Cinema

Conferenza stampa di “Valley of the Gods”, al cinema dal 3 giugno

Adv

Finalmente vedrà la luce su grande schermo Valley of the Gods, il nuovo film del regista polacco Lech Majewski con protagonisti John Malkovich e Josh Hartnett che esalta la bellezza.

Di rara e minuziosa fattura estetica, il film infatti restituisce allo spettatore il senso della meraviglia grazie alle inquadrature spettacolari che passano dal Grand Canyon alla Fontana di Trevi. E, come ben sanno gli amanti del cinema, l’unico mezzo efficace per far sognare a occhi aperti è il grande schermo della sala: in questo senso Valley of the Gods si pone come punto di rinascita del cinema dopo la pandemia in quanto non uscirà su alcuna piattaforma streaming.

Un diapason esteriore tra ricchi e poveri che sul piano spirituale mostra la vera ricchezza

Cinema inteso come opera d’arte e non oggetto commerciale, concetto che la pellicola ci tiene a restituire mettendo in evidenza anche il primitivismo dei Navajo, popolazione nativa che ha un ruolo preponderante in questo film.

Volere del regista era proprio quello di restituire dignità a una popolazione ai margini, scopo che è stato recepito in toto da tutto il cast.
Ma non solo: Valley of the Gods tributa anche la tradizione cinematografica classica, guardando a Hitchcock, Fellini, Welles e Kubrick, a cui Majewski è molto vicino, come tiene a sottolineare anche l’attore Keir Dullea (l’astronauta David Bowman in 2001: Odissea nello spazio).

“Ho visto una tempesta grazie ad Antonioni e Giorgione”

La passione per il cinema di Lech Majewski nasce grazie all’Italia, a cui è legato fin da giovanissimo: è cresciuto a pane e film italiani (che però non riusciva a capire) e tra le stanze della Galleria dell’Accademia. A colpirlo furono soprattutto Antonioni e Giorgione, il loro esistenzialismo e le loro immagini che cercano di tornare in continuazione nei film del regista polacco.

Una dichiarazione d’amore al nostro Paese che ora più che mai ha bisogno di rinascere: il regista ha un forte debole anche per Dino Buzzati, suggerendo (non sbottonandosi troppo) che non gli dispiacerebbe realizzare un film sui suoi racconti; Keir Dullea invece ricorda con piacere quando lavorò sui set italiani, di cui lo colpirono l’umanità e l’uguaglianza che vi si respirava.
Un’esperienza che avrà avuto modo di rivivere sul set di questo film, grazie al bel rapporto creatosi tra gli stessi attori e Majewski, il quale tramite pellicole di così raro ed elevato valore umano e artistico riesce a rinascere giorno dopo giorno.

Segui Metropolitan Magazine ovunque! Ci trovi su FacebookInstagram e Twitter!

Immagine di copertina: taxidrivers.it

CHIARA COZZI

Adv
Adv

Chiara

Da sempre propensa a dare un'opinione su ogni cosa, l'unica strada percorribile era quella della critica cinematografica. Nel frattempo ho conseguito due lauree in cinema e ho aperto la pagina Instagram @cinematic_witch, dove faccio della divulgazione cinematografica la mia missione.
Adv
Back to top button