La Corte d’Appello di Parigi ha condannato Dahbia Benkired, ventisette anni, alla tipologia di ergastolo più dura prevista dal codice penale francese, la réclusion à perpétuité incompressible. Tre anni fa la donna, di origine algerina, ha violentato, torturato e ucciso la dodicenne Lola Daviet.
Il 14 ottobre 2022 la bambina era uscita da scuola, diretta a casa, in un palazzo nel diciannovesimo arrondissement di Parigi, dove i suoi genitori lavoravano come custodi. Si era però imbattuta in Benkired, che l’aveva tirata a forza nell’ascensore e poi condottq al sesto piano, nell’appartamento della sorella sorella. Lì aveva abusato di lei, l’aveva torturata e infine uccisa, prima di nascondere il suo corpo in un baule. Incastrata dalle telecamere di sorveglianza, era poi stata arrestata giorni dopo.
Il processo a Dahbia Benkired
Il processo contro di lei, durato una settimana, si è concentrato sullo stabilire se l’imputata abbia commesso l’omicidio nel pieno delle sue capacità mentali, o meno. La donna ha dichiarato di essere a sua volta vittima di violenza domestica e stupri; sua sorella, però, sostiene che Benkired soffrirebbe di depressione dalla morte dei loro genitori, nel 2019 e nel 2020. I periti, tuttavia, hanno riscontrato tratti di narcisismo e psicopatia, ma nessuna particolare patologia mentale.
Benkired è la prima donna a ricevere la réclusion à perpétuité incompressible, una tipologia di ergastolo che prevede la possibilità di libertà condizionale dopo trent’anni anni, otto in più della forma semplice. Finora, sono pochissimi ad averla ricevuta: tra queste persone c’è Salah Abdeslam, uno degli organizzatori degli attacchi terroristici a Parigi del 13 novembre 2015.
Federica Checchia
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