L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Roma. In base a quanto si apprende, Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda.
Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc. Sul movente è ancora in corso l’indagine. Martedì sono state arrestate quattro persone. Per il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda è l’autrice materiale dell’azione dinamitarda.
A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
Chi è Lavitola
Negli anni Duemila ha fondato e diretto il quotidiano ‘L’Avanti!’. Nell’ambito della sua carriera giornalistica e da editore è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione nel 2015 per o finanziamenti pubblici illeciti attraverso società riconducibili a lui e ai suoi soci. Una vicenda che rappresenta il crollo della sua immagine pubblica e l’inizio della sua lunga stagione giudiziaria. Le varie inchieste che negli anni lo hanno visto coinvolto riguardano i reati di associazione per delinquere, truffa, estorsione.
Nel 2017 è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, per aver chiesto soldi a Berlusconi minacciando di divulgare informazioni compromettenti sul caso Tarantini e sulle escort pugliesi. Lavitola infatti era coinvolto nel filone che ha riguardato l’imprenditore pugliese che procurava escort per le serate dell’ex premier. Accuse di favoreggiamento e concorso in corruzione dalle quali invece Lavitola è stato assolto, perché il tribunale non ha riconosciuto riconosce prove sufficienti.
Ha subito condanne anche per aver percepito indebitamente fondi statali destinati al finanziamento del suo giornale e pubblicò sul suo giornale il documento sulla casa di Montecarlo che colpì Gianfranco Fini (allora presidente della Camera). Era stato coinvolto anche nelle indagini sulla “compravendita di senatori” per far cadere il governo Prodi nel 2006 (poi è intervenuta la prescrizione).
Secondo chi indaga Lavitola sarebbe il mandante dell’attentato a Ranucci. Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire elementi utili per chiarire il movente. Nel 2023 il quotidiano Il Riformista pubblicò una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore. Intanto a Lavitola (e ai quattro arrestati nei giorni scorsi) è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
L’attentato a Ranucci
La sera del 16 ottobre 2025 l’auto di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione tv Report, e quella di sua figlia sono state fatte esplodere. Erano parcheggiate davanti casa di Ranucci a Campo Ascolano, frazione del comune di Pomezia (Roma).
I rilievi tecnico scientifici svolti dai carabinieri hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava, “materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente” per gli inquirenti.





