In Ciad, nella città di Tiné, al confine con il Sudan, almeno sedici persone hanno perso la vita a causa di un drone esplosivo lanciato da un gruppo armato, coinvolto nella guerra civile sudanese. Come riporta un funzionario locale, le vittime si trovavano sul luogo dell’incidente per una cerimonia funebre. «Ci rammarichiamo che quindici o sedici persone siano state uccise da un drone proveniente dal Sudan durante un funerale a Tiné, in Ciad», ha dichiarato all’Agence France-Presse (AFP), chiedendo di rimanere anonimo.
Una fonte militare ha inoltre confermato all’AFP che il drone apparterrebbe alle Forze di Supporto Rapido (RSF), un gruppo paramilitare in lotta con l’esercito sudanese dall’aprile del 2023. L’organizzazione ha replicato alle accuse attraverso un post su Telegram, negando qualsiasi coinvolgimento nell’accaduto, scaricando la responsabilità sui militari e sul governo avversario.
Il Ciad ha chiuso il confine con il Sudan, ma controllare tutto il territorio è impossibile
Tiné è situata a poca distanza dal confine con il Darfur, la parte del Sudan in cui i combattimenti sono più intensi. Il Darfur, una vasta regione del Sudan occidentale, è quasi interamente controllato dai paramilitari delle RSF da quando hanno conquistato la città di El-Fasher, lo scorso ottobre. Il 21 febbraio, hanno rivendicato il controllo della città di confine di Tina, gemella di Tiné, dalla quale è separata solo dallo stretto letto di un corso d’acqua che rimane asciutto per la maggior parte del tempo.
Solo negli ultimi tre mesi, almeno altri quindici soldati e otto civili sono morti in città a causa della guerra. Secondo l’AFP, già a fine febbraio un razzo sudanese era precipitato in Ciad; anche per questo, il capo della giunta militare del Paese, Mahamat Déby Itno, aveva ordinato la chiusura del confine. Un confine, tuttavia, lungo circa 1.400 chilometri e, di conseguenza, decisamente difficile da tenere sempre sotto controllo.
Federica Checchia





