Oggi esce nelle sale italiane il film C’mon C’mon, ultimo gioiello cinematografico scritto e diretto da Mike Mills (Thumbsucker – Il succhiapollice, Le donne della mia vita), presentato alla 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Nella pellicola, Joaquin Phoenix è Johnny, giornalista radiofonico impegnato in un progetto per cui intervista bambini e giovani ragazzi riguardo il futuro e la realtà che li circonda. Il suo personaggio si trova a doversi prendere cura del nipote Jesse (Woody Norman); sua sorella Viv (Gaby Hoffman) è infatti costretta a partire per occuparsi del marito, infermo mentalmente.
C’mon C’mon, parola d’ordine complicità
Nel corso del film assistiamo all’evoluzione, momento per momento, della relazione tra Johnny e Jesse. Un rapporto insolito in cui il personaggio interpretato da Phoenix, un uomo di mezza età introverso e poco incline al dialogo, si ritrova a confrontarsi con la purezza e la potenza delle emozioni del piccolo Jesse. Due anime opposte che si incontrano e che riescono a costruire un legame meravigliosamente intimo in cui la parola d’ordine è complicità.
La storia parte da Los Angeles, città in cui vivono Jesse e la madre, e dove i protagonisti iniziano a conoscersi. La svolta arriva quando Johnny porta il piccolo a stare da lui a New York: lì, imparerà a conoscere il mondo e ad immergersi nella realtà che lo circonda, grazie al microfono e alle grandi cuffie con cui lo zio registra le interviste. Questi diventeranno l’emblema e simbolo dell’unione e della comunicazione tra i due protagonisti. Mills ci permette di partecipare alle scoperte di Jesse facendoci entrare nelle sue orecchie, e rendendoci possibile sentire tutti i suoni e i rumori che il bambino riesce a campionare.
La rilettura del ruolo del genitore
Non meno importanti all’interno del film, sono le sequenze di auto-intervista di Johnny. Il giornalista si apre a pensieri e riflessioni sul rapporto con il nipote: lo osserva, cerca di imparare a comprendere l’impulsività esplosiva dei suoi stati d’animo così contrastanti. Con la paura costante di sbagliare. Mills, infatti, in questo film si pone l’obiettivo di umanizzare la figura del genitore. Alla festa del cinema di Roma si racconta:
‘’Da padre, ho scoperto che ci si sente costantemente un principiante che cerca di stare al passo mentre le cose cambiano, e nel film volevo ricreare questa confusione, la sensazione di non essere sempre pronti a ciò che succede.’’
La magia evocativa del bianco e nero
L’uso del bianco e nero è uno dei tratti distintivi e assolutamente determinanti di tutto il film. Accompagna lo spettatore durante l’intera storia, e regala un’atmosfera unica di tenerezza, intimità e malinconia allo stesso tempo. Rappresenta contemporaneamente la memoria presente e adulta di Johnny e il ricordo potenzialmente sbiadito del piccolo Jesse, che ha solo nove anni. È la testimonianza nitida e allo stesso tempo possibilmente lontana del legame tra i due protagonisti; una relazione di dialoghi irriverenti e determinanti in cui si cerca di dare risposte alle domande più disparate.
Un film in cui temi difficili come la morte, la salute mentale, l’amore vengono raccontati attraverso la purezza e la delicatezza dell’infanzia che si confronta in maniera autentica con il mondo dei grandi. Questo è reso possibile anche e soprattutto grazie alla chimica irripetibile che Joaquin Phoenix e il piccolo Woody Norman riescono a creare in questa pellicola. Mettendosi a completo servizio del copione, i due attori riescono a far immergere lo spettatore in una dimensione assolutamente realistica e mai illusoria.
C’mon C’mon : sappiamo ancora emozionarci
‘’C’mon c’mon’’ è in definitiva un balsamo per l’anima che ci travolge in silenzio, a piccoli passi, senza mai fare rumore. È un film che ci ricorda che sappiamo ancora emozionarci e aprire il nostro cuore.
Caterina Frizzi
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