Teodosio Losito è morto suicida l’8 gennaio 2019 a 53 anni. Lo sceneggiatore era noto per aver firmato fiction di successo tutte trasmesse sulle reti Mediaset (L’onore e il rispetto, Il bello delle donne, Caterina e le sue figlie, Il peccato e la vergogna, Io ti assolvo e Baciamo le mani) quasi tutte realizzate in coppia con il produttore Alberto Tarallo di Ares Film, con cui da vent’anni aveva instaurato un sodalizio sul piano professionale ma anche privato, instaurando con lui una relazione sentimentale. In giovanissima età Teodosio Losito aveva anche partecipato al Festival di Sanremo del 1987 con la canzone ‘Ma che bella storia’, ma la popolarità è arrivata negli anni seguenti, grazie alle produzioni televisive che hanno fatto il pieno di ascolti lanciando personaggi del calibro di Gabriel Garko e Manuela Arcuri.
Chi era Teodosio Losito

Teodosio Losito è nato a Roma il 17 aprile del 1965. È stato un produttore televisivo nonché uno sceneggiatore italiano di successo. I suoi esordi sono da ricercare nel Festival di Sanremo, trasmissione a cui partecipò nel 1987 nella categoria Nuove Proposte con il brano Ma che bella storia…, scritto da Enzo Miceli e Gaeatano Lorefice. Purtroppo non arrivò in finale. Successivamente Losito partecipò al Festivalbar con la canzone Direttamente al cuore, scritta da Cristiano Malgioglio. Nel 1995 e nel 1996 lavorò infine come attore di fotoromanzi per il magazine Grand Hotel. Dal 2001, poi, fu lo sceneggiatore di diverse fiction Mediaset fino all’anno della sua morte, il 2019.
La morte è sopraggiunta il 9 gennaio del 2019, ma le dinamiche non sono mai state chiarite. Quello che è certo è che Teodosio Losito si è provocato la morte tramite suicidio, lasciando sconvolti familiari, amici e colleghi.
Bollato come re del trash dalla critica, Losito commentava i giudizi su di lui con un certo distacco: “Storcono il naso, ragliano come asini, ma io non amo le sfumature, i miei personaggi sono reali e in 16 anni di lavoro gli spettatori mi hanno sempre seguito. Ho iniziato con Il bello delle donne, lì ho messo esperienze, ricordi, anche i più tristi. Fai un sorriso e dietro c’è il dolore” raccontò lui in una rara intervista a Panorama nel 2014 che ripercorreva la sua storia, personale e professionale. “Ho preso a morsi la vita. Le mie esperienze non le considero scheletri nell’armadio: non ho rubato, non mi vergogno. Sono state importanti, mi hanno temprato: ero timido”, disse riguardo all’esperienza sul palco dell’Ariston, arrivata dopo anni di lavoretti saltuari svolti di giorno (ortolano, ma anche modello) per frequentare le scuole serali di ragioneria. E ad Aldo Grasso che sul Corriere della Sera parlò di “estetica queer” riferendosi alle sue fiction: “Ma cosa vuol dire? Provate a chiederlo a uno spettatore, non lo sa. È lo snobismo dei critici che in passato hanno ucciso il cinema e ora ci provano con la televisione”, replicò Losito: “Che sono omosessuale lo sanno tutti, io e Tarallo non lo abbiamo mai nascosto. Grasso sarà inciampato con lo sguardo sulle maglie della veletta che indossa quando scrive col piglio da maestrina”.





