Uscito da pochi giorni, l’ottavo album in studio dei Coldplay ha già iniziato a far parlare di sé. Si intitola “Everyday Life” ed è un lavoro sorprendente, multi sfaccettato. E doppio.

Quanto sarebbe stato semplice per la band più famosa al mondo restare sempre uguale a sé stessa? Una volta trovata la formula magica (sintetizzata con enorme successo nei dischi “Mylo Xyloto” e “A Head Full of Dreams“: visioni Pop massimaliste, strabordanti, sempre sorridenti, felici, rassicuranti malgrado i tempi, animate da colori zampillanti, lustrini, paillettes e ospitate fashion tipo Rihanna e Beyoncé) sarebbe bastato ripetersi all’infinito, perché squadra che vince non si cambia mai.

E invece no. I Coldplay hanno rischiato, uscendo dal seminato. E hanno vinto la scommessa. “Everyday Life” è avventuroso, esplorativo, a modo suo ‘sperimentale’.

Un particolare dall'artwork di copertina per il nuovo album (PHOTO CREDIT: ufficio stampa Warner Music Italy).
Un particolare dall’artwork di copertina per il nuovo album (PHOTO CREDIT: ufficio stampa Warner Music Italy)

Già dalla copertina dell’album si percepisce l’idea del grande viaggio: nello spazio e nel tempo, tra Oriente e Occidente, Europa a braccetto con l’Africa e il Medio Oriente, il Sud degli Stati Uniti ma anche il deserto africano. I quattro ex-ragazzi come un’orchestra post-moderna che da uno scatto d’epoca stile anni Venti del Novecento salta fuori un secolo dopo e con una bacchetta da rabdomante trova sorgenti multi-culturali miracolose.

Doppio album, si diceva. La prima parte è “Sunrise” (Alba), la seconda “Sunset” (Tramonto). Capitoli ideali di un’epopea di nome “Everyday Life“, ovvero ‘Vita Quotidiana’.
Un giorno qualsiasi che, almeno da queste parti, si veste di sonorità tutt’altro che ordinarie.

Senza paragonarli – sarebbe sciocco e impossibile – diciamo che i quattro hanno voluto percorrere una strada già solcata negli anni Ottanta da artisti come Peter Gabriel e Paul Simon, cimentandosi in un’ibridazione/camuffamento del proprio sound ‘classico’ con tradizioni musicali e timbriche lontane anni luce dal proprio abituale recinto.

Uno scatto dei Coldplay in concerto in Giordania, giorni fa (PHOTO CREDIT: Ufficio Stampa Warner Music Italy).
Uno scatto dei Coldplay in concerto in Giordania, giorni fa (PHOTO CREDIT: Ufficio Stampa Warner Music Italy)

52 minuti e 16 canzoni, 8 per ciascun disco. Cinque singoli già fuori. Lunga durata – ma fino a un certo punto se pensiamo a certi album singoli che oggi durano ben di più – e un senso di magica coesione malgrado l’eterogeneità del materiale presente.

I doppi album sono da sempre oggetti misteriosi, vasi di Pandora da maneggiare con cura. Pochissimi artisti possono ancora permetterseli. I Coldplay hanno utilizzato spezie, olii e polveri magiche mai sperimentate prima d’ora: ci sono pezzi maestosi e magniloquenti, altri invece leggeri e fragili come petali che volano via in un soffio.

Niente inni da stadio o fuochi d’artificio glam: il tono generale è meditabondo, misterioso e in chiaroscuro, spesso più in ombra che in piena luce. I temi affrontati a livello testuale: amore, guerra, razzismo, fede, controllo delle armi, amicizia, cambiamenti climatici, brutalità della polizia. Sopra ogni altra cosa, un senso di Fede inter-religiosa che illumina la strada. Poeti pakistani e iraniani, cori di chiesa nigeriani e ‘amen’ e ‘alleluia’ in ogni dove.

Il concerto-evento della band inglese ad Amman, in Giordania (PHOTO CREDIT: Ufficio stampa Warner Music Italy).
Il concerto-evento della band inglese ad Amman, in Giordania (PHOTO CREDIT: Ufficio stampa Warner Music Italy)

Nella ‘Vita Quotidiana’ dei Coldplay ogni giorno è un’opportunità meravigliosa e, allo stesso tempo, lo specchio di crudeltà atroci, soprusi ignobili ai quattro angoli del globo.
Come sopravvivere in un mondo che tendiamo a voler distruggere, come reagiamo quando l’amore fa soffrire, cosa vediamo quando le luci sono spente? Questi i dilemmi.

La risposta è sfaccettata come ogni canzone qui dentro: tante voci, suoni e idee, addirittura campioni, interpolazioni ed estratti di film. Come si diceva, il classico ‘Coldplay sound’ è chiaramente rintracciabile in appena tre, forse quattro brani.

Quest’opera reclama tutto il tempo necessario per essere fruita come tale. Se ci entrerete dentro, troverete orchestrazioni alla Ennio Morricone, cori liturgici, brani country-blues acustici arrabbiati e Gospel sorridenti, ballate pianistiche tenui, pezzi scheletrici/appena abbozzati ma anche ribollenti jam-session con musicisti appartenenti a culture lontanissime da quella anglo-americana. Uno smisurato abbraccio ecumenico in cerca di Speranza.

Tra tutti, citiamo “Arabesque“, brano straordinario e forse l’episodio più atipico dell’intero canzoniere Coldplay. Arrangiamenti di ottoni nigeriani che esplodono su una traccia di quasi prog-rock psichedelico. Tre generazioni della leggendaria famiglia Kuti come così il gruppo di oudisti palestinesi ‘Le Trio Joubran’ e la cantante superstar belga Stromae.

Il cantante Chris Martin sullo sfondo della città di Amman (PHOTO CREDIT: Warner Music Italy).
Il cantante Chris Martin sullo sfondo della città di Amman (PHOTO CREDIT: Warner Music Italy)

I Coldplay hanno eseguito lo scorso venerdì, giorno di uscita del nuovo album, due concerti in Giordania, trasmessi in diretta da YouTube. Prima volta nel Paese. I due live, straordinari da un punto di vista sonoro e visivo, hanno avuto luogo in cima all’antica Cittadella di Amman: uno all’alba, l’altro al tramonto, ovvero le due parti di cui è formato il nuovo doppio album: “Sunrise” e “Sunset”. Esecuzione integrale dell’opera, ospiti compresi.

Infine ieri sera, un ultimo speciale concerto al Museo Di Storia Naturale di Londra. Tutto il ricavato devoluto a ‘ClientEarth‘, organizzazione benefica per l’ambiente. Ma la band ha già annunciato che non andrà in tour per promuovere l’album. Almeno fino a quando non si saranno affrontate le preoccupazioni relative all’impatto ambientale di viaggi e spettacoli.

La prima parte del mini-show ad Amman, in Giordania
La seconda porzione di show giordano, emozionante quanto la prima

Amato sinora più dal pubblico che dalla critica o dai rockers puristi (per loro la band resterà sempre una combriccola di gigioni ruffiani da spot Coca Cola o United Colors of Benetton), “Everyday Life” segna un passaggio epocale. Certo, salirà al numero 1 ovunque, magari restandoci per meno tempo rispetto ai lavori precedenti, ma poco importa. Il dato rassicurante per la band inglese resta altrove.

Puoi anche vendere oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo, ricevere i premi più lusinghieri dell’industria discografica, battere ogni record di masse oceaniche ai concerti.
Ma se perdi la visione, ritrovandoti ebbro e sazio di stimoli, per te è finita. Muore poco a poco l’inquietudine creativa, ti guardi allo specchio e sai di essere “una vecchia gloria”.
Bene: i Coldplay rischiavano tutto questo. Ma non solo hanno scampato il pericolo, ma ci hanno dato un disco da cui ricominciare. Anzi due. Punto e a capo. Un nuovo inizio.

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