Domenica 2 marzo, presso l’ormai leggendario Dolby Theatre di Los Angeles, si terrà la 97ª edizione dei Premi Oscar. Se, nel 2024, Oppenheimer è arrivato alla cerimonia come strafavorito, forte delle sue tredici candidature, e ha ottenuto sette statuette, tra le quali quelle per il Miglior Film, il Miglior Regista e il Miglior attore a Cillian Murphy, quest’anno i giochi sembrano essere ancora apertissimi. Emilia Pérez guida la spedizione con tredici nomination, ma lo scandalo che ha travolto la protagonista Karla Sofía Gascón potrebbe aver fatto crollare le sue possibilità di vittoria. The Brutalist promette di fare faville, ma chissà; e poi, c’è sempre l’incognita Wicked.
Gli Academy Awards sono il sogno di chiunque si avvicini alla Settima Arte, in qualsiasi veste possibile, dal divo di Hollywood al costumista. Bramati, desiderati e contesi oltre l’inverosimile, sono da sempre al centro di accesi dibattiti e momenti memorabili. Chi non ricorda, ad esempio, l’epico scambio di buste nel 2017, che aveva erroneamente decretato La La Land vincitore del premio come Miglior Film, per poi essere riconsegnato a Barry Jenkins, regista di Moonlight? Molte volte, però, a scatenare le polemiche, è stata la semplice assegnazione della statuetta a chi, secondo alcuni, non l’avrebbe meritata. Questi, secondo noi –e ripetiamo, SECONDO NOI– sono cinque esempi di clamorose cantonate dell’AMPAS (Academy of Motion Picture Arts and Sciences). Per alcuni di questi, siamo pronti a discutere.
Premi Oscar assegnati alle persone sbagliate: performance dimenticabili e ingiustizie imperdonabili

Gwyneth Paltrow- Shakespeare in Love. Pubblico e critica sono da sempre concordi nell’affermare che l’interpretazione di Paltrow nella pellicola diretta da John Madden non fosse all’altezza di un Oscar. Grazie al #metoo si è scoperta la campagna promozionale a tappeto e non sempre leale portata avanti dal produttore Harvey Weinstein a favore della vittoria del film del 1998, prodotto da Miramax e Universal. È un peccato che la carriera di Gwyneth, che in altre pellicole, come Sliding Doors o I Tenenbaum, ha dimostrato di essere una brava interprete, sia stata macchiata da questa forzatura. Chi avrebbe dovuto vincere: non ce ne voglia la principessa di Hollywood, ma la regina Cate Blanchett avrebbe meritato molto di più per la sua performance in Elizabeth.
Tommy Lee Jones- Il fuggitivo. Il film diretto da Andrew Davis è un thriller adrenalinico basato su un fatto di cronaca realmente accaduto, ovvero l’omicidio di Marilyn Sheppard, avvenuto nel 1954 in Ohio. In questo caso, l’ingiustizia non dipende da un demerito dell’attore non protagonista che, anzi, a tratti è più convincente del collega Harrison Ford. Nella cinquina finale, però, c’erano nomi come John Malkovich (Nel centro del mirino) e Ralph Fiennes, incredibile villain in Schindler’s List. C’era, inoltre, un giovanissimo attore, che aveva sconvolto il mondo per la sua interpretazione nel poetico Buon compleanno Mr. Grape. Il suo nome, pare, sia Leonardo DiCaprio, forse vi dice qualcosa. Chi avrebbe dovuto vincere: in un mondo giusto, Leo avrebbe sulla sua mensola almeno quattro statuette dorate.
Quando il “Miglior” diventa un concetto relativo
Argo-Miglior Film. Una premessa, in questo caso, è necessaria: quell’anno l’Academy aveva davvero l’imbarazzo della scelta. In lizza per il premio più ambito della serata c’erano titoli come Django Unchained, Il lato positivo, Vita di Pi e Les Misérables. Insomma, un’annata d’oro per i botteghini, ma un incubo per qualsiasi giurato. Viene da pensare, dunque, che i membri della commissione, dopo ore e ore di discussione, abbiano semplicemente lanciato una monetina. In nessun altro modo, d’altronde, Argo avrebbe potuto spuntarla contro avversari del genere. Non che il film di Ben Affleck sia brutto, anzi; semplicemente, c’era di meglio. Chi avrebbe dovuto vincere: la testa dice che il signor Quentin Tarantino non ha ancora vinto un Oscar nella categoria Miglior Film, il cuore sta cantando Do you hear the people sing?.
Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro- Miglior Film d’animazione. Non abbiamo nulla contro il bizzarro inventore Wallace e il suo fedele cagnolino Gromit, sia chiaro. Oltretutto, stiamo parlando del secondo lungometraggio in stop-motion con il maggior incasso di sempre nella storia del cinema dopo Galline in fuga. Nel 2006, però, aveva a che fare contro due capolavori d’animazione come La Sposa Cadavere di Tim Burton e, soprattutto, come Il castello errante di Howl, del Maestro Hayao Miyazaki. Come si dice? Tra i due litiganti… . Chi avrebbe dovuto vincere: impossibile non tifare per l’affascinante mago e per la sua strampalata abitazione ambulante.
Herbie Hancock – Round Midnight – A mezzanotte circa- Migliore Colonna Sonora. Nel famoso mondo giusto, quello in cui DiCaprio dovrebbe avere in salotto una manciata di statuette sparse e una lettera di scuse ufficiali dell’Academy appesa sopra al caminetto, Ennio Morricone avrebbe dovuto ricevere talmente tanti Premi Oscar da essere costretto a utilizzarne alcuni come fermaporta. Anche in questo caso, non parliamo di mancanze da parte del vincitore; le musiche di Mission, però, sono molto più di una semplice composizione. È davvero un gran peccato che il Maestro non abbia avuto il riconoscimento che avrebbe meritato. Per fortuna, nel 2016, ha ottenuto un Oscar, e anche Leo, neanche a farlo apposta, ha avuto la sua vendetta (e la sua statuetta). Chi avrebbe dovuto vincere: se per anni abbiamo donato l’otto per mille alla Chiesa Cattolica, è solo per merito della colonna sonora di Mission, lo sappiamo tutti.
Federica Checchia
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