Conoscenza comune: a livello chimico, mangiare una tavoletta di cioccolato e baciare appassionatamente la persona amata rende ugualmente felici. Studio scientifico: lasciar sciogliere in bocca un pezzo di cioccolato fondente può aumentare il battito cardiaco e l’attività cerebrale più a lungo rispetto a un bacio appassionato — almeno nei primi secondi. Le endorfine che il corpo produce dal piacere delle papille gustative sono le stesse liberate da un’effusione romantica “Chocolate is four times more exciting than kissing” – recitava un articolo del London Evening Standard. Il suo potere galvanizzante non passò inosservato dai popoli antichi che iniziarono a scoprirlo. Come il miele e altre sostanze inebrianti, anche il cacao in antichità fu un alimento sacro. Dal suo nome scientifico emerge l’origine divina del cioccolato: Theobroma, ossia cibo degli dei.

Cioccolato, un cibo pensato per gli dei

Ph: L’espresso

il cacao, pur essendo una pianta nativa della foresta amazzonica, divenne un raffinato prodotto delle civiltà mesoamericane. Esso era legato a una complessa simbologia religiosa, al sangue dei sacrifici cruenti, al viaggio ultraterreno dei morti. Cacao e mais rappresentavano una coppia fondamentale nella cosmologia mesoamericana. Veniva utilizzato in rituali come funerali, matrimoni e battesimi da culture come gli Olmechi, i Maya e gli Aztechi. Xocolatl”, o ‘chocolatl’, deriva dal nahuatl, un’antica lingua azteca, e significa acqua amara, acqua acida. Il cioccolato era un tempo utilizzato nei rituali religiosi e gli Aztechi lo consumavano principalmente come bevanda. Veniva ottenuto macinando i semi di cacao e mescolandoli con acqua, erbe o spezie. Alcune di queste bevande erano preparate con la polpa fermentata che circondava i chicchi, mentre la cioccolata liquida era ottenuta dai chicchi di cacao macinati, acqua e aromi come mais, peperoncino, miele, vaniglia e sciroppo d’agave. Secondo un documento azteco del XVI secolo, 100 chicchi di cacao potevano essere scambiati con un tacchino.

Dalle grandi civiltà mesoamericane il cioccolato passò ad essere adorato dagli invasori europei, che non erano mai entrati in contatto con una sostanza del genere. Secondo gli storici il cacao, infatti, era già ben diffuso intorno al 1520 tra i conquistadores spagnoli in Messico. Cortez e compagni erano sicuramente affascinati da quella potente bevanda scura venerata dagli aztechi appena sottomessi. La gustavano la sera, già storditi dalle imprese di guerra e pronti a ben altre imprese, circondati da concubine indigene. La leggenda sulle virtù afrodisiache della bevanda ha così trovato terreno fertile fin dall’inizio.

Gli europei il cioccolato lo pensano per loro

Gli indigeni che si approcciavano al cristianesimo per la prima volta non facevano troppe distinzioni fra i santi cattolici e gli antichi idoli. Gli altari pullulavano comunque di offerte di cibo, incenso, fiori e fave di cacao. Nelle chiese locali il cacao, un tempo cibo degli dei maya, divenne il simbolo del sincretismo religioso in atto. I frati dei monasteri e dei conventi, già esperti nella produzione di decotti, infusi ed estratti, lavorarono con raffinatezza la preziosa sostanza amerinda. I religiosi apprezzarono molto questa bevanda saporita che leniva i digiuni del calendario santo. Non tutti però videro di buon occhio questa novità, considerandola un escamotage per aggirare la ferocia del digiuno, il cui fine era la mortificazione della carne e l’ascesi spirituale.

Pare che già Carlo V avesse suggerito di addolcire la bevanda. Fu lo zucchero, in effetti, il vero propulsore della fama del cioccolato. In brevissimo tempo, da nettare sacro da offrire agli dei divenne un privilegio nobiliare, uno status symbol vero e proprio. Nel 1615 il cioccolato arriva in Francia, alla corte reale. Anna d’Austria, figlia del re di Spagna Filippo III, pesta i piedi perché la sua torta nuziale di cioccolato e gli artigiani che l’hanno creata siano presenti al suo matrimonio con Luigi XIII. La bevanda al cioccolato era prodotta per servire la famiglia reale, gli aristocratici, i medici e i leader religiosi. La posizione di chocolatier du roi divenne molto popolare e le chocolatières, tazze alte con un foro utilizzato per inserire un frullino e montare il cioccolato, divennero essenziali per le classi aristocratiche. Il cioccolato era l’emblema della regalità francese. Nel frattempo, in un paesino siciliano sotto il dominio spagnolo, veniva ingegnosamente recuperata una ricetta originale azteca, per creare la prima tavoletta di cioccolato solido in Europa…

Lorenzo La Rovere