La scomparsa di Papa Francesco, deceduto ieri a ottantotto anni, ha segnato l’inizio di un rituale millenario, composto da numerosi passaggi, dalla distruzione dell’Anello del Pescatore, all’apposizione dei sigilli agli appartamenti del Pontefice, fino ai solenni funerali, che verranno celebrati sabato 26 aprile alle ore dieci in Piazza San Pietro. A circa quindici giorni dalla morte del Santo Padre, infine, avrà inizio il Conclave, l’antico cerimoniale che porterà all’elezione del suo successore.

Il termine deriva dal latino cum clave, cioè “chiuso con la chiave” o “sottochiave”, che sta ad indicare sia la sala che la riunione vera e propria, che avviene a porte chiuse nella Cappella Sistina. Attraverso la lettera apostolica Normas Nonnullas, Benedetto XVI, ha stabilito che, nel caso in cui tutti i cardinali siano presenti, la riunione potrà cominciare prima. In passato, invece era necessario attendere almeno quindici giorni.

Il rito del Conclave: partecipanti e fase preparatoria

Conclave
I cardinali si riuniranno in conclave per eleggere il successore di Papa Francesco

Nella moderna prassi, il nuovo pontefice viene scelto sempre tra i cardinali. Non esiste, tuttavia, alcun impedimento all’elezione di un sacerdote o di un laico, purché uomo, battezzato e celibe, condizioni che valgono anche per la nomina a vescovo. Non tutto il collegio può prendere parte alle votazioni. In base a una decisione presa nel 1970 da Paolo VI, sono elettori solo i cardinali che hanno meno di ottant’anni. Se, però, un prelato li compirà durante la sede vacante o il conclave, non verrà escluso dalla cerimonia.

Nel giorno prestabilito, il rito inizia al mattino con una messa concelebrata dagli elettori nella Basilica di San Pietro. Nel pomeriggio, gli stessi si riuniscono nel Palazzo Apostolico, nella Cappella Paolina, per muoversi in processione verso la Cappella Sistina, intonando le Litanie dei Santi. La Cappella, chiusa al pubblico diversi giorni prima, viene bonificata in precedenza, per eliminare ogni possivole mezzo di comunicazione con l’esterno. Al suo interno vengono montati i banchi per i cardinali e la stufa in cui verranno bruciati i fogli dopo ogni giro di votazioni.

A presiedere il conclave è il decano del collegio cardinalizio, di età inferiore agli ottant’anni. In questo caso, dovrebbe essere il membro più anziano, il settantenne Segretario di Stato Pietro Parolin. Dopo il lungo giuramento da lui pronunciato, in cui i presenti promettono di rispettare i vincoli della Costituzione apostolica, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie (ad oggi l’arcivescovo Diego Ravelli) pronuncia la frase «extra omnes», “fuori tutti”. È il segnale per far capire a tutti i non votanti che è il momento di uscire dalla Cappella Sistina.

Le votazioni

Dal 1996, anno di emanazione della Costituzione redatta da Giovanni Paolo II, l’elezione papale può avvenire solo tramite scrutinio segreto (occorrono due terzi dei voti). In passato, seppur raramente, era possibile nominare un pontefice anche per acclamazione e per compromissum, cioè grazie all’accordo di un ristretto gruppo di delegati, in caso di stallo. Sono previste quattro votazioni giornaliere, due al mattine e due al pomeriggio, ma il primo giorno si vota solo una volta, dopo le cerimonie iniziali. Prima di ogni turno si incaricano tre scrutatori, tre revisori e tre incaricati per raccogliere le preferenze degli eventuali cardinali infermi, che rimangono presso la residenza Santa Marta.

Sulla scheda ciascun votante scrive il nome della persona da lui scelta nello spazio sottostante alla scritta Eligo in Summum Pontificem. Gli scrutatori verificano che il numero delle schede coincida con quello degli elettori e, in caso contrario, il materiale viene bruciato senza spoglio. Due scrutatori leggono ogni nominativo, e il terzo lo ripete a voce alta, forando poi la scheda per farci passare un filo attraverso, in modo da formare un’unica catena. Se non si ottiene il quorum, si procede a una seconda votazione, senza però ripetere il giuramento. A rivelare al mondo l’esito delle votazioni, è il colore del fumo che esce dal comignolo situato sul tetto. Se il papa è stato eletto, la fumata sara bianca; in caso contrario, sarà nera.

La fine del Conclave e l’elezione del Papa

Se non si arriva a un accordo entro il trentaquattresimo scrutinio, quindi dopo il nono giorno, si passa al ballottaggio tra i due cardinali che hanno ricevuto più consensi nella votazione precedente. Quando un papabile raggiunge i due terzi, il decano chiede al neoeletto se intende accettare o rifiutare il soglio pontificio e quale nome adotterà. Solo allora le schede finiscono nella stufa per produrre una fumata bianca. Il nuovo Santo Padre indossa i paramenti bianchi nella sacrestia della Sistina. Al termine di una breve cerimonia, i cardinali intonano il Te Deum. Infine, tutti escono dalla Cappella.

Il nuovo papa appare per la prima volta in pubblico affacciandosi alla finestra principale della loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro. A precederlo è il cardinale protodiacono che annuncia ai fedeli in festa Annuntio vobis gaudium magnum: habemus papam!. Da quel momento, il nuovo pontificato ha ufficialmente inizio. L’ultimo conclave, risalente al 12 marzo 2013, si è svolto in circostanze uniche. Per la prima volta, infatti, il nuovo pontefice, Jorge Mario Bergoglio, è stato eletto quando il suo predecessore, Joseph Aloisius Ratzinger, era ancora vivente, ma dimissionario e considerato “emerito”.

Federica Checchia

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