Nella giornata di ieri Zohran Mamdani, neoeletto sindaco di New York, è stato ricevuto alla Casa Bianca da Donald Trump. Un incontro potenzialmente esplosivo, considerando le posizioni politiche antitetiche e le schermaglie durante la campagna elettorale. Il Democratico aveva definito il presidente come un «despota»; dal canto suo, il Repubblicano lo aveva tacciato di essere un «comunista», accusandolo di essere un sovversivo e un antisemita.

Con questi presupposti, ci si aspettavano ulteriori scintille tra i due, ma non è andata così. Trump è apparso piuttosto cordiale nei confronti di Mamdani, e si è sbilanciato nel dirsi convinto che sarà un ottimo primo cittadino per la Grande Mela. Un cambio di rotta sorprendente, tenendo conto delle sue minacce, risalenti a poche settimane fa, di inviare nella megalopoli la Guardia Nazionale e di tagliare i fondi governativi in caso di elezioni del candidato socialista.

Mamdani-Trump, l’incontro pacifico (contro ogni precisione)

A volere il faccia a faccia è stato il neosindaco, per parlare di New York e dei suoi problemi. Il politico, trentaquattro anni, entrerà in carica dal primo gennaio. Tra gli altri candidati, da lui sconfitti, spicca Andrew Cuomo, che Trump aveva appoggiato.

In conferenza stampa, Mamdani ha detto che, durante il colloquio, durato poco più di mezz’ora, lui e Trump si sono concentrati sugli «obiettivi comuni», piuttosto che sui motivi di divisione. Lo stesso presidente ha aggiunto di essersi trovato d’accordo con lui su molti più argomenti di quanto avesse preventivato. Addirittura, ha affermato che si sentirebbe a proprio agio a vivere nella metropoli amministrata dal Democratico, e che i conservatori saranno piacevolmente sorpresi dal suo operato. «Lui è diverso», ha dichiarato, «ha la possibilità di fare davvero qualcosa di importante per New York».

Federica Checchia