Navalny è morto in prigione dopo essere stato avvelenato con una neurotossina presente nelle rane freccia ecuadoriane e classificata come arma chimica, hanno affermato i ministri dei cinque Paesi europei (Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito), che hanno lavorato insieme per giungere a queste conclusioni. I cinque paese accusano apertamente lo Stato russo di aver assassinato l’oppositore Alexei Navalny utilizzando una “rara tossina letale”. Si tratta della epibatidina, una tossina presente nelle rane freccia velenose del Sud America. La presa di posizione è arrivata con una dichiarazione congiunta diffusa a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, a due anni dalla morte del principale dissidente del Cremlino in un carcere del Circolo Polare Artico, il 16 febbraio 2024

Navalny morì il 16 febbraio del 2024 in circostanze poco chiare mentre si trovava in un carcere di massima sicurezza in Siberia. Aveva 47 anni, e oltre che per la sua attività politica era noto come giornalista d’inchiesta e attivista anticorruzione. Era stato avvelenato nel 2020 con il novichok, un agente nervino che in precedenza era stato usato contro altri oppositori del regime di Putin. Fu curato in Germania, ma scelse comunque di tornare in Russia.

Navalny è stato ucciso dalla Russia

Quando morì era in carcere da tre anni, per accuse largamente considerate pretestuose. Due mesi prima di morire era stato trasferito in una colonia penale remota al di sopra del Circolo polare artico, quella di Kharp, nota per le condizioni rigide a cui sono sottoposti i detenuti. Secondo un comunicato diffuso dal servizio penitenziario russo, il giorno della morte Navalny «si era sentito male dopo una passeggiata e aveva perso conoscenza quasi immediatamente», una versione fin da subito ritenuta poco credibile.

I governi dei cinque paesi hanno accusato, seppure indirettamente, il regime del presidente russo Vladimir Putin: «Navalny è morto mentre era in carcere, quindi la Russia aveva gli strumenti, le motivazioni e l’opportunità per avvelenarlo», dice il comunicato con cui sono stati annunciati i risultati dell’indagine. È una tesi che fin da subito era stata ritenuta verosimile, dato che Navalny era il principale oppositore di Putin, ma è la prima volta che viene appoggiata pubblicamente dai governi di paesi europei. La Russia ha sempre sostenuto che Navalny fosse morto per cause naturali. L’agenzia statale russa Tass scrive che la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha liquidato l’indagine europea dicendo che si tratta di propaganda.