Quella formata da Aurelio “Cochi” Ponzoni e Renato Pozzetto è una coppia comica fra le più popolari della televisione del nostro paese. Insieme hanno creato, a partire dagli anni ’60, sketch e canzoni impressi ormai nella memoria collettiva degli italiani.

Cochi e Renato - Ph: Getty Images
Cochi e Renato – Ph: Getty Images

“Ho conosciuto Cochi quando eravamo piccoli. Nel paese non c’era niente per divertirsi, solo fabbriche, dovevamo inventarci battute, canzoni. Così è nato il duo. Cochi è l’amico della vita” Renato Pozzetto

Dall’Osteria dell’Oca alla televisione

Cochi e Renato si conoscono praticamente da una vita: da quando, bambini, erano rifugiati a Gemonio, perché Milano era sotto i bombardamenti. In seguito, ai tempi della scuola, iniziarono a frequentare l’Osteria dell’Oca a Milano, covo d’artisti, proponendo un loro piccolo repertorio di cabaret. A Jannacci si ispirarono per il loro stile un po’ surreale, soprattutto dai primi anni ’60 con il passaggio al Cab 64.

Quando Jannacci e i suoi amici arrivarono al Derby di Milano, formarono il Gruppo Motore che divenne ottimo trampolino di lancio per il duo comico, il quale ebbe un notevole successo anche scrivendo canzoni, spesso a firma Ponzoni – Pozzetto – Jannacci.

Cochi e Renato – Canzone Intelligente

La svolta arrivò nel ’68 con la partecipazione a Quelli della Domenica, sulla Rai. Se le maestranze Rai e il pubblico in studio riservarono una tiepida accoglienza all’originale comicità di Cochi e Renato, essa riscosse invece grande successo fra i giovani, spingendo la rete nazionale a produrre È domenica, ma senza impegno, un programma incentrato sugli artisti del derby (fra gli altri, anche Villaggio, Jannacci e Toffolo).

I due amici ottennero poi il vero successo con Il buono e il cattivo e Il poeta e il contadino: programmi tv del ’72 e del ’73 che gli diedero modo di essere assolutamente liberi nella scrittura dei loro sketch.

Cochi e Renato - Ph: web
Cochi e Renato – Ph: web

Le strade si dividono al cinema

A partire dal ’74, con Per amare Ofelia, Pozzetto diede inizio a una brillante carriera cinematografica. Per molto tempo fu uno dei principali attori comici italiani. Nel ’75 i due parteciparono a Canzonissima, con un giovane Massimo Boldi a fargli da spalla. E la vita, la vita fu la fortunatissima sigla che cantarono per il programma.

Fino al ’78 recitarono in alcuni film insieme (Sturmtruppen, Tre tigri contro tre tigri, Io tigro, tu tigri, egli tigra) per i quali scrissero anche delle canzoni. In seguito, la carriera cinematografica di Pozzetto decollò con pellicole insieme a Celentano, Montesano, Villaggio, Abatantuono, Verdone e altri attori sulla cresta dell’onda in quegli anni. Cochi e Renato decisero di intraprendere strade diverse: il primo prevalentemente calcando le tavole del teatro, il secondo sui set cinematografici.

Cochi e Renato - Ph: web
Cochi e Renato – Ph: web

Le strade si ritrovano in Tv

Dalla seconda metà degli anni ’90 iniziò a circolare la voce di un possibile ritorno della coppia comica, ritorno che in effetti si concretizzò con la serie Nebbia in Valpadana andata in onda nel 2000.

I due intrapresero anche una nuova tournè teatrale con Nonostantelastagione e, con l’album Le canzoni intelligenti e la partecipazione e Zelig Circus, portarono la loro comicità anche alle generazioni più giovani. Nel 2007 condussero il primo programma tutto loro dal ’73: Stiamo lavorando per noi.

Cochi e Renato – E la vita, la vita

La comicità surreale di Cochi e Renato

Il duo si è da subito contraddistinto con una comicità nuova, originale, poetica e surreale allo stesso tempo. Con una mimica fatta di impaccio e insofferenza, e il rifugiarsi nell’irrazionale comico per far fronte all’assurdo del reale. Canzoni illogiche e non sense solo apparentemente. Dopotutto, sono entrambi nati durante una guerra mondiale, l’assurdo elevato a potenza, e cresciuti quando bisognava ricostruire tutto partendo dalle macerie di quell’assurdo.

Nonostante i successi teatrali, televisivi e cinematografici, i due amici (classe ’39 e ’40) sono rimasti ancorati alla realtà, oltre che l’uno all’altro, riuscendo così a non proiettare mai l’immagine dei divi, con la costante consapevolezza dell’imprevedibilità della vita.

“E la vita la vita e la vita l’è strana, l’è strana! Basta una persona, persona che si monta la testa, è finita la festa!”

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