Esteri

Cina, Xi Jinping verso il potere a vita per diventare il nuovo Mao

Il presidente cinese Xi Jinping ha riunito il Comitato permanente dell’Ufficio Politico del Partito per fare una nuova “dichiarazione storica” sul PCC. Così la storia del Partito Comunista Cinese verrà ufficialmente riletta secondo la visione dell’attuale Segretario generale. Intanto la comunità internazionale si sta già chiedendo se nel testo verrà affrontato anche il massacro di Piazza Tienanmen, una delle pagine più oscure della storia cinese.

Xi Jinping fa riscrivere la storia della Cina per consolidare il proprio potere

Il Comitato permanente del Politburo si è riunito per la sesta sessione plenaria al fine di redigere una nuova “dichiarazione storica” sul Partito. Dopo quelle del “grande timoniere” Mao e di Deng Xiaoping, arriverà la rilettura della Storia da parte dell’attuale presidente. L’evento segnerà un passo importante verso la conquista del potere a vita da parte di Xi Jinping.

L’attuale presidente ha messo in piedi un’occasione storica per equipararsi ancora una volta alle figure più importanti del Partito comunista cinese. Al di là della sua sentita vicinanza a Mao e Xiaoping, per Xi Jinping l’evento rappresenta il rafforzamento della propria leadership per tentare la rielezione a segretario del Partito nel 2022. Dalla morte di Mao Zedong, ancora oggi venerato dai seguaci del Partito, vige un principio di leadership ben preciso. Infatti, nessuno può restare in carica più di dieci anni o più di due mandati. Così Xi Jinping è pronto a cambiare le leggi del Paese per diventare il nuovo Mao, che di fatto ha guidato il paese dal 1943 fino alla sua morte nel 1976.

Riscrivere il passato, cosa hanno fatto Mao e Xiaoping

Finora solo Mao Zedong e Deng Xiaoping hanno scritto delle risoluzioni sulla storia del Partito, imponendo alla popolazione l’adesione a una lettura centralizzata e ufficiale del passato. Il primo lo ha fatto nel 1945, dopo aver fatto salire il partito al governo a seguito della vittoria nella guerra civile. Sotto la sua guida nacque poi la Repubblica Popolare Cinese nel 1949.

Deng Xiaoping, il padre della liberalizzazione economica della Cina, ha invece riscritto la Storia cinese nel 1981. Per tentare di salvare il Partito, l’allora leader della Cina arrivò ad ammettere gli errori compiuti da Mao. Xiaoping dichiarò gli sbagli del “grande timoniere” nella gestione del “Grande balzo in avanti” nel 1958 e della Rivoluzione culturale avvenuta nel 1966. Il leader mise così a tacere i maoisti puri e guidò la Cina verso la modernizzazione e l’apertura all’Occidente, nonostante avesse affermato che comunque i successi di Mao “superano di gran lunga i suoi errori”.

Anche se ci fu la conferma del pensiero di Mao Zedong come guida ideologica del Partito, Xiaoping istituì il principio della leadership collettiva. Secondo tale principio nessuno sarebbe potuto restare alla guida del Paese per più di dieci anni o due mandati. La misura introdotta da Xiaoping tentava di scongiurare che un’altra leadership potesse dar vita a un culto della personalità come quello riservato a Mao, al prezzo della rovina della Cina e della morte di milioni di persone.

La mossa di Xi Jinping per cambiare la Storia

Sembra che gli sforzi di Xiaoping per evitare il ritorno di una leadership sullo stampo di quella di Mao stiano per vanificarsi. L’11 novembre, infatti, il Partito voterà il testo della risoluzione storica presentato nella sessione plenaria iniziata ieri, con l’obiettivo di rieleggere Xi Jinping. Jinping è al timone della Repubblica Popolare Cinese dal 2013 e del partito unico dal 2012. Ora il leader è disposto a cancellare il principio vigente pur di ottenere la rielezione nel 2022 e soprattutto il potere a vita.

Il presidente della Cina e dell’esercito, oltre che segretario del Partito e detentore di altre importanti cariche, già nel 2016 si era fatto attribuire il titolo di “cuore e leader del partito”. Un anno dopo inserì nello statuto del Partito “il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. In seguito il “pensiero” venne anche scritto nella Costituzione e divenne materia obbligatoria nelle scuole.

Per restare al timone della Cina almeno per altri 5 anni, il New York Times ha ipotizzato che il leader continuerà ad esaltare sia Mao che Xiaoping, ritenuti ancora i leader più importanti della storia. Tuttavia, Jinping dovrà sottolineare che solo la propria ideologia del “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” potrà garantire un futuro brillante alla Cina contemporanea. Sicuro della propria rielezione, Xi Jinping, oltre alla Cina, guarda anche in un’altra direzione, cioè Taiwan, dove la presenza cinese ha già causato tensioni. Un altro obiettivo per il presidente è infatti la sua conquista, dopo la riuscita sottomissione di Hong Kong avvenuta lo scorso anno.

Giulia Panella

Seguici su

Facebook
Instagram

Back to top button