho passato dieci anni chiuso dentro”.
Fagnani insiste: “Finora ci sono stati episodi molto brutti e violenti, no? Qui però alza il tiro: togliere e tenere un bambino per 48 ore a causa di un debito di droga…”. “Io ho solo portato dei soldi a mia madre – cinquemila euro che mi aveva chiesto – e poi mi sono trovato in mezzo a questo casino assurdo”, replica Ricci. Vista la sua carriera nel pugilato, Fagnani gli chiede anche dove sarebbe potuto arrivare senza la dipendenza dall’alcol: “Non te lo posso dire. Nella vita possono succedere tante cose”. “Lei all’epoca era considerato un fenomeno”, sottolinea Fagnani. “Dicono così, ma io non mi sono mai sentito un fenomeno”.
Nel finale si parla del figlio avuto tramite inseminazione artificiale, con cui oggi Ricci riesce a passare del tempo grazie al regime di semilibertà. Fagnani domanda: “Quando sarà grande, come spiegherà a suo figlio la sua vita precedente?”. “Questo me lo domando sempre. Troverò un modo. Aspetto che cresca ancora un po’ e spero di potermi sedere con lui per raccontargli tutti gli sbagli che ho fatto, che sono tanti”.





