Nove persone sono state arrestate ieri in Italia con l’accusa di aver finanziato Hamas con sette milioni di euro. I provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo. Oltre alle misure cautelari per i nove indagati, i provvedimenti hanno riguardato anche tre associazioni. Il capo dell’organizzazione sarebbe Mohammed Mahmoud Ahmad Hannoun, 63 anni, di fatto legale rappresentante e amministratore delle tre associazioni coinvolte, la Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese, La Cupola d’Oro e La Palma.

L’uomo è stato fermato a Genova dove vive a Bolzaneto, periferia Nord occidentale della città e che al momento dell’arresto ha chiesto se sarebbe stato consegnato ad Israele. Quindi Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud, 51 anni, referente della cellula italiana e dipendente della filiale milanese di una delle associazioni. L’elenco prosegue con Raed Al Salahat, referente per Firenze e Toscana, del board della European Palestinians Conference. La lista va avanti con Yaser Elasaly, di Milano; Jaber Abdelrahim Riyad Albustanji, 60nne promotore di raccolta fondi e del quale ci sono immagini in divisa e armi dell’ala militare di Hamas. Osama Alidawi è invece co-fondatore di una delle associazioni a Genova; Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa è referente per il Nord-Est d’Italia, già Ministro dei Trasporti del Governo a Gaza, presidente del Blocco Islamico dell’Unione Ingegneri. Quindi Khalil Abu Deiah, legale rappresentante di La Cupola d’Oro, custode della filiale di Milano e Mohammed Ismail Saleh Abdu, 35 anni, domiciliato in Turchia. 

Non è la prima volta che Mohammed Hannoun, arrestato sabato mattina su richiesta della procura nazionale antimafia, viene accusato di finanziare Hamas: negli ultimi anni sia gli Stati Uniti che Israele avevano segnalato più volte alla giustizia italiana le attività dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (Abspp), fondata nel 1994 da Hannoun e ora accusata di organizzare raccolte fondi spacciandole per beneficenza a scopi umanitari. Lui ha sempre respinto le accuse.

Mohammad Hannoun è palestinese, ma ha anche la cittadinanza giordana: ha 63 anni e abita in Italia dal 1983, a Genova. È laureato in architettura, ma non ha mai praticato la professione. Come scrive Repubblica, alla fine degli anni Novanta da presidente del centro islamico di Genova tentò di ricavare una moschea in una vecchia officina meccanica abbandonata. Il progetto era finanziato dall’Arabia Saudita, ma non fu mai portato a termine. Fu in quegli anni che la procura di Genova iniziò a sospettare che Hannoun avesse legami con Hamas e altri gruppi radicali palestinesi. All’epoca le accuse furono archiviate, ma da allora le attività dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese sono state tenute costantemente d’occhio dalle procure e dalle autorità antiriciclaggio europee, comprese quelle italiane.

Tra il 2021 e il 2023 alcune banche come UniCredit e Crédit Agricole, oltre a Poste Italiane e PayPal, hanno chiuso i conti dell’associazione in seguito alle segnalazioni del governo israeliano, che già dal 2002 le aveva impedito di operare in Israele. Per lo stesso motivo anche operatori di pagamento internazionali come Mastercard, Visa e American Express avevano bloccato gli accrediti e quindi le donazioni.

Dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023 Hannoun ha partecipato a molte manifestazioni in favore del popolo palestinese, spesso prendendo la parola per denunciare i bombardamenti dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza.

Nel 2024 la questura di Milano aveva emesso nei suoi confronti un foglio di via, ovvero gli aveva vietato di entrare in città, dopo alcune frasi pronunciate durante una manifestazione. Un secondo foglio di via è stato emesso lo scorso ottobre sempre dalla questura di Milano e sempre con l’accusa di istigazione alla violenza durante una manifestazione.