Cinema

Quelle volte in cui il cinema è finito in isolamento

Ebbene sì, ci si prospettano altre due settimane chiusi in casa, se tutto va bene. Un isolamento che sembra non finire mai: “Che anno è? Che giorno è?”, avrebbe cantato Lucio Battisti. Ma crediamo davvero di essere gli unici a cui è capitato?
Il cinema, ancora una volta, è qui per smentirci: ecco una lista di film i cui personaggi sono stati a loro volta costretti all’isolamento in una casa o addirittura in una stanza, uniche ambientazioni per tutta la durata delle pellicole.

L’angelo sterminatore (1962)

"L'angelo sterminatore", una scena del film - immagine web
“L’angelo sterminatore”, una scena del film – immagine web

Opera surrealista del maestro Luis Buñuel, L’angelo sterminatore si svolge in una stanza che “imprigiona” i propri ospiti. I borghesi sopraggiuntivi per una cena, infatti, al termine non riescono ad uscire dalla sala dove si è consumato il pasto.
Il taglio surrealista del film rappresenta qui una critica ad una borghesia reazionaria dall’animo paralizzato e perciò prigioniera delle istituzioni.

The Cube (1997)

"The Cube", una scena del film - immagine web
“The Cube”, una scena del film – immagine web

Il cubo del film altro non è che una stanza (o meglio, una serie di stanze) di forma appunto cubica da cui sette personaggi devono riuscire ad evadere. Il tutto si svolgerà tramite rompicapo e trappole mortali. Ma come sono finiti nel Cubo e cosa c’è fuori? Non ci è dato saperlo, ma è interessante prestare attenzione ad una curiosità: i nomi dei personaggi corrispondono a quelli di varie prigioni in giro per il mondo.
Abbiamo infatti Kazan (un carcere in Russia), David Worth e Joan Leaven (penitenziario di Leavenworth, USA) e Holloway (Holloway Women’s Prison, nel Regno Unito). Quentin McNeil ha nel proprio nome e cognome due carceri: quello di San Quintino e il McNeil Island Correction Centre, sempre negli Stati Uniti. Rennes è invece anche il nome di un istituto penitenziario francese, mentre Alderson una prigione federale americana.

Io e te (2012)

Quelle volte in cui il cinema è finito in isolamento
“Io e te”, una scena del film – immagine web

Ultimo film di Bernardo Bertolucci tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, Io e te è la storia di Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) e del suo isolamento volontario di una settimana nella cantina di casa. Ma a scombussolargli i piani sopraggiunge Olivia (Tea Falco), la sorellastra tossicodipendente di dieci anni più grande.
Dopo le prime reticenze, i due si riavvicineranno e in soltanto una settimana coltiveranno un rapporto sincero e purissimo, in cui nessuno né l’uno né l’altra si sente sbagliato o giudicato.

The Hateful Eight (2015)

"The Hateful Eight", una scena del film - immagine web
“The Hateful Eight”, una scena del film – immagine web

Come suggerisce il titolo, questo western di Tarantino vede un cast corale di “otto persone odiose” costrette a condividere gli spazi di un piccolo emporio lungo la strada.
Come in tutte le opere tarantiniane che si rispettino, inizierà ben presto un gioco al massacro che attinge alla tradizione della letteratura gialla: riconoscibili, infatti, i rimandi ad uno dei capolavori di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani, in cui gli ospiti di una villa su un’isola iniziano ad essere assassinati uno dietro l’altro.

madre! (2017)

"madre!", una scena del film - immagine web
“madre!”, una scena del film – immagine web

Un dramma orrorifico al cardiopalma firmato Darren Aronofsky. madre! segue il declino verso la follia di una donna (Jennifer Lawrence) prigioniera nella sua stessa amata casa, a cui assiste inerme alla distruzione da parte di estranei.
Un’allegoria nei confronti di chi, continuamente, abusa della Madre Terra, la propria vera casa.

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Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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